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13 Dec

Arrow: recensione dell’episodio 2×21 City of Blood [spoiler]

Teresa Soldani
2 maggio 2014
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[Spoiler per l’episodio 2×21 City of Blood]

Il primo dei tre episodi di Arrow che ci conduce al rush finale della seconda serie dello show ha uno ritmo un po’ particolare, al quale ci si deve abituare.
Tutto comincia con il funerale di Moira Queen, morta nella puntata precedente sacrificando la propria vita per quella dei figli, con – come grande assente – proprio il primogenito Oliver. Alle esequie sono presenti tutti, compreso Walter Steele (Colin Salmon), accorso per dare l’estremo saluto alla ex moglie ed il proprio supporto ai ragazzi che ha sempre considerato come figli.
Sebbene Thea abbia quindi il suo appoggio, la sensazione è che sia troppo giovane e troppo sola per sostenere il peso della situazione: la morte della madre, la scomparsa di Roy dalla propria vita, la verità sulla sua nascita, le menzogne dette dalle persone che più amava e, come se non bastasse, un’ingiunzione consegnatale proprio dalle mani della rediviva Isabel Rochev – salvata dalla pallottola di Diggle grazie al mirakuru – che le impone di lasciare entro due giorni i locali del Verdant, di proprietà della Queen Consolidated.

Il dolore di Oliver
A preoccuparsi dell’assenza di Oliver e di Sara, anch’essa scomparsa dai radar del team Arrow, sono – naturalmente – Diggle e Felicity che battono letteralmente a tappeto la città nella speranza di trovare l’una per poter casomai rintracciare l’altro, arrivando persino a pensare che entrambi possano essere morti. Comprendendo di non avere sufficienti mezzi per proseguire con successo nella ricerca, Diggle porta Felicity alla base della A.R.G.U.S per farsi aiutare nell’impresa. Inizialmente Amanda non sembra particolarmente incline ad aiutare i due, ma quando Diggle le rivela che Slade è pronto a scatenare un esercito di uomini inoculati con il mirakuru contro la città, cede, e grazie alle innovative tecnologie a sua disposizione (di cui Felicity si mostra particolarmente gelosa) rintraccia Oliver.

Felicity e Diggle si precipitano quindi da lui e Oliver, dopo aver chiesto loro come siano riusciti a trovarlo, gli rivela che il magazzino dove si è rifugiato invece di andare al funerale della madre, è un luogo che aveva adibito a secondo covo di emergenza, nel caso in cui il primo sotto al Verdant venisse compromesso, spianando sicuramente la strada a quello che sarà il nuovo set in cui vedremo il Team Arrow agire nella prossima stagione.
Nella scena che segue tra Oliver, Diggle e Felicity, va sicuramente sottolineato come Stephen Amell sia riuscito a rendere giustizia ai sentimenti del personaggio che interpreta e come la tensione emotiva e sessuale che Amell e Emily Bett Rickards riescono a far percepire allo spettatore sia quasi capace di far crepitare l’aria tra te e lo schermo della televisione.
L’Oliver che i suoi amici si trovano di fronte è infatti lontano dall’essere l’eroe che conoscono: è spento, distrutto dal dolore e dal senso di colpa che porta sulle spalle e dal peso di troppe battaglie e troppi sacrifici compiuti in nome di qualcosa a cui sembra non credere nemmeno più. Dal momento in cui il Bandits è affondato, tanti anni prima, Oliver non ha mai avuto un minimo di tregua o un momento di pace, ma ha dovuto lottare ininterrottamente, nell’isola e a Starling City, una volta tornato alla sua città natale, contro i fantasmi ed i nemici che si è trascinato dietro.
Osservando il suo sguardo spento e stanco, non è possibile non simpatizzare con lui e non rendersi conto quanto difficile debba essere stato e sia per lui dover sopportare il peso della morte della madre e la paura di vedere qualcun altro morire a causa sua. Oliver infatti rivela a Diggle e Felicity le ultime parole pronunciate da Slade prima di aver lasciato lui e Thea accanto al corpo di Moira: Slade vuole uccidere ancora un’altra persona e lui non può rimanere inerme, in attesa che anche quest’ultima minaccia si compia. Per questa ragione comunica ai due la sua intenzione di consegnarsi a Slade, ponendo così fine alla sua vita e alla furia vendicativa dell’uomo che una volta chiamava amico.
E’ inutile dire che Diggle e Felicity fanno di tutto per dissuaderlo, come lo è aggiungere che il discorso accorato che Felicity gli fa nel tentativo di impedirgli di fare un simile sacrificio tocca più di qualche corda in Oliver. La ragazza – in una scena in cui lo spazio personale tra i due sembra aver acquistato un nuovo significato – gli dice infatti di non volere né potere accettare la sua decisione, che loro non sono persone che subiscono gli eventi per quelli che sono, che se fosse stato così, lei stessa sarebbe finita a fare la cameriera a Las Vegas come sua madre (fornendoci di fatto un nuovo indizio sulle sue origini), non sarebbe andata al college, non si sarebbe trasferita a lavorare alla Queen Consolidated, né avrebbe creduto alla parole di un uomo con un cappuccio che l’ha spinta ad essere più della semplice esperta di computer che era.
Oliver però è deciso a compiere il suo destino “Felicity, qualcuno un giorno mi ha detto che l’essenza dell’eroismo è  morire perché altri possano vivere” e, nonostante le insistenze dei suoi amici, lui resta convinto che tutto ciò che gli sia rimasto sia morire e se ne va, senza mancare di dare prima il suo ultimo saluto anche ad un’inconsapevole sorella. Thea infatti è decisa ormai a lasciare Starling City e quando Oliver si presenta da lei per un attimo è convinta che il fratello voglia persuaderla dal prendere una decisione tanto drastica, mentre lui vede nella sua decisione l’unica possibilità di tenerla al sicuro dalla furia di Slade. Senza ovviamente rivelarle i suoi piani suicidi, Oliver la abbraccia e la spinge ad andare, senza mancare di ricordarle quanto le voglia bene.

