Marc Guggenheim parla delle origini di Arrow e di cosa aspettarci nella terza stagione

Da come è nata l'idea di Arrow alle prime indiscrezioni sulla terza stagione dalle parole del suo creatore, Marc Guggenheim

Vi proponiamo qui di seguito un’interessante intervista con Marc Guggenheim, il creatore di Arrow, che – in una recente intervista con Paste Magazine – ha parlato dello show, di come ha cominciato a lavorare con Arrow e di cosa aspettarci nella prossima stagione del programma.

Come hai cominciato a lavorare su Arrow?
Ho incontrato Greg Berlanti quando lavoravo su Jack & Bobby (un fumetto). Da allora io e Greg abbiamo lavorato insieme ogni tanto nei successivi dieci anni. L’estate in cui abbiamo cominciato a parlare di Arrow, Lanterna Verde era appena uscito, film che avevamo contribuito a scrivere con Michael Green. Io stavo finendo di preparare un pilot che sarebbe stato prodotto dalla sua società. Quel momento ha coinciso con la firma da parte di Greg di un accordo con la Warner Brothers. Lui mi ha parlato della possibilità di pensare ad una serie televisiva su Freccia Verde. Peter Roth, il capo degli studios, gli disse che voleva lo facesse entro quell’anno. Greg mi ha chiesto se volevo farlo con lui. Alla fine l’abbiamo fatto e la serie è stata presa dagli studios e poi dal network. È cominciato tutto da lì. Lo show è difficile da produrre, ma il processo di sviluppo è stato semplice.

Che tipo di storie di Freccia Verde stavi prendendo in considerazione mentre lo scrivevi?
I due fumetti probabilmente più istruttivi sono Green Arrow: Year One e Longbow Hunters. Il punto focale su cui Greg voleva concentrarsi erano i flashback. Avremmo raccontato una storia di cinque anni grazie a flashback. Year One era la prova che valeva la pena raccontare una storia di un anno solo sull’isola. Prima di quello la storia di Arrow si limitava ad una tavola o una pagina a seconda di quale versione della sua origine stavi leggendo. E’ stato solo fino a Year One  che lo scrittore Andy Diggle e l’artista Jock hanno raccontato un’intera storia con un inizio, uno svolgimento ed una fine su Oliver Queen prima che diventasse Arrow.

È difficile bilanciare il materiale sull’isola con la trama principale senza far sembrare ciò che succede lì una sorta di riempitivo?
Sempre. I flashback sono una delle cose più difficili da scrivere nello show. Sono una sfida in molti sensi. Per prima cosa cerchiamo di relazionarli tematicamente a ciò che accade nel presente. E allo stesso tempo cerchiamo di raccontare una storia nel passato. Se i flashback fossero solo un collegamento con il presente, allora sembrerebbero davvero solo un riempitivo. L’altra cosa difficile è che dobbiamo produrre i flashback negli 8/9 giorni che abbiamo per girare, insieme al resto dell’episodio. Quindi c’è una limitazione.
Allo stesso tempo, nella prima stagione, abbiamo sperimentato con due episodi – il settimo “Muse of Fire” e l’ottavo “Vendetta” – e abbiamo pensato “vediamo come è lo show senza flashback.” Abbiamo avuto la sensazione che questi due episodi soffrissero la mancanza dei flashback. Nel bene e nel male fanno parte del DNA dello show. So che qualcuno pensa “oh, i flashback sono un riempitivo,” o “non penso che 24 episodi necessitino dei flashback, puoi farlo in qualche episodio,” ma noi pensiamo che la componente dei flashback sia necessaria per rendere a pieno un episodio di Arrow.

E avete anche fatto degli esperimenti su chi stesse avendo i flashback.
Beh, questo è il fatto. Nell’episodio 21 della prima stagione [“Undertaking”] è stata la prima volta in cui abbiamo usato un flashback non di Ollie. Ed ha funzionato così bene che abbiamo cominciato a farne di più nella seconda stagione. Ne abbiamo fatto uno con Laurel, uno con Diggle e ne abbiamo fatto uno con Oliver prima dell’isola. Sono andati così bene che, nella terza stagione, faremo probabilmente altri flashback non relativi all’isola o – dobbiamo trovare un nome – non “lineari”.

Considerato che scrivi per la CW e che loro hanno uno marchio specifico, ci sono stati degli elementi o delle note che hai dovuto inserire nei copioni per adattarli al loro marchio?
Molte persone lo pensano, ma in realtà, no. Il compito che ci ha dato Mark Pedowitz, il capo del network, è stato proprio quello di non rispettare il loro marchio. Quello che Mark stava cercando di fare due anni fa – e che ha fatto con successo – è stato cambiare il marchio della CW. È andato molto al di là del canale di Gossip Girl.

