Il Roma Fiction Fest presenta Extant [spoiler]

Goran Višnjić, ospite del RFF, ha presentato l'anteprima italiana di Extant, la serie di fantascienza prodotta da Steven Spielberg

Extant, creata da Mickey Fisher e co-prodotta da Steven Spielberg, ha debuttato negli Stati Uniti sulla CBS il 9 luglio di quest’anno con un ottimo successo di pubblico che è andato però visibilmente declinando con il procedere della storia. A differenza dell’iter a cui sono normalmente soggetti gli show televisivi, con l’attesa dell’approvazione del pilot e la promozione ufficiale a serie, processo che può anche richiedere molto tempo, Extant è stata immediatamente messa in produzione e gli attori hanno girato tutti e 13 gli episodi della prima stagione consecutivamente, ma lo scarso gradimento del pubblico americano ha, di fatto, messo in pericolo questo prodotto, che non è stato a tutt’oggi rinnovato dal network per la seconda stagione.

Dopo una missione in solitaria di 13 mesi nello spazio, l’astronauta Molly Woods (Halle Berry) torna a casa dal marito John (Goran Višnjić), ingegnere robotico che ha creato un prototipo di androide bambino cresciuto in casa come fosse loro figlio, e scopre di essere incinta.

In Italia la serie andrà in onda su RAI3 il giovedì in cinque serate a partire dal 18 settembre.

Conferenza Stampa Extant

Cosa ti ha affascinato del personaggio e di questa serie quando ti è stata proposta?
Goran Višnjić: E’ stata una decisione molto facile da prendere, la sceneggiatura era eccezionale, la mia co-star sarebbe stata Halle Berry e Steven Spielberg ne è il produttore e queste erano già tre garanzie di altissima qualità. Inoltre l’aver girato tutti insieme i tredici episodi della prima stagione è stato un po’ come girare un film.

Ciò che mi colpisce di questa serie è la dimensione personale sullo sfondo dell’universo, le domande esistenziali molto importanti che  si pone, rispetto ad una storia più familiare. 
E’ una serie effettivamente molto complessa ed è stata concepita per essere tale. La CBS, che la trasmette negli Stati Uniti non si sarebbe sicuramente accontentata solo di una serie di fantascienza di genere, ma voleva qualcosa di più complesso e di qualità. Per quanto concerne la descrizione del futuro in cui ci si immerge in Extant, non è un futuro così lontano e difficile da immaginare, si capisce che si svolge più avanti nel tempo, ma le innovazioni che vengono mostrate potrebbero tranquillamente essere cose con cui avremo a che fare a breve, compresa la stazione spaziale, che non è diversa da quelle attuali. In questa serie c’è da un lato l’elemento della fantascienza, dall’altro il futuro delle famiglie e la loro evoluzione.

Volevo chiederle di parlarci un po’ della sua co-protagonista un’attrice che tutti noi conosciamo e che ha fatto la storia del cinema come prima attrice di colore a vincere un Oscar. Come è lavorare con lei?
Lavorare con Halle è un’esperienza fantastica, è davvero una bella persona ed a tal proposito ho un piccolo aneddoto da raccontare. Io sono una persona molto puntuale, il giorno in cui dovevo andare a fare il provino per Extant a Los Angeles è successo di tutto ed io ho finito per essere in ritardo di mezz’ora. Quando sono giunto al luogo dell’appuntamento speravo che anche gli altri fossero in ritardo, ma naturalmente non era così, quindi ero molto nervoso ed arrabbiato con me stesso e pensavo che non avrei mai ottenuto il lavoro. Proprio in quel momento è arrivata Halle e mi ha tranquillizzato mettendomi a mio agio ed è una cosa che non dimenticherò mai. Dopo di che ho fatto il provino, ho saputo che ero stato preso per la parte e da quel momento lavorare con lei è stato sempre un vero piacere, un’esperienza decisamente positiva.

Ci racconti del suo rapporto con l’Italia, l’altra sera parlavamo di un viaggio in macchina fatto da Zagabria a Bari e volevo chiederle di raccontarci un po’ della sua passione per il nostro Paese.
Quando da giovane vivevo a Zagabria venivo spessissimo in Italia e quando vengo qui viaggio sempre in macchina, mi piace molto guidare, sono stato un po’ ovunque, in Toscana, in Sicilia, in Puglia, nel nord. La cosa bella dell’Italia è che, fin dalla prima volta che sono venuto, non mi sono mai sentito un turista, ma mi sono sempre sentito a casa. In altri paesi arrivi e ti senti turista, ma io – pur non parlando italiano – anche se sono bravo a fingere di saperlo e so un paio di parole, mi sono sempre sentito ben accolto, d’altronde siete persone speciali ed è per questo che la gente viene spesso e numerosa a visitare il vostro Paese.

Le domande di DGMag.it: Il genere della fantascienza, nonostante abbia molti appassionati, resta un prodotto di nicchia rispetto a show come E.R., in cui ha interpretato un personaggio molto amato dal pubblico, quali sono quindi i pro ed i contro dell’affrontare un’esperienza recitativa così diversa. La risposta a questa domanda per me è molto semplice, come attore, ciò che per me conta è il copione. Non mi importa che sia un prodotto d’azione, di fantascienza o un dramma, l’importante è che sia una buona storia. A teatro nel passato in Croazia facevo molte commedie, per esempio, mentre negli Stati Uniti non mi vengono proposte perché sono considerato un attore molto serio, ma ciò che conta davvero è il copione e le persone che vi sono coinvolte. Per quanto riguarda il successo di una serie come questa, lei ha ragione, è vero, la fantascienza è di nicchia ed è per un pubblico limitato molte persone la trovano troppo complicata, ma dalla nostra abbiamo un genio come Spielberg, che introduce temi innovativi in scene tutto sommato quotidiane, come quando il personaggio di Halle Berry ed il mio, a colazione, parlano di argomenti che tutti noi potremo affrontare solo da qui a dieci anni.

Come attore di teatro per lei sarà sicuramente importante il rapporto con il pubblico e la sua reazione, il processo televisivo è completamente diverso, il prodotto deve essere prima girato, poi lavorato, poi trasmesso e di fatto un attore televisivo non vive la sua professione a contatto con il pubblico. Anche se i social network hanno aiutato in parte a colmare la distanza che c’è tra attori e spettatori, lei come vive questa differenza a livello recitativo?
Sfortunatamente nemmeno i social network, specialmente loro, possono aiutare a colmare la differenza che c’è tra il recitare in TV e di fronte ad un pubblico a teatro che è molto spontaneo. I social network non sono affatto spontanei, sono più costruiti ed usati con maggiore premeditazione. Quello che a volte può capitare, quando si gira una serie televisiva o un film, è che se giri una scena nella maniera giusta lo capisci dalla reazione della troupe e delle persone che sono sul set e questo è molto bello, perché aiuta a capire che hai fatto qualcosa di buono. Ma come attore non hai assolutamente il controllo in televisione, perché può capitare che quella particolare scena possa essere tagliata al montaggio. Nulla però può sostituire l’emozione e la gratificazione del recitare dal vivo. Se sei fortunato, se una serie va bene, puoi avere la fortuna che, dopo un anno, camminando per strada qualcuno ti riconosce e si complimenta con te, il che è anche molto gratificante, ma non paragonabile con l’emozione del teatro.