Laurel Lance: la chiave di volta dell’episodio?
Con la morte di Moira, Blood è ormai diventato sindaco, ma i sospetti che la donna aveva nei suoi confronti non sono sopiti e – chiedendo ed ottenendo l’aiuto e la fiducia del padre – Laurel  riesce a provare che il neo eletto sindaco sapeva, prima che la notizia diventasse di pubblico dominio, della morte di Moira, smascherando così la sua complicità con Slade. La sua successiva decisione di condividere l’informazione con Oliver/Arrow finirà per salvarlo. Quando infatti Oliver si presenta ad un appuntamento che lui stesso aveva dato a Isabel per consegnarsi a Slade, viene messo fuori combattimento da una freccia soporifera usata dal suo team che lo riporta sano e salvo nel loro covo.
Al suo risveglio lo aspetta una sorpresa: Laurel è al fianco di Diggle e Felicity e gli rivela di conoscere il suo segreto.

C’è qualcosa nel dialogo che segue tra i due che a mio avviso stona un po’ e che poco ha a che fare – lo premetto – con la sfida a distanza nata a tra Lauriver (fan della coppia Laurel/Oliver)  e Olicity (fan della coppia Felicity/Oliver) che avrebbero entrambi voluto che la loro eroina fosse la prescelta che rimettesse Oliver sul giusto binario e gli desse un nuovo scopo ed una nuova ragione per combattere.

Gli autori non sono stati generosi con il personaggio di Laurel Lance in questa seconda stagione, tutte le tragedie che ha subito, i tradimenti, la morte di Tommy, la perdita del lavoro, la ricomparsa di Sara, la relazione della sorella con Oliver, il ricorso alle pillole ed al bere, l’avevano irrimediabilmente trasformata in un personaggio abbastanza esasperante, troppo concentrata su se stessa per vedere cosa le accadesse intorno e solo negli ultimi episodi questo status quo era stato ribaltato.
La donna finalmente aveva ripreso in mano la propria vita e, una volta venuta a conoscenza dell’identità segreta di Oliver, sembrava aver deciso di sostenerlo restandogli accanto come una sorta di figura silenziosa, mostrandosi finalmente per l’amica che avrebbe dovuto essere per lui una volta che lo aveva perdonato per quelle che erano state le sue colpe del passato.
Non mi dispiace, né mi disturba quindi che gli autori le abbiano assegnato questo importante ruolo o che l’abbiano scelta per scuotere Oliver dal suo torpore e farlo reagire, la ritengo una sorta di risarcimento dovuto al personaggio.
Il mio disagio nei confronti del modo in cui è stato scritto il ruolo di Laurel in questa precisa occasione, nasce da una frase in particolare che lei gli dice nel tentativo di convincerlo a reagire: “so chi sei fin nel profondo Oliver…
Il problema è che suona come una bugia di cui gli spettatori sono, tra l’altro, perfettamente consapevoli. Il rapporto tra Oliver e Laurel, quello pre e post isola, è sempre stato basato su una lunga serie di menzogne. Il fatto che Oliver nel passato fosse un ricco, viziato ragazzino non avrebbe dovuto giustificare i continui tradimenti nei confronti della donna che asseriva di amare: nemmeno la settimana scorsa ci è stato rivelato che Oliver  ha avuto addirittura un figlio da un’altra donna mentre stava con Laurel, il tutto prima ancora di prendere la scellerata decisione di imbarcarsi sul Bandits con la sua stessa sorella, perché quindi Oliver avrebbe dovuto sentirsi sollevato dalle parole della donna, essendo perfettamente consapevole del fatto che siano basate su una lunga serie di bugie?
La nota stonata in tutta questa situazione è data in sostanza dal fatto che Laurel non conosce l’Oliver del passato meglio di quanto conosca quello attuale.
Certamente, adesso sa il suo segreto, sa chi si celi dietro la maschera di Arrow, ma non ha idea dei sacrifici che lui  abbia compiuto o a cosa abbia rinunciato per arrivare ad essere l’eroe che vuole diventare, esattamente nella stessa misura in cui nel passato non sapeva dei suoi continui tradimenti.
E, nello stesso modo in cui ho trovato un po’ forzato il ruolo di Laurel in questa circostanza, non ho amato in maniera particolare il suo intervento per salvare Arrow dalla furia dei suoi nemici, sebbene credo che questa necessità di mostrare una Laurel così combattiva sia strumentale al fatto che diventerà prima o poi la legittima Balck Canary.
Quando gli rivela la verità su Blood, Oliver si rende conto che consegnarsi a Slade non risolverebbe il problema, ma finirebbe semplicemente per lasciare la città nelle mani di un pazzo che vuole la sua distruzione e, finalmente, decide di reagire e combattere affrontando a viso aperto Blood stesso e rivelandogli addirittura di essere Arrow e di essere pronto a fermarlo.

