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Game of Thrones: recensione dell’episodio 4.04 Oathkeeper [spoiler]

Teresa Soldani
29 aprile 2014
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[Spoiler per l’episodio 4.04 Oathkeeper]

Ci sono poche cose che dovreste tenere a mente se mai dovesse capitarvi di venire catapultati in una novella di George R. R. Martin o nella sua trasposizione televisiva: mai, per nessuna ragione al mondo, dovrete sposarvi o prendere degli schiavi.
Porta una sfortuna atroce!
No davvero. Sono seria.
Considerato come sia finito ogni matrimonio nella saga, non credo vi sia bisogno di spiegare perché potrebbe essere quantomeno imprudente fare un simile passo, ma anche prendere degli schiavi non è una cosa meno pericolosa. Al di là delle considerazioni morali, se doveste mai fare questa malaugurata scelta, sappiate che la biondissima e spietatissima mamma dei draghi più nominati della TV arriverebbe e conquisterebbe la vostra città senza nemmeno alzare un’unghia, ottenendo che quegli stessi uomini che voi avete deciso di schiavizzare (io vi avevo avvertito!), vi uccidano per farla entrare trionfante attraverso le sue mura.
E se per caso doveste sopravvivere agli eventi, c’è un’alta probabilità che finiate crocefissi lungo le strade che portano alla vostra casa al grido “rispondo all’ingiustizia con la giustizia” per punirvi di avere usato lo stesso trattamento ad altrettanti schiavi bambini di vostra proprietà. E qui, va detto, non me la sentirei nemmeno troppo di criticare Dany per la decisione un po’ drastica.
Quindi, mi raccomando, niente nozze e niente schiavi. Inteso?

Conclusa questa breve, ma importante, premessa, andiamo a parlare dell’evento più importante dell’episodio e cioè la rivelazione dell’identità dell’uomo che ha ucciso il giovane re Joffrey: udite udite, il colpevole è Petyr Baelishlittlefinger”.
Non posso dire che la notizia mi abbia colto del tutto alla sprovvista, la velocità con cui infatti l’uomo, grazie all’intervento dell’ormai defunto Dontos, aveva salvato Sansa dalle grinfie di Cersei era quantomeno sospetta, sapeva di organizzato ed una cosa organizzata, se la logica non mi inganna, necessita di una preparazione che implica la conoscenza degli eventi futuri.
Ma le sorprese non sono finite, perché il pericolosissimo Littlefinger, il personaggio secondo cui “un uomo senza movente è un uomo che nessuno sospetta,” ha agito solo da esecutore e con l’intento di fare un favore a dei nuovi “amici”.
E se morite dalla curiosità di sapere chi sia il vero mandante del regicidio la risposta, questa volta, potrebbe sorprendervi.

Di ritorno all’Approdo del Re assistiamo infatti ad un amorevole tête-à-tête tra Olenna, la nonna di Margaery (la mancata regina) e la nipote. La donna non solo le racconta di aver soffiato in giovane età il promesso sposo alla sua stessa sorella per sposarlo a sua volta, ma le confessa anche chiaramente di averlo fatto a suon di sesso, tanto che il malcapitato (o forse no) il giorno dopo “non poteva nemmeno camminare.
Nonna Kamasutra quindi prende amorevolmente tra le mani quelle della nipote e le dice: “non crederai mica che ti avrei lasciato sposare quell’animale, vero?” rivelando così di essere la mandante dell’omicidio.
Guidata dai saggi consigli di Olenna, Margaery, la cui posizione al momento, non avendo consumato il matrimonio con Joffrey, non è delle più felici, passa all’azione e seduce il giovanissimo successore al trono. In piena notte la donna si intrufola infatti nelle stanze di Tommen e con qualche occhiata languida ed un bacio sulla fronte (per questa volta ci sono stati risparmiati atti di manifesta pedofilia, ma non ritenetevi salvi) cerca di portarlo dalla sua parte prima che venga corrotto dalla sua amorevole e completamente folle madre Cersei.

Ed in tutto questo cosa sta succedendo al povero Tyrion, accusato ingiustamente di aver ucciso il nipote?
Sebbene non ne pianga la morte, Tyrion attende con giustificata apprensione il giorno del suo processo, non confidando molto nel favore della giuria e riceve, grazie all’intervento di Bronn che continua ad allenarsi con Jaime, la visita del fratello dando vita, a mio avviso, alla scena più bella dell’episodio. L’atteggiamento dei due fratelli all’inizio del loro incontro è molto circospetto, sebbene si percepisca l’affetto che li lega, le loro parole sono prudenti fino a che Jaime gli confessa che, effettivamente, Cersei potrebbe avergli chiesto di porre fine ai suoi giorni.

