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23 Nov

Arrow: recensione dell’episodio 3×01 ‘The Calm’ [spoiler]

Teresa Soldani
9 ottobre 2014
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E’ strano che un episodio dal titolo “la calma” sia invece così ricco di eventi da lasciarti letteralmente senza fiato, ma Arrow ci ha abituato alle sorprese – che siano esse positive o negative – e anche questa premiere della terza stagione non fa eccezione. Poche cose di quelle che sono accadute sullo schermo non erano previste o prevedibili, eppure ci si rende conto dell’efficacia di uno show solo quando, anche stando così le cose, gli eventi sono comunque in grado di coinvolgerti fin nel profondo.

Partiamo dalla fine, per non rischiare che un accadimento così drammatico passi inosservato: Sara, Canary, è morta, uccisa da una misteriosa figura dalla la voce contraffatta. Ma chi si nasconde dietro alla sua morte? Merlyn, nei panni dell’arciere oscuro? Ra’s al Ghul? Entrambi avrebbero motivi e mezzi per volerla morta, anche se l’arco e le frecce non sono propriamente l’arma prediletta di Ra’s al Ghul, noto per essere un un eccellente spadaccino.
Il secondo episodio di questa stagione si intitola “Sara,” nonostante quindi non sia stata una sorpresa vederla morire e in molti ci aspettassimo che il suo destino fosse ormai segnato, sicuramente gli autori hanno in serbo per lei una backstory che le renderà giustizia, perché Sara era tornata a Starling City? Quale segreto nascondeva? Chi si cela dietro alla sua morte?

In molti hanno inoltre notato che il nome di battaglia di Sara non è mai stato Black Canary, ma Canary e la differenza non è sottile e probabilmente è delineata dalle caratteristiche che separano Laurel dalla sorella minore. Che la maggiore delle sorelle Lance vestirà i panni che le competono è ormai certo, quando questo avverrà è dubbio e che prenda il nome di Black Canary in segno di lutto verso la morte dell’amata sorella ha un tocco poetico che va riconosciuto agli autori. Non sarà facile per Laurel improvvisarsi eroina come la sorella, ma la strada è quella giusta, dietro a grandi poteri non si nascondono solo grandi responsabilità, ma anche grandi sofferenze, così si forgiano gli eroi. La speranza è che gli autori rinuncino una volta per tutte a voler dare a Laurel solo il ruolo dell’interesse amoroso di Oliver e le diano un maggiore spessore come personaggio, a prescindere dal protagonista della serie, forse questo tragico evento sarà la spinta giusta per bilanciare nuovamente l’universo e regalare a Laurel l’indipendenza che merita.

In questo frangente un altro piccolo particolare, niente affatto insignificante, sono le ultime parole che Sara dice ad Oliver “non siamo le nostre maschere e nella nostra vita abbiamo bisogno di persone che non le indossino,” se fosse stato un consiglio dato in un qualsiasi altro momento probabilmente avrebbe avuto un altro significato, ma stando così le cose, per Oliver queste parole avranno sicuramente il valore di un testamento ed acquisiranno tutt’altro peso, soprattutto in vista di ciò che accade con Felicity.

Ma torniamo al team Arrow e a Roy con indosso il suo scintillante costume rosso, perfettamente inserito nel gruppo. Il giovane sembra essere un perfetto soldatino, ligio al suo dovere e obbediente, ma è evidente come dietro questa apparente tranquillità, dietro a questa calma, si nasconda invece una grande sofferenza per la scomparsa di Thea la quale manda messaggi al fratello, dicendogli di essere sulla costa di Amalfi, ma si astiene dal condividere foto.

Diggle, l’incontestabile roccia del Team Arrow, alla fine dell’episodio diventerà padre di una bellissima bimba e avrà inizialmente qualche problema ad accettare la decisione di Oliver di non volerlo più sul campo a rischiare la vita, ma nel momento in cui posa, per la prima volta, gli occhi sulla figlia, si rende conto di quanto vere fossero le parole del suo amico e le accetta con un commovente abbraccio.
Ray Palmer, l’antagonista di Oliver. Trovo che i responsabili del casting in Arrow abbiano veramente un tocco magico: avevano detto che sarebbe stato difficile odiare questo personaggio e, ancora una volta, hanno dimostrato di avere ragione. Dietro al suo atteggiamento un po’ da spaccone è difficile non notare un carattere aperto ed onesto (nonostante abbia di fatto rubato tutta una serie di informazioni alla Queen Consolidated per vincere la scalata alla società). La chimica con Felicity c’è, è innegabile, e penso anche che sia giusto così, ma mi riservo di spiegarne il perché più avanti.
L’ormai comandante Lance, reduce da una ferita che lo ha quasi ucciso la scorsa stagione, come prima azione ufficiale annuncia lo smantellamento della squadra anti-Arrow e riconosce lo status di eroe ad un Oliver pieno di gratitudine, ma è evidente come l’uomo abbia problemi ad adattarsi al suo nuovo ruolo e quelle pillole che continua a prendere sono tutt’altro che un buon segno, soprattutto considerata la storia che i Lance hanno con l’abuso di farmaci.

