Bones: recensione dell’episodio 10×04 “The geek in the guck”

Il quarto episodio di Bones ci parla di famiglia e del difficile mestiere di genitori

Alcuni episodi di Bones, lo show ci ha abituato a questo negli anni, sono considerati dei “filler,” letteralmente dei riempitivi, che non seguono una particolare storyline, ma fermano in un certo senso il tempo per fotografare la vita dei personaggi e la risoluzione del caso della settimana.
The geek in the guck” è esattamente questo genere di puntata, senza infamia e senza lode quindi, con un caso non particolarmente avvincente che si svolge nel mondo della programmazione dei giochi elettronici e nulla di davvero significativo che scuota la vita dei protagonisti, il che – probabilmente, – considerato il modo shoccante in cui è iniziata questa decima stagione è, in un certo senso, piacevole.

Per quanto concerne la vita di Booth e Brennan, sembra che quest’anno la scelta di una nuova piccola attrice ad interpretare la figlia della coppia, Christine, abbia permesso agli autori di sviluppare maggiormente questo aspetto del loro ménage familiare, cosa che era stata un po’ negata negli anni precedenti. I due sono infatti alla prese con la scelta dell’asilo a cui mandare la piccola ed il loro approccio, non c’è da stupirsene, non potrebbe essere più diverso. Mentre Brennan vorrebbe infatti che la figlia avesse tutte le opportunità che sono state negate a lei nel crescere, il che implica costosissime ed eccentriche scuole private, Booth vorrebbe che l’educazione di Christine, per quanto prioritaria, non le faccia dimenticare di essere la bambina che è, finendo per levarle l’opportunità di giocare, correre e sbucciarsi le ginocchia come qualsiasi altro bambino della sua età.
E questo sicuramente è uno degli aspetti che più si amano di questa serie, se  – come me – la si segue ormai da 10 anni. Al di là dell’essere un procedurale, Bones è uno show che narra il cammino di vita di un gruppo di persone ed anche in questa decima serie sta facendo esattamente questo. Se si immagina la Brennan dei primi tempi, difficilmente si riesce a figurarsela ad affrontare questo genere di argomenti con suo marito Seeley Booth, eppure siamo arrivati esattamente a questo.
In un’altra bella scena tra Angela e Brennan, mentre hanno accompagnato durante il giorno i rispettivi figli al parco giochi, sedute su una panchina, di fatto le due donne parlano esattamente di questo argomento, di come il tempo e le circostanze, pur non avendo affievolito il loro rapporto di amicizia, le abbia cambiate come persone. Anche il modo in cui le due si relazionano con i figli è completamente diverso: Brennan usa il suo personalissimo e complesso linguaggio scientifico per dire alla figlia di non dondolarsi troppo forte, rischiando così di cadere dall’altalena, mentre Angela minaccia il figlio di non dargli da mangiare per una settimana se continua a salire al contrario sullo scivolo. Due approcci diversi, ma che raggiungono comunque lo scopo, perché sia Christine che Michael capiscono ed obbediscono alle madri, dando questa sensazione di incredibile cambiamento nello show avvenuto però senza tradirne le basi, il che – credo – sia un omaggio ai fan storici della serie ed un buon modo, da parte degli autori, di mantenere una coerenza creativa.

E poi c’è il nuovo membro del team, l’agente speciale Aubrey, che stiamo lentamente imparando a conoscere. Nonostante sia ancora dispiaciuta per la perdita di Sweets, il nuovo personaggio mi piace molto e porta quella ventata di freschezza necessaria ad uno show che ha compiuto dieci anni e si avvicina a trasmettere il suo duecentesimo episodio. Nonostante Aubry abbia volutamente molti tratti in comune con il Sweets dei primi tempi, la dinamica del suo rapporto con Booth e con il resto del team è infatti completamente diversa da quella di Sweets e divertente da guardare e sono curiosa di scoprire qualcosa di più su di lui, il che – sono certa – accadrà presto, perché tutti i protagonisti della serie hanno una storia alle spalle che prima o poi viene rivelata al pubblico.