Bones: recensione dell’episodio 10×07 ‘The Money Maker on the Merry-Go-Round’ [spoiler]

Parolacce e famiglia: il mondo di Bones al suo meglio nel settimo episodio della decima serie

Questa settimana Bones affronta un caso di omicidio nel mondo dell’alta finanza, un broker viene trovato morto sotto una giostra in un parco giochi e viene identificato come un impiegato di una compagnia che fattura milioni di dollari. L’ambiente in cui viveva la vittima non era certamente dei più salutari, droga, prostitute e dollari a palate non avevano infatti aiutato a sviluppare il suo senso morale nella giusta direzione, tanto che – si scoprirà – viene ucciso perché colto a rubare nella scrivania del suo capo, proprio da uno dei suoi colleghi broker, il quale – a sua volta – giustifica l’omicidio con un distorto senso di realtà nei confronti della propria azienda.

Ma come spesso capita con Bones non è tanto il caso ad essere al centro dell’episodio o piuttosto la sua soluzione, (il numero degli assassini che hanno confessato il crimine commesso, senza la presenza di un avvocato, in quella sala degli interrogatori è veramente impressionante in 10 anni di produzione!), quanto piuttosto il coinvolgimento dei protagonisti nei confronti di una specifica investigazione. Anche questa volta questo assioma non è stato smentito ed il personaggio ad essere particolarmente coinvolto nel caso è l’agente Aubry, la new entry dello show. L’occasione ci dà ovviamente l’opportunità di scoprire qualcosa di più sul passato del giovane agente proprio quando Booth, all’inizio dell’indagine, chiede al suo partner se si senta bene. Ciò che Booth vuole davvero sapere è se l’uomo riuscirà di fatto ad essere oggettivo nei confronti del caso che stanno per affrontare, perché – come racconterà in seguito a Brennan – Aubrey ha un triste passato che lo lega al mondo dell’alta finanza. All’età di tredici anni Aubrey e sua madre sono stati infatti abbandonati dal padre, ricco finanziere di successo, il quale, dopo aver rubato ai propri clienti, è scappato in Croazia lasciando la propria famiglia completamente in disgrazia. La rabbia che l’agente prova quindi nei confronti di questo mondo è comprensibile, come è facile capire perché Brennan si dimostri tanto sensibile verso l’argomento. Anche lei è stata infatti abbandonata dai propri genitori quando era solo una bambina, con la differenza che – come le fa notare Booth – i suoi hanno lasciato lei ed il fratello per proteggerli, mentre il padre di Aubrey l’ha abbandonato per proteggere se stesso e sfuggire alla legge. Come si comprenderà nel corso dell’episodio le perplessità di Booth sono del tutto giustificate, perché Aubrey non ha evidentemente ancora avuto modo di processare quanto gli è accaduto ed il modo in cui si parla con la moglie della vittima ne è una prova.

La donna, venuta di fatto a cercare conforto in Booth ed Aubrey, chiede ai due agenti se le voci che suo marito facesse uso di droga e frequentasse prostitute siano vere, perché lei era completamente all’oscuro di tutto, a quel punto il giovane agente dice chiaramente alla donna che il marito non l’ha mai amata e che se lo avesse fatto davvero, si sarebbe presa cura di lei senza tradirla. Booth cerca di bloccare in qualche modo il fiume in piena che è il suo partner in quel momento, della cui rabbia fa le spese una donna innocente e quanto Aubrey si rende conto di ciò che ha fatto e di quanto il suo passato stia influenzando il suo approccio al caso, decide di chiamarsene fuori. Sorprendentemente – o forse no, considerato quanto simbiotici siano diventati ormai Booth e Brennan – a risolvere la situazione con Aubrey sarà proprio l’antropologa.
In una bellissima scena al Founding Fathers, Brenna infatti rivela ad Aubrey di essere a conoscenza del suo passato e, attraverso la sua diretta esperienza, consiglia al giovane di non cercare di combattere il dolore che lo pervade per ciò che è successo, ma di farlo proprio e comprenderlo, con lo scopo di progredire e migliorarsi. “Non è facile Aubrey, ma nulla che abbia un valore è mai facile,” queste sono le parole di Brennan che non solo risollevano lo spirito del ragazzo, ma ci fanno comprendere anche quanto il personaggio dell’antropologa sia davvero progredito in questi dieci anni.

Nellepisodio anche i B plot si sono rivelati particolarmente divertenti: il primo riguarda la piccola Christine ed il fatto che abbia detto la sua prima brutta parola, nonostante il jackass lanciato dalla bambina al suo innocente coniglietto di pezza non sia una vera e propria parolaccia (in inglese significa asino), Booth la interpreta comunque come una sorta di portale verso una vera parolaccia. Ovviamente Brennan non si dimostra d’accordo e cerca di spiegare a Booth che permettere ai bambini di potersi esprimere liberamente non è necessariamente una cosa negativa, invitandolo a non sgridarla. Alla fine dell’episodio però, quando Christine chiamerà la madre jackass e dirà di aver chiamato nello stesso modo la maestra, Brennan si troverà, con grande divertimento di Booth, a dover spiegare alla figlia perché non è giusto dire questa parola alla madre e alla maestra dopo che lei stessa le ha dato il permesso di potersi esprimere come voleva.

Il secondo B plot ha riguardato, come sempre, lo squintern della settimana, il super competitivo Oliver Wells, il quale sembra deciso a dimostrare a Brennan di poter diventare un antropologo migliore di lei. In una divertente sfida che si accende in laboratorio, il borsista cercherà in tutti i modi di scoprire per primo la causa della morte della vittima, infastidendo non poco la dottoressa e regalandoci dei siparietti davvero spassosi. Ovviamente sarà però Brennan ad avere la meglio, un antropologo forense migliore di lei deve ancora nascere!