Tyrion: quindi dovrei girarmi e chiudere gli occhi?
Jaime: dipende, sei stato tu?
Tyrion: i fratelli Sterminatori di Re, ti piace? A me piace. Mi stai chiedendo davvero se ho ucciso tuo figlio?
Jaime: mi stai chiedendo davvero se ucciderei mio fratello?

Quindi, pace fatta. Nonostante Jaime non possa fare molto per aiutare il fratello sembra che le cose tra loro siano chiarite.
Come è chiaro che il re Joffrey doveva aver ereditato la perfidia tutta dalla mamma (non che papà Jaime sia uno stinco di santo, ma per gli standard del Trono di Spade lui è palesemente il genitore meno severo).
La regina infatti non solo vorrebbe che suo fratello gemello/amante ponesse fine ai giorni di Tyrion e naturalmente a quelli di Sansa, ma se la prende anche con Brienne, la quale ha commesso il peccato mortale di far trapelare i propri sentimenti per Jaime di fronte a lei. Comprendendo che la donna rischia la vita, Jaime, dopo averle regalato la spada forgiata dal padre con l’acciaio di Valyrian, un’armatura e lo scudiero Podrick, anch’egli non più al sicuro nel regno, le fa giurare di andare a cercare Sansa e proteggerla dalla furia omicida e vendicativa di Cersei… per la serie, ti amo sorella, ma non mi fido di te manco un pochino.
Brienne accetta il dono dell’uomo con malcelato orgoglio e, poco prima di lasciare l’Approdo de Re, in risposta alla domanda di Jaime, gli confessa di aver chiamato la sua nuova spada “Oathkeeper,” (custode di un giuramento).
Il modo in cui i due si guardano al momento dei saluti è… interessante, non che qualcuno credesse davvero che potesse esserci un futuro romantico per la coppia, ma il loro ultimo sguardo è insieme colmo di tristezza e di rimpianto.
Forse tra loro avrebbe potuto nascere qualcosa: in un altro regno, in un’altra era, in un altro show.

Brienne

Nel frattempo al Castello Nero Jon Snow si trova ad affrontare due nemici, l’attuale sostituto comandante in capo, preoccupato per la crescente popolarità del giovane in corrispondenza delle prossime elezioni per la guida del Castello (la politica è politica ovunque!) e la nuova recluta Locke, l’uomo che ha mozzato la mano di Jaime, il quale si trova al Castello Nero per scoprire se Jon sappia dove si trovino Bran e Rickon. Per liberarsi letteralmente del problema, il comandante decide di acconsentire a spedire Jon, insieme con dei volontari, al Rifugio di Craster per uccidere i Guardiani della Notte ribelli sperando che ovviamente non faccia ritorno. Ed indovinate che si offre di accompagnarlo? Locke, ovvio. Non era una domanda difficile, dai!

Al Rifugio di Craster, i Guardiani della Notte ribelli, guidati dal super schizzato Karl, che ingurgita vino dal teschio del suo ex comandante e invita i suoi uomini a violentare una donna dopo l’altra fino ad ucciderla (bisogna pur passare il tempo!) catturano casualmente la piccola combriccola composta proprio da Bran e Rickon ed il simpaticissimo Hodor, che ovviamente diventa subito oggetto di scherno e violenze da parte dei guerrieri.

Nel frattempo a “Zombieland” i Camminatori Bianchi continuano indisturbati la loro marcia ricevendo con piacere il sacrificio donato loro dallo stesso Karl, perché, in tutto questo frenetico svolgersi di eventi, vuoi che ci si lasci scappare l’occasione di offrire un infante ai nostri misteriosi e scheletrici amici? Non sia mai!
L’uomo decide infatti di rispettare le tradizioni e dare in sacrificio l’ultimo figlio di Craster ai Camminatori Bianchi che portano con loro il tenero fagottino le cui iridi, al tocco della mano di uno di loro, si tramutano nel loro medesimo lago ghiacciato.

Vi lascio come sempre alle anticipazioni del promo per il prossimo episodio.

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