Laurel - City of Blood

Indossati di nuovo i panni dell’eroe, grazie alle informazioni che Felicity strappa alla guardia del corpo di Blood (“Sei una puttana!” “Una puttana con il wi-fi” vince come frase più divertente dell’episodio), il team Arrow riesce ad ideare un piano per sconfiggere il sindaco, Slade, Isabel ed il loro esercito e Laurel chiede ad Oliver di potersi unire al gruppo, ma lui glielo nega, volendola vedere al sicuro.
Oliver a quel punto pronuncia una frase che in molti stavamo aspettando di sentire “è cominciato tutto con noi tre [Diggle, Felicity ed Oliver] ed è ora di tornare a come le cose erano all’inizio,” per quanto sia interessante vedere l’originario Team Arrow interagire con diversi personaggi ultimamente il covo sembrava essersi trasformato in uno scalo aeroportuale all’ora di punta del giorno più affollato dell’anno, accolgo quindi con piacere l’idea che le cose possano tornare a come erano all’origine. Peccato però che Laurel, nel salvare Arrow dall’attacco di un membro dell’esercito di Slade dopo averlo seguito e disobbedendo così alla sua richiesta di rimanere al sicuro, renda un po’ vane le sue parole.
La sensazione è che per riscattare il personaggio di Laurel le sia stato assegnato un ruolo un po’ troppo forzato e sopra le righe, considerate le recenti rivelazioni e tutto ciò che noi sappiamo della loro relazione passata e futura, come a voler dare alla coppia una sorta di alone di un epico ed indelebile legame che di epico e di sincero ha molto poco.

Il piano del Team Arrow
L’idea di Oliver è quella di far saltare in aria il luogo in cui Slade nasconde il suo esercito, seppellendolo sotto tonnellate di cemento prima che si scateni contro la città ed i suoi abitanti, ma ovviamente le cose non vanno come previsto. Sebbene Arrow riesca infatti a far esplodere la carica posizionata da Diggle che non investe comunque tutto l’esercito di Slade, le cose cominciano a mettersi male quando Oliver stesso viene assalito e salvato da Laurel, Diggle si trova di fronte una agguerritissima Isabel in maschera nei panni di – come avevamo preannunciatoThe Ravager pronta a vendicarsi per la pallottola che l’uomo le ha sparato, Felicity – che monitora l’operazione dall’interno di un furgone – riceve una telefonata dagli S.T.A.R. Labs che probabilmente avrà a che vedere con il vaccino per il mirakuru che i ragazzi stavano sintetizzando e l’esercito di Slade viene quindi liberato per le strade della città e conquistandone i suoi punti cardine e mettendo ovviamente in pericolo tutti i protagonisti della serie, da Lance, al distretto di polizia, a Thea che era sul punto di lasciare Starling City.
E così si chiude la prima parte di questo finale di stagione suddiviso in tre episodi che racconterà, momento per momento, gli eventi dell’intera notte in cui Arrow ed i suoi alleati cercheranno di sconfiggere per sempre Slade ed i suoi compagni.

 

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