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13 Dec

Bones: recensione dell’episodio 9×22 The nail in the coffin [spoiler]

Teresa Soldani
22 aprile 2014
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[Spoiler per l’episodio 9×22 The nail in the coffin]

Quando Bones tira fuori dal cappello episodi particolarmente incentrati su un caso, è difficile che manchi il bersaglio, ed anche in questo caso non si è smentito. Per 45 minuti assistiamo alla caccia di Booth e del suo team al misterioso ghost killer (il killer fantasma), lasciato in eredità a Brennan da Pelant, il “cattivo” della scorsa stagione di Bones, con risvolti finali davvero sorprendenti.

Il ritmo dell’episodio è davvero incalzante e la trama è totalmente dedicata alla soluzione del caso, senza B-plot, il che è già una novità rispetto al modo in cui sono normalmente strutturate le puntate della serie.
Ma andiamo ai fatti che – decisamente – vale la pena riassumere. Tutto comincia come Bones ci ha abituati, cioè con il ritrovamento dei resti di una vittima. Sulla scena Cam e Clark, al quale la responsabile del Jeffersonian aveva affidato i fascicoli sul ghost killer non certa dell’obiettività di Brennan in merito, scoprono che il corpo può essere ricollegato al misterioso assassino e Cam invita infatti Booth a venire sulla scena del crimine senza Brennan.
Ovviamente l’antropologa non obbedisce e si presenta comunque su luogo del ritrovamento per analizzare i resti. D’altronde il ghost killer è una sua “creatura” e, conoscendo Brennan, non sarebbe stato possibile vederla accettare l’idea di essere estromessa dal caso senza protestare.
Una volta portati i resti al Jeffersonian i sospetti di Cam, Clark e Brennan vengono confermati, il corpo è infatti collegato al ghost killer grazie ad un indizio fondamentale, le unghie delle dita delle mani le sono state strappate e vengono trovate da Hodgins accanto al cadavere, proprio come è accaduto alle altre vittime del ghost killer. Brennan riconosce inoltre segni ereditari che ricollegano i resti a Trent McNamara, membro dell’influente e ricchissima famiglia di Washington, il cui decesso era stato chiuso come caso di suicidio e identifica i resti come quelli di Stephanie McNamara, l’ultima erede della famiglia.

Sulla scena del crimine Hodgins trova tracce di una sostanza fatta in casa con dei diserbanti che può essere stata usata come anestetico.
Booth e Brennan si recano quindi nella villa dei McNamara e trovano tracce di graffi sulla porta di uno dei box delle scuderie, tracce di sangue del probabile rapimento della vittima ed un’unghia.
Grazie a questi indizi il team arriva alla conclusione che Stephanie sia stata vittima di abusi da parte del padre che usava rinchiuderla dentro le stalle. Booth, convinto che il motivo della morte di Stephanie sia legato al denaro di famiglia, si reca con Caroline presso la SEC (Securities and Exchange Commission) per farsi consegnare centinaia di documenti che provano diverse frodi insabbiate negli anni e perpetrate dalla famiglia McNamara e torna ad interrogare la giardiniera dei McNamara, l’ultima ad aver visto viva la vittima, che professa la sua estraneità ai fatti. Grazie però allo stesso difetto genetico che aveva fatto identificare i resti di Stephanie, Brennan scopre che la donna altri non è che la figlia illegittima di Giles McNamara, il padre abusivo di Stephanie.

Nel frattempo Clark scopre che l’unghia trovata sulla porta delle stalle risale a 15 anni prima, mentre le unghie ritrovate vicino ai resti sono state incollate dalla vittima stessa alle proprie dita e che appartengono tutte alle vittime collegate da Brennan del ghost killer. Gli indizi sono sufficienti per far comprendere al team che  Stephanie McNamara altri non era che il misterioso ghost killer.
A questo punto resta da scoprire chi abbia però ucciso il killer.

L’unghia risalente a 15 anni prima li porterà alla soluzione del caso: viene infatti identificata come appartenente a Maya Zincow, una compagna di liceo di Stephanie ed Hodgins stesso, uccisa 15 anni prima, per la morte della quale era stato condannato ed incarcerato un professore del suo liceo di nome Kessler.
Riesumato il corpo della quindicenne, vengono trovate su di lei tracce seminali che riconducono a Giles McNamara. L’uomo aveva violentato la ragazza, portando così la figlia a commettere il suo primo omicidio spinta da una distorta gelosia nei confronti del padre abusivo che aveva rivolto le sue “attenzioni” a qualcun altro che non era la figlia.

Booth e Sweets a quel punto vanno in cerca di Kessler e nel suo appartamento trovano scatole e scatole di informazioni sulla famiglia McNamara che l’uomo si era fatto consegnare in prigione con la scusa di voler preparare il suo appello. Tra le carte trovano una planimetria della villa dei McNamara e quella di un’altra casa, ancora non identificata. E’ ormai evidente che Kessler sia l’assassino di Stephanie.
Booth incarica Angela di scoprire a chi appartenga la planimetria della seconda villa, convinto che l’uomo sia a caccia della sua seconda vittima e lei scopre che appartiene ad un membro del congresso locale che aveva ricevuto aiuti economici dalla famiglia McNamara, ma quando si precipita sul luogo insieme a Brennan, lo trovano già morto.

Bones 9x22 The Nail in the Coffin

I residui nelle ferite della seconda vittima di Kessler, conducono il team ad una fabbrica di tabacco abbandonata dove Booth e Brennan trovano l’uomo intenzionato a porre fine alla sua vita dopo aver ottenuto la sua vendetta, cosa che però Booth gli impedisce di fare, salvandogli la vita ed arrestandolo per l’omicidio di Stephanie e del membro del congresso.

L’aspetto interessante dell’episodio non è solo dato dalla sua insolita complessità – ben congegnata dagli autori – ma soprattutto dal fatto che lasscia trasparire che qualcuno nel FBI deve aver aiutato la famiglia McNamara. Booth, ispezionando l’appartamento di Kessler, scopre infatti che dei fascicoli sulla scena della giovane Maya Zincow erano stati insabbiati da qualcuno che, forzatamente, deve lavorare all’interno del Bureau. Per la seconda volta inoltre (era successo solo nella terza stagione), vediamo il vice direttore del FBI entrare in diretto contatto con Booth ed interessarsi attivamente alle indagini, spinto soprattutto dal nome importante dei soggetti coinvolti e dai risvolti inaspettati del caso e chiedere a Booth costanti aggiornamenti, soprattutto in vista della sua promozione che, alla fine dall’episodio, sappiamo essere ormai stata presa ufficialmente in considerazione.

E proprio parlando del finale, direi che rispetto al ritmo incalzante dell’intero episodio lascia un po’ delusi, c’è qualcosa da aggiungere.
Booth e Brennan festeggiano a casa con una birra la risoluzione del caso e brindano alla scoperta della vera identità del ghost killer, ma la sensazione data da questi ultimi minuti un po’ deludenti è che la partita sia ancora aperta.
Resta infatti da scoprire chi sia la fonte interna che ha coperto per tutti questi anni i McNamara e – conoscendo Booth e la sua etica – dubito che non vorrà arrivare in fondo alla cosa. La sua caccia ai colpevoli metterà quindi in pericolo la sua promozione o la sua stessa carriera nel FBI?
Non sentite anche voi odore di un sorprendente finale di stagione?

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