Arrow: James Bamford parla del suo debutto come regista

Da coreografo delle scene d'azione a regista il passo non è così breve e James Bamford ci spiega perché

L’episodio di stasera di Arrow sarà diretto per la prima volta da James Bamford, coreografo di tutte le scene d’azione della serie, con una lunga esperienza nel campo, al quale – per la prima volta – è stata data l’opportunità di dirigere un intera puntata e non solo gli epici combattimenti per cui lo show è ormai famoso. In questa interessante intervista con TVLine, Bamford parla della sua formazione e di come sia stato dirigere un episodio della serie in cui lavora sin dal suo esordio, quattro anni fa.

Come è nata l’opportunità di dirigere un episodio? Avevi chiesto di poterlo fare o i produttori te lo hanno proposto?
A produttori di altre serie, come Stargate, avevo detto che mi sarebbe piaciuto dirigere un episodio, ma quando si è presentata l’occasione lo show è stato cancellato. In questo caso ne ho parlato con Marc Guggenheim e Andrew Kreisberg all’inizio della stagione ed Arrow era lo show ideale per mettere a frutto l’esperienza acquisita negli anni e applicarla alla regia. Ho già diretto una troupe per le scene d’azione, cosa che per me è diventata abituale, ma volevo mettermi alla prova anche con le scene drammatiche. Così, alla fine della seconda stagione, sono andato a Los Angeles ed ho incontrato Greg Berlanti e gli ho semplicemente detto che mi sarebbe piaciuto provare e lui ha risposto subito “ma è fantastico! Ecco come possiamo fare.” E’ stato molto preciso sul modo in cui potevamo agire, mi ha suggerito di affiancare un paio di registi e mi ha detto che alla fine della 3^ o all’inizio della 4^ stagione avrei potuto dirigere un episodio e altri in futuro.

Di cosa parla la puntata di questa settimana? Com’è stato lavorare per la prima volta in questo ruolo?
E’ un episodio particolarmente Diggle-centrico, affonda le radici nella sua storia e risponde a molte domande che sono rimaste in sospeso fin dalla prima stagione.

Diggle ha appena saputo da Damien Darhk che suo fratello era “sporco”, ma non riesco a immaginare che lui possa crederci davvero.
Certo che non ci crede, ma vuole anche porre fine a questa storia. Vuole dar pace a tutte le sensazioni che ha provato nei confronti di suo fratello nel corso degli anni, come chiunque vorrebbe fare. Non vuole continuare a vivere portando sulle spalle questo peso per il resto della vita. Vuole vivere la sua vita. Questo episodio è incentrato sulla famiglia, non solo quella di Diggle, ma la famiglia intesa come Team Arrow ed il modo in cui interagisce. E’ intitolato “Fratellanza” per un’ottima ragione, perché si applica non solo a Dig, ma in particolare al suo rapporto con Oliver. Vedrete i punti di forza e quelli deboli di questa relazione.

Il copione che ti hanno dato è particolarmente ricco d’azione o è un episodio standard di Arrow?
E’ buffo, in molti mi hanno chiesto la stessa cosa ed io ho sempre risposto “quale episodio di Arrow non è ricco d’azione?” Perché ormai la serie è conosciuta per essere piena di scene d’azione. Penso quindi che non ne abbia più del normale. Ciò che abbiamo cercato di ottenere con gli autori – che sono fantastici – è un episodio che, non avendo un badget immenso, desse il meglio in termini di qualità, piuttosto che di quantità.

C’è una scena particolare che avresti voluto fare da un po?
C’è una scena d’azione fatta in una sola ripresa, dall’inizio alla fine, che avrei voluto fare da circa vent’anni. Quindi ne sono molto orgoglioso.

E sai quanto sia lunga, una volta che è stata montata?
In origine durava 57 secondi, è una scena che coinvolge attori e stuntman… e molti altri. E’ incredibile. Nella versione finale che ho visto è stata tagliata solo verso la fine e ora dura circa 52 secondi, ma le parti che preferisco non sono state toccate, sono rimaste intatte.