La dinamica del “Team Arrow” con Diggle e Felicity era nei piani fin dall’inizio?
Assolutamente no. Abbiamo sempre saputo che Diggle avrebbe scoperto l’identità di Oliver e sarebbe diventato un suo alleato. Felicity è stata una grande sorpresa. Ha cominciato come comparsa nel terzo episodio della prima stagione. Mentre stavamo scrivendo il quarto episodio abbiamo visto delle riprese così buone di Emily Bett Rickards che abbiamo pensato “mettiamola nel quarto e nel quinto episodio.” Scrivere per lei era divertente. Poi il network continuava a dirci “la rivedremo ancora, vero?” E noi “ci abbiamo già pensato prima di voi!” Alla fine siamo arrivati al momento in cui lei doveva scoprire il segreto di Oliver o sarebbe sembrata la più grossa idiota del mondo. Quindi l’abbiamo portata dentro. Mi piacerebbe poter dire che questo era stato il nostro piano originale fin dall’inizio, ma non lo era. Una delle cose che diciamo sempre dello show è che dobbiamo avere un piano, ma che dobbiamo anche darci lo spazio per deviare da quel piano. Parte di quella deviazione consiste nello scrivere per gli attori per i quali scriviamo, reagendo da produttori, sfruttando i loro punti di forza. Devi ascoltare il ritmo imposto dallo show e spingere nella direzione che rende meglio.

Quanto ascoltate i fan e come fate ad impedire che interferiscano con il processo creativo?
E’ divertente, perché io amo Twitter. All’inizio, quando abbiamo lanciato lo show, la CW ha riunito noi showrunner e ci ha detto di andare su Twitter. Non sapevamo cosa fosse. Ma abbiamo aperto degli account ed abbiamo cominciato a twittare. A me piace ed è un modo fantastico per interagire con i fan. Noi di Arrow abbiamo dei fantastici fan. Aiuta molto avere un feedback in tempo reale. Internet è diventata una presenza nella stanza degli autori ed un’utile guida su ciò che funziona e cosa no. Stan Lee una volta ha detto che il trucco per scrivere per i lettori di fumetti – e credo sia applichi a qualsiasi pubblico – è di non scrivere quello che vogliono, ma quello di cui hanno bisogno. Ecco come interiorizzo le cose. Se scrivi tutto quello che i fan ti chiedono, finisce per diventare un disastro. Li uso come un barometro per il successo o il fallimento. Che cosa li incuriosisce? In questo senso è divertente.

Come funziona la dinamica tra te e Andrew Kreisberg? Lavorate insieme? Avete delle squadre?
E’ casuale. Direi che cerchiamo di fare più lavoro insieme possibile. Ma una frase che spesso usiamo è “dividi e conquista.” Se siamo insieme nella stanza vuol dire che qualcosa non va. Normalmente, qualsiasi sia il problema, non dovrebbe necessitare la presenza di entrambi per essere risolto. Detto ciò, ci sono molte storie che facciamo insieme. E ci piace lavorare insieme perché abbiamo sempre la sensazione di tirare fuori il meglio l’uno dall’altro… è divertente, ci fanno spesso questa domanda e vorrei ci fosse una sorta di routine sul set, ma ogni giorno è una diversa avventura.

Di quale show parlate spesso nella stanza degli autori?
Parliamo spesso di Buffy the Vampire Slayer ed Angel. Direi che questi show hanno una grande influenza su come è strutturata la stagione – sul Grande Cattivo e tutto. Penso che se ci guardi vedi molte di queste influenze. Parliamo anche molto di Game of ThronesWalking DeadBreaking Bad. Al momento parliamo molto di Silicon Valley. Nel primo anno di Arrow, parlavamo spesso di Girls, che – lo ammetto – non è il mio genere. Ho cominciato a guardarlo solo perché gli autori nel parlavano tanto che ho sentito almeno la necessità di informarmi. L’ho guardato e poi, quando ho realizzato che ho due figlie che possono diventare così crescendo, per me è diventato molto meno divertente da seguire.

Orphan Black?
Oh sì! Orphan Black… grazie. Mi è piaciuta tantissimo la prima serie. È una delle ragioni per cui abbiamo Dylan Bruce nello show. È fantastico. C’è un gruppo fantastico di attori nello show. Sto cominciando a guardare Sons of Anarchy e ad appassionarmi. Sono un grande fan di Wiseguy, principalmente perché è stato il primo show ad usare archi narrativi. Per la natura stessa dello show, che parla di un agente del FBI sotto copertura che si avvicina al suo target, l’idea degli antagonisti con i quali ti puoi identificare è istruttiva per uno show come Arrow.

