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12 Dec

Il TIME celebra l’ultima stagione di Mad Men dedicandogli la storia di copertina

Beatrice Belli
28 marzo 2014
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copertina del Time dedicata a Mad Men

uno scatto dietro le quinte della settima stagione di Mad Men

Don Draper sta guardando al suo iPhone? Beh, non proprio: in realtà si tratta di Jon Hamm, che con la pettinatura ‘leccata di mucca’ e la cravatta a righe caratteristiche del suo personaggio, controlla i suoi messaggi tra una scena e l’altra del quinto episodio della settima ed ultima stagione di Mad Men. E’ come se fosse l’equivalente della pausa sigaretta degli anni ’60: donne con acconciature pompose e uomini con spessi occhiali sul naso appoggiati a mobili d’avanguardia che inalano dati invece che fumo. Se la Sterling, Cooper & partner fossero davvero in affari, questa iconica scena potrebbe riscuotere davvero un grande successo presso la Apple.

Purtroppo al calendario di Mad Men rimangono ancora soltanto poche pagine da sfogliare, dato che il telefilm sta per trasmettere la sua ultima stagione.
Ultima stagione di una serie storica ambientata in un’epoca dove la gente che usava dire: “Non possiedo nemmeno una televisione” si interroga ora se film e romanzi possano anche solo competere con le serie tv.

La fine di Mad Men sarà anche la fine di un’era… in tutti i sensi.

E proprio per celebrare il capitolo conclusivo di questa incredibile epopea, nientepopòdimenoche il TIME gli ha dedicato la sua ultima cover story a cura del critico televisivo James Poniewozik, che ha ripercorso con i protagonisti alcuni punti salienti di questo incredibile viaggio ed esaminato perché questa serie è stata così importante nel panorama televisivo contemporaneo.

I PERSONAGGI

È facile invidiare uno come Don Draper. All’apparenza, almeno. Ma i completi su misura, il fantastico appartamento con vista su Manhattan e le splendide donne sono solo alcuni dei punti forti della campagna marketing personale di un uomo.
“Mi sorprendo sempre quando la gente mi dice che vuole essere come Don Draper,” dice Jon Hamm, interprete dal personaggio, a Poniewozik. “Vuoi essere un miserabile ubriacone? Forse vuoi essere come l’uomo sul poster, ma non come l’uomo che si cela davvero dietro ad esso. All’esterno sembra fantastico, ma dentro è marcio. È il classico della pubblicità: metti un po’ di vasellina sul cibo per farlo luccicare e sembrare buono. Non si può mangiare, ma sembra buono”.

Dopo 6 stagioni di segreti, libertinaggio e scelte genitoriali di dubbia efficacia, Poniewozik chiede ad Hamm se Don sia in qualche modo ‘guaribile’ o se dovremmo persino augurarci che lo sia: “Spererei che l’uomo possa trovare il suo equilibrio e la sua pace”, dice Hamm senza sbilanciarsi troppo in anticipazioni sulla nuova stagione.

Un role model più appropriato, suggerisce il giornalista, potrebbe essere Peggy Olson: “È nella storia di Peggy che il femminismo di Mad Men somiglia molto a quello moderno perché lei assomiglia molto ad una donna contemporanea. Si sta emancipando, ma non per ideologia, quanto piuttosto per istinto. Non è tanto una rivoluzionaria, quanto piuttosto una stacanovista che vuole fare un buon lavoro e avere una relazione stabile piuttosto che qualche flirt passeggero.”

Che tu sia più un Don o una Peggy, non si può davvero capire l’uno senza l’altra.
“Se la decaduta di Don è metà della storia di Mad Men, l’ascesa di Peggy è l’altra metà” scrive ancora Poniewozik. “L’ascensore di lei sta andando in alto, quello di lui in basso, eppure sono i due personaggi più simili nella serie, guidati dalla creatività, testardi, secretivi.”

IL PERIODO STORICO

Le prime 6 stagioni di Mad Men hanno coperto il periodo storico dal 1960 al 1968.
In che anni sarà ambientata la settima non ci sarà dato di saperlo fino alla Premiere del 13 aprile dato che, per policy, lo show ha sempre fatto in modo che nessuna importante anticipazione trapelasse prima della messa in onda. Ma il creatore della serie Matthew Weiner ha sempre posto un’attenzione maniacale ai dettagli per assicurarsi che nulla risultasse come una parodia o una memoria sfocata di come che fossero gli anni ’60

Weiner crede che l’idea secondo cui la linea di confine oltre la quale l’America avrebbe perso la sua innocenza sarebbero gli Anni ’60 è un’idea presuntuosa e stereotipata: “Il cuore del messaggio della serie è l’invito a guardare alle persone della generazione precedente alla nostra e smettere di pensare che vivessero come dei bigotti che non hanno mai avuto una loro vita”.

La storia si ripete, sia nella serie che nel modo in cui Mad Men riflette la contemporaneità. E sebbene nomi e volti siano diversi e in alcuni casi le mode siano completamente cambiate, anche noi stiamo cercando di capire le stesse cose che cercavano di capire Peggy e Don, i loro genitori e chiunque prima di loro.

“Mad men risuona con tematiche vecchie come il selvaggio West ed è attuale come le politiche di genere contemporanee” scrive ancora Poniewozik. “Giorni dopo la mia visita sul set, il Presidente Obama (un noto fan di Peggy Olson) ha sostenuto la parità di retribuzione per le donne nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, dicendo: ‘E’ ora di farla finita con le politiche sul lavoro che appartengono ad un episodio di Mad Men'”

LA RIVOLUZIONE TELEVISIVA

Se I Soprano sono stati i catalizzatori del cambiamento del modo in cui le storie vengono raccontate in televisione, ci sorprende forse che uno dei suoi sceneggiatori, Matthew Weiner, abbia creato un programma che ha portato la vera e propria rivoluzione?

Mad Men debuttò nel 2007 su AMC (una rete al tempo conosciuta prevalentemente per la messa in onda vecchi film) esattamente un mese dopo la finale de I Soprano.
La sua accoglienza estremamente positiva ha spianato la strada ad AMC per lanciare altre serie innovative come Breaking Bad (2008) e The Walking Dead (2010), per non parlare di tutte le serie sulle altre reti via cavo, entrate finalmente anche loro nel business della programmazione originale.

Le migliori serie tv drammatiche hanno una presa sulla cultura che solo una manciata di libri e film ancora hanno. House of Cards e Homeland crocifiggono i politici militareggianti, mentre True Detective dell’HBO ha assorbito telespettatori dalla fiction di Lovecraft e dalla filosofia di Nietzsche.
L’anno scorso il regista Steven Soderbergh ha detto che avrebbe smesso di dirigere film perché frustrato dalla mancanza di interesse di Hollywood nelle visioni creative che non comportano far saltare in aria qualcosa. Il suo prossimo progetto, una serie in 10 puntate chiamato The Knick, debutterà su Cinemax la quest’estate.
Lo scorso inverno il New York Times Book Review ha chiesto: ‘Le serie della nuova “Golden Age” della tv sono i nuovi romanzi?’ comparando Mad Men e soci dei romanzi seriali di Charles Dickens.
Si tratta certo di un fortissimo paragone.
Grandi aspettative? Da Mad Men non ci si potrebbe aspettare niente di meno.

La settima ed ultima stagione di Mad Men debutterà su AMC domenica 13 aprile 2014.

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