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18 Dec

Serie TV: pilot di Crisis

Teresa Soldani - 25 marzo 2014
Teresa Soldani
25 marzo 2014
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Trasmesso il 16 marzo, Crisis, nuova serie della NBC nata dalla penna si Rand Ravich (Life, The Astronaut’s Wife, Candyman 2: Farewell to the Flesh) è un dramma che racconta gli eventi dietro al rapimento, durante una gita scolastica, di un gruppo di studenti della Ballard High School di Washington frequentata dai figli degli uomini più potenti del paese, tra cui il primogenito del Presidente degli Stati Uniti, Kyle (Adam Scott Miller).

La storia si sviluppa in maniera inaspettata, sebbene venga infatti rivelato fin dall’episodio pilota il volto dei responsabili del rapimento, ciò che non viene spiegato sono le motivazioni che lo abbiano scatenato. Il piano è chiaramente frutto di una dettagliata pianificazione da parte del suo ideatore il quale, facendo pressione sul legame dei genitori con i propri figli, usa ciascuno di essi per fare diverse richieste che fanno evidentemente parte di un disegno ben più grande e letale di quanto si possa immaginare.

L’idea sulla quale si basa lo show è brillante, il folto numero di adolescenti tenuti in ostaggio, forzatamente costretto a condividere un momento così difficile e a creare un legame dettato dalle circostanze, fornisce alla serie quel tanto di leggerezza che aiuta a spezzare il ritmo tra le macchinazioni dei rapitori e le indagini dei Servizi Segreti e del FBI, nonché la disperazione dei genitori, obbligati a fare l’impensabile per salvare la vita dei propri ragazzi. Chi infatti acconsente alle richieste dei rapitori può riabbracciare il proprio figlio.

Il pilot, con il suo ritmo serrato ed il continuo fare avanti e indietro tra il luogo di prigionia dei ragazzi, i genitori e le indagini, non risparmia inaspettati colpi di scena.

Il parterre degli attori coinvolti è di tutto rispetto, Gillian Anderson, Dermot Mulroney, Lance Gross i quali danno ottima prova di sé, ma ci sono alcuni aspetti che hanno creato qualche dubbio nel pubblico e nella critica. Il primo è che Crisis possa essere troppo simile al dramma della CBS Hostages, da poco cancellato dopo un’dimenticabile prima stagione; il secondo è che le intenzioni non ancora rivelate dell’ideatore di questo diabolico piano, non siano sufficienti ad appassionare il pubblico.

Forse questo è il difetto maggiore di Crisis, seppure il suo ritmo sia serrato e l’idea stimolante, è come se avesse troppi protagonisti a cui inevitabilmente si finisce per non affezionarsi. I ragazzi, i genitori, gli agenti coinvolti nelle indagini, i rapitori: i ruoli in gioco sono talmente tanti che il rischio più grande è che la maggior parte di essi diventi dimenticabile.

Tra i protagonisti della serie, forse la più debole è Rachael Taylor, l’agente Susie Dunn, nonché la sorella di Meg Fitch (Gillian Anderson), amministratore delegato di una potentissima e ricchissima multinazionale, che con il suo aspetto etereo e fragile poco si confà all’idea generale del duro agente del FBI che lavora efficacemente sul campo. Meritano una menzione d’onore la stessa Anderson e Dermot Mulroney, che interpreta Francis Gibson, il padre di uno dei ragazzi che accompagna la figlia in gita e viene rapito con loro.

Un assioma in televisione detta di ‘non giudicare mai uno show dal suo pilot’ e questo vale sia che esso sia di cattiva che di buona qualità, come nel caso di Crisis che, con la regia Phillip Noyce (“Sotto il segno del pericolo” e “Revenge”) sicuramente ha creato un prodotto di tutto rispetto.

Ciò che conta tuttavia è vedere se Crisis riuscirà a mantenere le promesse che fa nel suo episodio pilota, tenendo alto l’interesse del pubblico ed il ritmo serrato anche negli episodi a venire.

 

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