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Scandal: episodio 3×18 The Price of Free and Fair Election [spoiler]

Teresa Soldani - 18 aprile 2014
Teresa Soldani
18 aprile 2014
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[Spoiler per l’episodio 3×18 The Price of Free and Fair Election]

Il prezzo della vittoria – anche quando questa ti fa diventare Presidente degli Stati Uniti d’America – sembra davvero troppo alto da pagare, soprattutto quando si è solo vagamente consapevoli di cosa ci stia davvero accadendo.
Scandal aveva promesso un finale di stagione con il botto e ha lasciato tutti – ancora una volta – senza parole.
Coloro che si aspettavano di vedere bombe, omicidi e spettacolari rappresaglie saranno però rimasti delusi, questa puntata stabilisce infatti un ritmo forse meno forsennato delle 17 che la hanno preceduta, ma non per questo i risultati sono meno devastanti.
Rowan Pope (Joe Morton), la peggiore mente criminale e manipolatrice che si sia vista ai tempi di Lex Lutor (lui però faceva ridere!), si mostra in tutta la sua gloria, ed allo spettatore non resta che prendere atto del fatto che l’uomo ha sempre tenuto saldi tra le mani i fili della ragnatela mortale che stava tessendo.
Tutto va esattamente come lui voleva che andasse all’inizio della stagione, Olivia (Kerry Washington) si allontana da Washington e Maya (Khandi Alexander) è di nuovo rinchiusa nella buca del B613 appena ripristinato dal neo presidente eletto Fitzgerald Thomas Grant III (Tony Goldwyn).

Il prezzo di tutto questo? La vita del figlio quindicenne di Fitz e Mellie Grant (Bellamy Young).

La puntata precedente ci aveva lasciati con tutti gli avversari politici del Presidente Grant riuniti in una chiesa imbottita di un esplosivo pronto a saltare in aria, bomba attivata dalla stessa Maya, decisa ad eliminare per sempre l’uomo che, a suo avviso, rappresenta il peggior pericolo per la figlia: Fitz.
Cyrus Beene (Jeff Perry) riesce però a trattenere il Presidente, impedendogli di andare alle esequie e quando la bomba esplode, trasformando la diretta avversaria politica di Fitz in una sorta di eroina per la sua pronta e generosa reazione agli eventi, segna inevitabilmente  il futuro politico del Presidente.
Il team Pope è ormai certo che Fitz perderà le elezioni e la sua reazione è meno dispiaciuta di quella che si possa immaginare: per un momento l’uomo si concede infatti di vedersi insieme alla donna che ama nella loro casa in Vermont, con due figli a carico e lei che prepara marmellate, ma stiamo pur sempre parlando di uno show scritto da Shonda Rhimes e chi conosce il suo stile sa quanto fatale sia indulgere in questo genere di fantasie.
Olivia infatti – con una notevole dose di coraggio e di autolesionismo – non si concede di lasciarsi andare agli stessi sogni di Fitz e, quando lui le dice che lascerà finalmente la moglie, gli confessa la verità su Mellie.
Il motivo per cui l’ha allontanato dal suo letto, la ragione stessa per cui lui ha iniziato una relazione extraconiugale con Olivia, è basata su una bugia: Mellie non è la donna fredda e calcolatrice che lui immagina, la verità – gli confessa rompendo la promessa fatta alla first lady – è che è stata violentata dal padre di lui Big Jerry.
Inizialmente Fitz fatica a crederci, ma alla fine è costretto ad affrontare i fatti, ed in una scena senza troppe parole, ma particolarmente toccante tra marito e moglie, si vedono i due riavvicinarsi come non avevamo visto da tempo.

Fitz è pronto, a questo punto, a fare quello che – ne è convinto – sarà il suo ultimo discorso da Presidente davanti ai suoi elettori, ma la tragedia è ovviamente dietro l’angolo e proprio sul palco in cui sta parlando si consuma in tutta la sua tragicità.
Il figlio del presidente cade a terra esanime e, condotto in tutta fretta in ospedale, morirà per una meningite batterica fulminante poco tempo dopo.
Gli eventi cambiano completamente i risultati delle elezioni che sembravano ormai scritte. Il popolo americano non voterà mai contro un Presidente che ha sofferto una perdita tanto devastante, ma si allineerà al suo fianco – sono le parole di Olivia – ed infatti Fitz viene rieletto.

Il piano di Rowan Pope si svela lentamente così in tutta la sua diabolica e devastante efficacia: l’uomo convince il presidente del fatto che la moglie Maya sia la responsabile della morte del ragazzo, ricevendo così l’ordine di fare di tutto per fermarla e, poco dopo, fa arrestare la ex moglie in fuga. Fitz ottiene così ciò che vuole, ma Rowan riceve in cambio la sua completa fiducia e l’ordine di riaprire il B613.
Olivia, convinta di essere la responsabile di tutto quanto accaduto “sono io. Io sono quella che deve essere sistemata. Io sono quella di cui bisogna occuparsi. Sono lo scandalo. Ed il modo migliore per affrontare uno scandalo è farlo sparire,” chiama il padre – del quale anche lei si fida ormai ciecamente – chiedendogli se la sua offerta di lasciare per sempre la città ed il suo lavoro sia ancora valida.
Ma la donna non se ne andrà da sola, Jake Ballard (Scott Foley) lasciata alle spalle la sua esperienza con il B613, la cui guida è tornata a Rowan, le chiede di portarlo con lei. E Olivia accetta.