Olicity. Ci siamo, ora dobbiamo affrontare la patata bollente, nonché uno dei punti nodali dell’episodio.
La prima cosa che va detta è che, anche in questo caso, come per la morte di Sara, nulla di quello che accade è davvero inaspettato. Oliver, all’inizio dell’episodio, vive in una sorta di illusione che la maschera che indossa non abbia nessuna influenza sulla sua persona e che possa vivere queste due vite come se l’una non influenzasse l’altra ed è con questa convinzione che chiede a Felicity di uscire con lui.

Il mio apprezzamento per Arrow quando non gioca con le parole e dice le cose come stanno è veramente incommensurabile: ho adorato la chiarezza con la quale Diggle dice ad Oliver, senza mezzi termini, che lui ama Felicity e che quanto le aveva confessato, alla fine della scorsa stagione, era la verità, non è una caratterista che hanno molti show e, proprio per questo, va maggiormente apprezzata.
L’appuntamento tra Oliver e Felicity è ovviamente un disastro, entrambi rischiamo la vita ed il fatto che persino il cattivo di turno dica ad Arrow che, anche dopo la sua morte, il numero di persone che vogliono corrompere la città non finirà comunque mai, non aiuta di certo.
Gli eventi che si susseguono durante l’episodio fanno letteralmente scoppiare la bolla di sapone nella quale Oliver pensava di vivere, la realtà lo investe come un treno e, ancora una volta, si trova costretto a rinunciare a ciò che desidera per un bene superiore.

E tanto grande è il disappunto nel veder scomparire le possibilità di questi due di diventare una coppia, quanto dolorosamente evidente è la consapevolezza dell’amore che Oliver prova per Felicity. Un amore non tormentato da un difficile passato in comune (come con Laurel) o da un obiettivo ed una traumatica esperienza condivisa (come con Sara), Oliver ama Felicity con una tenerezza nuova anche per lui, un sentimento che gli fa persino ricordare il colore della penna che lei stava rosicchiando la prima volta che l’ha vista. Felicity è la donna che, al primo sguardo, gli ha fatto capire che poteva ancora avere fiducia in qualcuno dopo tutto ciò che gli era successo e questo è qualcosa che trascende persino l’amore, perché lei gli ha fatto dono della speranza.

Eppure tutto ciò non basta, perché ecco giungere il vero elemento sorpresa dell’episodio: Felicity più volte dice ad Oliver di non voler parlare di quanto accaduto durante il loro primo appuntamento, perché appena parleranno “sarà finita“.
La cosa sorprendente e per cui plaudo agli autori è che quelle parole non erano rivolte a Oliver, ma a se stessa. E’ Felicity la persona che metterà la parola fine al loro possibile futuro come coppia se Oliver le dirà che per loro non c’è futuro al momento e, nell’attimo in cui lui lo fa, lei mantiene la parola. Felicity lo prega di non darle false speranze, ma Oliver non ci riesce, non riesce a nasconderle i suoi sentimenti e le lascia così il difficile compito di prendere la decisione per entrambi e andar via. Ed ecco che il senso di quelle parole si chiarisce: non potere essere libera di avere Oliver, pur sapendo di essere così amata, è una prova veramente difficile da affrontare e solo una persona di carattere riuscirebbe ad andare oltre pur sapendo che i tuoi sentimenti sono ricambiati.
Comunque la mettiate, l’intensità di un amore tormentato batterà sempre e su tutta la linea una storia vissuta tra arcobaleni ed unicorni e Felicity ed Oliver sono l’apoteosi dell’amore tormentato. Si adorano, ma non possono stare insieme.

Ed è per questo che accolgo con gioia il ruolo e la venuta di Ray Palmer, perché Felicity ha bisogno di dimostrare a se stessa e ad Oliver che può davvero andare avanti ed Oliver deve imparare nel modo più duro come conciliare se stesso con la maschera che indossa ed il fatto che sia una piccola donna dal grande carattere ad insegnarglielo, rende tutto particolarmente godibile.
Aspetto con grande trepidazione questo scambio di ruoli tra i due: dove abbiamo sempre visto una Felicity inseguire l’idea di un amore impossibile, adesso vedremo Oliver fare i conti con questo sentimento e probabilmente anche con una bruciante gelosia.
Se questo non fosse chiaro, no, non credo questa scelta narrativa segni la fine di Olicity, non disperate quindi, Oliver e Felicity possono ancora non essere una coppia, ma questo genere di amore è destinato ad essere epico e a durare nonostante le avversità.
Il mio consiglio? Godetevi il cammino, perché ne vale sempre la pena.

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