Sanremo 2015: il racconto della terza serata

Poche risate, qualche fuori programma tecnico, l'infortunio di Arisa e la gara di cover fra i big. Ecco la terza serata a Sanremo

Alti e bassi nella terza serata del 65esimo Festival di Sanremo.

Si parte alti e carichi quando spicca il talento di Federico Paciotti in apertura, l’ ex-chitarrista dei Gazosa che fonde opera e rock ed inaugura la gara nella gara, quella che classifica i big della serata per l’interpretazione di cover sanremesi, dopo lo scontro di due sfide dirette fra le nuove proposte.

Ma arriva subito qualche basso: quasi sottovoce Raf (forse non al top) canta Le rose rosse mentre Moreno liquida in stile Caraibi Una carezza in un pugno. Con Arisa che tarda il suo ingresso e zoppica si apre poi il gossip su come abbia festeggiato la serata precedente ma è un salto che sblocca la serata, quello per incontrare l’orgoglio italiano fra le stelle.

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L’astronauta Samantha Cristoforetti in collegamento con l’Ariston

Il collegamento con Samantha Cristoforetti – pronta ormai a svegliarsi sull’ISS sulle note di Luce di Elisa e ad una settimana dal collegamento nella trasmissione di Fabio Fazio Che Fuori Tempo Che Fa – confessa di non avere grandi nostalgie dopo 81 giorni fra gli astri, gratificata dal suo lavoro con la comunità scientifica italiana e spiazza tutti quando, ottimista e sorridente, risponde che della Terra non c’è nulla di davvero importante che le manchi, mentre saluta tutti con i soliti volteggi del microfono.

Altro picco quello con gli Spandau Ballet, attesi ma fulminei. Tony Hadley sfodera i suoi “Grazie” mentre canta I fly for you, passando a Gold e concludendo il medley col classico Trought the barricades fra estensioni vocali che conquistano la standing ovation. Ma a fatica Conti riesce a strappare poi due chiacchiere sul film documentario ed il tour… E’ fuga.

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Gli Spandau Ballet ospiti della terza serata del Festival Sanremo 2015

Rocio ci risparmia le battute sulle filastrocche spagnole, Emma (in un primo abito oro di forse due taglie in meno) padroneggia meglio la scena presentando Chiara, fiammante e dal palmo sinistro dorato con la sua Il volto dell’amore. Nesli ha Mare Mare di Carboni alla sua maniera (inchino con mano sulla coscia), bene i Dear Jack che rinfrescano Io che amo solo te di Endrigo con accordi nuovi che conquistano la platea anche con delle rose alla prima fila, poi Bianca Atzei, avvolta nella ormai solita gonna-velo e sempre pronta ad esibire i suoi tatoo.

Un tonfo tecnico invece è quello di Alex Britti quando non raggiunge qualche acuto in Io mi fermo qui – mai un titolo fu più azzeccato – e a proposito di tonfi Luca Bizzarri e Paolo Chessisoglu avevano i momenti comicità dopo i flop SianiPintus, ma si parte male.
La coppia esordisce sulle note di un inedito che risulta a tratti dissacrante, in cui tutto ruota sui frequenti omaggi fatti ieri agli artisti scomparsi, divagando da Tenco a Pino Daniele. Entrée poco opportuna, pochi applausi e tanto meno risate. Si recupera poco dopo quando il duo si accanisce su Arisa, sulle mise della Marrone, l’aplomb di Conti e il governo Renzi. Un’ultima parentesi  pseudo-comica a fine serata sulle unioni omosessuali (con una battuta persino su Conti) ed i diritti non esplode nemmeno sul finale.

Invece con Massimo Ferrero si ride davvero.
Il presidente della Sampdoria non delude (anzi forse supera Crozza): snobba il gobbo ed in pochi minuti di show sanremese va a braccio. Rende l’idea insomma quando risponde a Conti sulla sua canzone preferita, Una vita spericolata, senza fermarsi né sparire come dovrebbe dietro le quinte dopo i saluti.

E’ mistero sull’anestetico (o antidolorifico?) assunto da Arisa a fine serata. Non si sa cosa abbia preso per alleviare il dolore alla gamba ma sugli effetti ed i sintomi sono certo tutti concordi quando presenta a singhiozzo Annalisa in super-minigonna con la hit Ti sento del 1985.

Poi i Saint Motel relegati a poco meno dell’una di notte e non solo: il gruppo di Los Angeles riceve il disco di platino ma sul palco di Sanremo non può esibirsi per problemi tecnici. Solo al terzo microfono (o grazie ad un fonico forse ripresosi dalla fase rem?) si conclude una performance deludente.

Dalla sala stampa Rocco Tanica riavvia il finale del festival con ironia e anticipa la premiazione della pseudo-gara fra i big: a Nek che ha osato su volere della moglie con Se telefonando  (con voce intensa, calda quasi quanto quella di Mina nel ’66) va il premio “Cover”, così esplode il numero migliore della serata sul palco.  E domani, un’altra serata ed altre inevitabili sorprese.

[foto: Tv.Fanpage.it/Ansa]