In tutto questo la relazione tra Huck (Guillermo Diaz) e Quinn (Katie Lowes) prosegue indisturbata, questa volta alla luce del sole, e quando Quinn dà il suo addio a Charlie, l’uomo le consegna un fascicolo con tutta la verità sulla famiglia di Huck, sapendo che la donna cercherà di farlo riavvicinare a suo figlio e sperando così che l’uomo la lasci per sempre.
Ma Huck, che accetta la decisione di Olivia di andarsene, decide di usare la scelta della sua amica come una spinta per tentare di ritrovare una parvenza di equilibrio e riavvicinarsi alla sua famiglia.
Huck è sempre stato uno dei personaggi più ambigui della serie, un uomo il cui equilibrio è chiaramente compromesso a causa delle violenze che è stato costretto a commettere, ma uno dei protagonisti dello show con il quale ho personalmente più conflitti è proprio Quinn.
Trovo infatti che la sua evoluzione sia totalmente dissonante. Per due stagioni ci viene presentata come una sorta di fiorellino indifeso alla spasmodica ricerca di un posto nel team di Olivia e l’attimo dopo – sotto la spinta di un ricatto – si trasforma improvvisamente in un’assassina assetata di sangue, una perfetta esecutrice materiale delle peggiori torture, eccitata sessualmente dalla vista del sangue. La scena in cui lei ed Huck vengono colti  a fare sesso nella stanza in cui il padre di Olivia è stato accoltellato, il cui pavimento è ricoperto del suo sangue, non è strana, è semplicemente inquietante dal punto di vista narrativo, girata con l’ovvio ed unico scopo di scioccare, ma finendo per essere quasi risibile.
Nonostante ciò Huck e Quinn sono praticamente l’unico “lieto fine” di questo finale di stagione.

Fitzgerald Thomas Grant III

Fitzgerald Thomas Grant III ha infatti vinto le elezioni, è di nuovo Presidente, ma viene lasciato letteralmente in ginocchio per aver perso molto più di una sfida politica, l’uomo si è infatti lasciato alle spalle un figlio, la donna che ama, le sue convinzioni sulla moglie Mellie, non più carnefice, ma vittima del suo stesso padre, per non parlare del fatto che ormai ripone piena fiducia nel responsabile di tutte le sofferenze che sta patendo.

Tutto viene rimesso nuovamente in gioco e la speranza che le cose possano essere aggiustate sembra davvero labile fino a che non vediamo – nelle ultime scene dell’episodio – David Rosen (Joshua Malina) ricevere una speciale consegna da Jake: scatole e scatole di fascicoli contenenti tutti gli sporchi segreti ed intrighi del B613.

Nonostante quindi un finale di stagione meno adrenalinico di quello che in molti si aspettassero, dal ritmo meno serrato, ho personalmente apprezzato più questo episodio che lo svolgersi generale di questa terza stagione di Scandal.
La sensazione, per tutta la durata dei precedenti 17 episodi, è che lo show avesse intrapreso una strada molto diversa dalle premesse iniziali.
Che fine aveva fatto l’Olivia delle prime stagioni? La donna forte ed indipendente, capace di affrontare il peggiore degli scandali?
La protagonista di questa stagione mi è sempre sembrata sempre troppo fragile, spesso in balia degli eventi, a volte dominata da una punta di isteria, molto distante dalla protagonista che avevo imparato ad apprezzare.
Lo stile stesso dello show, sempre esplosivo, puntata dopo puntata, con circostanze e accadimenti sempre meno credibili a cui assistere, aveva perso molto del suo appeal in una sorta di deragliamento narrativo.
Per quanto ovviamente il programma debba narrare situazioni al limite – il titolo stesso lo suggerisce – l’impressione generale è che avesse abbandonato l’idea di descrivere il mondo che gravita attorno al Presidente come un subdolo campo di battaglia minato dal quale solo i combattenti più scaltri potevano uscire vincitori, per sostituirlo con una sorta di fenomeno da baraccone, troppo spettacolare, troppo gridato ai quattro venti.
Se ogni puntata, ogni personaggio, ogni singolo evento grida al peggiore degli scandali, alla lunga, tutto questo eccesso finisce per diventare poco credibile e meno godibile.

Quel che è certo è che il futuro del team di Olivia Pope e tutto da riscrivere, come è da verificare che quelle che si sono appena svolte siano davvero elezioni giuste e libere, come suggerisce il titolo dell’episodio, considerando infatti la geniale e letale macchinazione di Rowan, è tutto da vedere.

Il finale di stagione di Scandal ha, in parte, ristabilito un equilibrio che mi auguro la quarta stagione continuerà a perseguire.

 

 

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