Con altri show della DC che stanno per andare in onda – Gotham e Constantine – questa cosa restringe l’universo della DC a cui voi ragazzi potete fare riferimento?
Non lo so…non ne abbiamo ancora parlato. Questo è il modo in cui lavoriamo con la DC – all’inizio dell’anno ci danno una lista di personaggi che pensano possano essere giusti per Arrow e che potremmo voler usare. Questo ci aiuta sempre molto. Poi, per un episodio o un arco narrativo, noi andiamo dalla DC e diciamo “possiamo usare questo personaggio?” o “hey, abbiamo questo personaggio, esiste un personaggio della DC che corrisponde a questo modello?” A volte ci dicono “sì,” a volte “no.” A volte ci dicono che possiamo usare un personaggio, ma non un altro. Nella terza stagione c’è un personaggio che non abbiamo potuto ottenere, la DC ce ne ha proposto uno migliore. Vediamo di volta in volta. Penso che una delle cose che le persone hanno apprezzato della seconda stagione è stata quanto siamo andati a fondo nell’universo della DC. E vogliamo fare la stessa cosa nella terza stagione. Sfortunatamente ci incontriamo con il network domani, quindi non posso fare nessun annuncio, perché non ho fatto ancora vedere nulla al network. Penso che i fan dell’universo DC – e so che non tutti gli spettatori lo sono – ma penso che i fan di questi personaggi saranno molto contenti della terza stagione.

Il finale della seconda stagione sembra aver dato davvero una conclusione alle prime due stagioni…
Questo è esattamente come lo sentiamo noi, grazie per averlo detto.

E’ un sollievo adesso che la storia ha avuto successo?
E’ buffo…credo. Per me il grosso sollievo è che c’erano davvero tante cose innescate nel passato che dovevano accadere nel finale. Non ero così sicuro che saremmo riusciti a tenere il passo. Slade doveva aver indossato la maschera di Deathstroke nel passato ed Oliver doveva avergliela strappata, così che poteva finire sulla riva e diventare il totem che si vede all’inizio del pilot. Sara doveva, apparentemente, morire. Oliver doveva accoltellare Slade in un occhio. Dovevano accadere tutte queste cose. Avevamo delle idee su come farle accadere. Fino a che giri la scena e non tieni il passo, non sei mai sicuro di come tutti i punti si uniranno. Più che altro è molto eccitante. Abbiamo provato ad approcciare la prima stagione come un film. La seconda è come un sequel. Quindi stiamo approcciando la terza stagione come una trilogia. Come in molte trilogie di successo, la terza parte è come un nuovo animale.  Penso che Arrow sarà sempre Arrow, ma lo sentiremo come un nuovo animale.

Sicuramente avete giocato molto con gli shipper Oliver/Felicity nel finale.
Sì! Sapevo che sarebbe stato controverso e sapevo avremmo avuto una reazione. Ma non lo abbiamo fatto per questo. Alcune persone hanno detto “stavate gettando un osso agli shipper.” Ma non era nostra intenzione. Penso che i nostri spettatori siano molto arguti. Se gli getti un osso o crei una scena fine a se stessa, loro capiscono che non è sincera. Per noi è importante solo quale sia la storia giusta per questi due personaggi. Cosa ci darà il momento più drammatico?
Alla fine noi stiamo solo cercando di raccontare una storia avvincente. E già questo è difficile. Non stiamo cercando di servire un gruppo in particolare. Mi piace pensare che tutti i nostri spettatori – non importa di quale coppia siano gli shipper – tutti vogliano una buona storia. Tutti vogliono vedere un’ora avvincente di televisione. Questo è quello che dobbiamo fare in primo luogo  e per prima cosa…stavo guardando le risposte di Twitter mentre andava in onda l’episodio. Alcuni hanno visto la cosa arrivare ed altri non ne avevano idea. Quando hai milioni di persone che guardano uno show, ci sarà sempre un gruppo di persone sveglie che, guardando sono in grado di predire ogni cosa che gli proponi. La mia speranza è che possiamo non sorprenderti per cosa facciamo, ma forse possiamo sorprenderti per come la facciamo.

Quindi, chi darà da mangiare a Slade nella prigione sull’isola?
Me lo chiedono tutti! (ride) E io rispondo sempre con #skinnyslade [#slademagro] probabilmente riveleremo come funziona la prigione nella terza stagione. Ma ne abbiamo decisamente parlato. C’è una spiegazione.