Morto Robin Williams: sospetto suicidio

Hollywood sotto shock: l'attore de L'attimo fuggente e di Mrs. Doubtfire trovato in fin di vita nel suo appartamento in California. Sospetto suicidio

Robin Williams è stato trovato morto nella sua abitazione in California. Si sospetta suicidio, asfissia autoinflitta per l’attore americano de ‘L’attimo fuggente’ e di ‘Mrs. Doubtfire’.

Aveva saputo incantare grandi e piccini, interpretando miti come Peter Pan, Braccio di Ferro o Patch Adams. Alla fine, però, i demoni interiori hanno avuto la meglio su Robin McLaurin Williams. L’attore, 63 anni compiuti a luglio, è stato trovato senza vita nella sua casa di Tiburon, in California. La causa di morte sarebbe asfissia autoinflitta, dunque suicidio, ma spetterà ora all’autopsia fornire risposte più certe. Difficile forse prevedere un simile epilogo per chi aveva imparato a conoscerlo negli allegri panni del prof.

Brainard in Flubber, dello stralunato viaggiatore di Jumanji o del padre-tata in Mrs. Doubtfire. Ma chi era riuscito a conoscerlo un po’ meglio parlava di problemi che da molti anni lo affliggevano. Williams combatteva infatti regolarmente contro depressione e un ricorrente alcolismo, contro il quale era già stato in terapia nel 2006 e aveva iniziato proprio in questi mesi un nuovo ciclo riabilitativo. Depressione e alcol, una coppia mortale pesante residuo di una vita giovanile più sregolata, che l’aveva portato negli anni ’80 ad assumere ripetutamente droghe, assieme all’amico e altrettanto compianto John Belushi.

Sul grande schermo, però, ogni pensiero sembrava scomparire quando con estrema disinvoltura lo si vedeva muoversi, ridere e far ridere nei panni di personaggi entrati ormai nel mito. Difficile dimenticare quel misto di malinconia e determinazione mostrato nel suo Peter Pan in Hook-Capitan Uncino, un misto che saprà trasportare anche nel contesto ancora comico ma differente di Flubber-Un professore tra le nuvole. Nel momento in cui il pubblico comincia ad associarlo a ruoli comici, però, ecco che non finisce di stupire, regalandoci grandi performance in interpretazioni come quella del professore-poeta John Keating in L’attimo fuggente, dello psicologo Sean McGuire in Will Hunting-Genio Ribelle, spingendosi addirittura ad interpretare un assassino in Insomnia di Christopher Nolan e un robot “umanizzato” in L’Uomo Bicentenario.

È con quest’ultimo, anche, che comincia a infondere nel suo pubblico la certezza assoluta di sapersi destreggiare in praticamente qualsiasi tipo di ruolo. Medico-clown, assassino, robot, padre-colf, scienziato distratto, insegnante, psicologo. Robin Williams ha saputo essere questo e tanto altro, con personaggi rimasti ormai scolpiti nella memoria di ogni appassionato, compreso l’ultimo tra quelli di maggior successo, la statua animata di Theodore Roosevelt nella trilogia comica di Una Notte al Museo, di Shawn Levy. “Avrai dei momenti difficili, ma ti faranno apprezzare le cose belle alle quali non prestavi attenzione”, faceva dire al suo dottor Sean McGuire.

Alle ultime difficoltà, però, anche un maestro di 63 anni come Robin Williams, ha dovuto arrendersi.