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21 Nov

Anteprima: Stalker recensione dell’episodio 1×01 ‘Pilot’ [spoiler]

Teresa Soldani
ottobre 1, 2014
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Tra le tante novità di questa stagione televisiva, vi segnaliamo Stalker, che andrà in onda negli Stati Uniti questa sera sulla CBS.
Il nuovo dramma promette di essere il più spaventoso che il network abbia mai trasmesso e la sola presenza del creatore e produttore Kevin Williamson dovrebbe essere una garanzia (o quasi) di successo, se si considera che dietro al suo nome ci sono prodotti come ScreamVampire Diaries o il recente The Following che ha però deluso molte aspettative.

Stalker si presenta con un solido e accattivante pilot che segue le vicende del tenente Beth Davis (Maggie Q), del detective Jack Larsen (Dylan McDermott) e dei membri della squadra del TAU (Threat Assessment Unit) di Los Angeles. La piccola unità investiga su casi di stalking di grande richiamo mediatico o di più piccola entità, cercando di fare del proprio meglio per prevenire questo genere di crimini prima che accadano, cosa che – come presto apprenderà il detective Larsen a sue spese, appena trasferito a Los Angeles dalla omicidi di New York – si rivelerà piuttosto complicata, specialmente quando il tuo superiore e partner, e tu stesso, avete sulle spalle bagagli emotivi tanto pesanti.
Quello che è certo è che Stalker non è una serie per persone ansiose, se vi piace Criminal Minds tuttavia (il paragone è inevitabile) questo è il vostro show.
In questo primo episodio vengono narrati due diversi casi di stalking, uno a danno di una donna, il secondo di un uomo, con conseguente sciorinamento di statistiche su come, questo genere di crimine, colpisca entrambi i sessi, ma l’aspetto forse più negativo è che un reale problema, acutizzato negli ultimi anni da un uso sconsiderato di Internet, viene trattato con uno stile troppo da film dell’orrore che trova nel colpo di scena, nelle telefonate raccapriccianti, nel far letteralmente saltare lo spettatore sulla poltrona, la sua valvola di sfogo. Se in sostanza lo scopo è trattare con credibilità, attraverso un prodotto di finzione, un problema reale, l’approccio di Stalker sembra lasciare un po’ a desiderare.

stalker

Il personaggio di Dylan McDermott poi, in particolare, non si presenta esattamente al meglio, tanto da risultare immediatamente antipatico anche alla sua futura compagna di lavoro. Maggie Q, bellissima e talentuosa protagonista, buca lo schermo come faceva con Nikita, anche se in questa serie interpreta un personaggio molto più serio dello show della CW e, nonostante il primo incontro tra i due non sia proprio brillante, la chimica tra i protagonisti sembra comunque funzionare ed essere credibile.

Considerato il successo di The Vampire Diaries (di cui la CBS è co-proprietaria) è abbastanza evidente il motivo per cui il network più visto d’America abbia voluto accaparrarsi un prodotto di Williamson. Il problema principale è forse però che, avendo già in programmazione Criminal Minds, è difficile proporre un altro prodotto che rappresenti comunque un genere di violenza così grafica. Con questa consapevolezza sembra infatti che lo showrunner abbia deciso di proporre una serie che si occupasse più profondamente dei suoi protagonisti e delle conseguenze che il lavoro che compiono possono avere su di loro più di quanto, di fatto, non faccia Criminal Minds, che si concentra invece più sui vari casi della settimana. Resta da vedere se Stalker riuscirà a portare a termine questo compito o finirà per scadere in uno show esageratamente violento, come è accaduto per The Following.
Il confine è sottile e facile da superare e Stalker sembra percorrerlo con qualche difficoltà.
Sebbene quindi – da amante del genere – mi trovi ad essere in apprensione nel veder trasformare un buon potenziale in un prodotto esageratamente sensazionalistico, Stalker merita sicuramente una chance.

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