So che non ti è toccato il difficile compito di dirigere una scena d’amore.
[Ride] Solo perché qualche scettico ha messo in dubbio la mia capacità di dirigere scene drammatiche, a causa della mia esperienza.  Ma lavoro nel mondo del teatro e della televisione da 25 anni – io stesso ho cominciato come attore – e per me tutto è correlato alla maturazione dei personaggi. Persino le scene di lotta che creo sono guidate dai personaggi, quindi non vedevo l’ora di fare qualcosa di diverso seduta su quella sedia da regista. Ma sono stato benissimo con gli attori, hanno ascoltato ogni suggerimento e proprio per il nostro rapporto ho avuto l’opportunità di spingere alcuni di loro a dare qualcosa in più del loro personaggio, cose che forse non avete mai visto in altri episodi.  Quindi non vedo l’ora di vedere la reazione dei fan di fronte a quei piccoli momenti che alcuni dei loro personaggi preferiti avranno. In particolare Diggle: i fan scopriranno molte cose su di lui che prima non sapevano, cose sulla sua psiche, su cosa prova nei riguardi di alcuni argomenti, qualcosa che va al di là della sua figura un po’ da “Yoda,” da saggio del gruppo. E’ sempre la voce della ragione di Oliver, ma in questo episodio vedrete i loro tipici ruoli invertirsi.

Nel tuo lavoro di tutti i giorni in Arrow, il protagonista della serie è lo strumento che ti permette di fare alcune cose, parlaci dell’evoluzione di Stephen Amell a livello fisico, sin dal primo giorno in cui lo hai incontrato, perché ovviamente lui si è lasciato guidare.
Il mio amico J.J. Makaro, che è il coordinatore degli stunt per Legends of Tomorrow, Arrow e Flash, mi chiamò e mi disse che mi voleva per il pilot di Arrow, una serie che descrisse come “James Bond che incontra Jason Bourne con il meglio del parkour e delle Arti Marziali Miste…” Ovviamente ha catturato il mio interesse dato che pratico le arti marziali sin da quando ho 8 anni e sono sempre stato un fan dei film che trattavano questo argomento. Ma all’inizio non mi occupavo delle coreografie delle scene d’azione, ero uno stuntman, ed ho avuto il compito di allenare Stephen e di occuparmi della coreografie delle sue scene d’azione. Stephen non conosceva le arti marziali, la box o qualsiasi forma di combattimento corpo a corpo, ma è capace e sopratutto ha voglia di imparare qualsiasi cosa. Quindi gli ho insegnato alcune basi, principalmente delle arti marziali filippine: Eskrima e Kali. Volevo insegnarli i tempi giusti, perché una delle cose che non mi piace dei combattimenti in televisione è il vecchio stile delle scene d’azione alla John Wayne, che è eccessivo e che risulta un po’ come un “bop, bop, bop,” mentre io volevo un ritmo diverso, tipo “ba-bop, bop, bop, ba-bop, bop, bop” e le arti marziali filippine sono perfette in queste senso, quindi ho insegnato a Stephen l’Eskrima e l’uso dei nunchaku e del combattimento con i coltelli. Ho evitato i calci, perché ci vogliono anni e anni e molto allenamento  per essere in grado di insegnare a qualcuno come calciare, per non parlare di insegnarlo ad un attore che lo dovrebbe fare in poche settimane. E lui ha seguito l’allenamento, si è fidato di me come sensei, come maestro, ed in pratica ha fatto ogni cosa che gli ho chiesto di fare. All’inizio, una delle prime cose che mi ha detto, è stata: “non ho mai dato un pugno a nessuno in tutta la mia vita.”

Ehi, nemmeno io!
Davvero?!Quindi puoi immaginarti come sia avere un ruolo in cui devi saperlo fare e devi prendere a pugni un centinaio di persone al giorno! E’ stato difficile per lui, è una persona dolcissima, un uomo gentile, un vero essere umano e non vuole far male a nessuno ed  è stata una cosa che abbiamo dovuto affrontare subito. Devi scavare nel suo carattere per farlo essere aggressivo e per insegnarli a difendersi. Stephen ha un passato da giocatore di football, oltre ad aver praticato altri sport, quindi ho seguito questa strada per allenarlo.

Al di fuori dell’universo di Arrow, c’è stata recentemente una scena d’azione che si è guadagnata la tua ammirazione?
Ne ho appena vista una domenica sera in Into the Badlands. Non è una novità per me, perché sono un grande fan del cinema di Hong Kong, ma adesso stanno portando la qualità di quello che fanno da quindici anni nel mercato americano e sono stato davvero contento di vedere questa cosa arrivare negli Stati Uniti. Ci è voluto molto tempo al pubblico americano per apprezzare questo genere. Poi c’è per esempio Daredevil di Netflix, che è girato a New York. Phil Silvera, che è un mio buon amico, è il coordinatore degli stunt per lo show e anche lì c’è una scena girata con un solo ciak, quella del corridoio, sono sicuro che l’avrai notata, oh, e poi c’è quella scena di lotta in Banshee che si svolge dentro, fuori ed intorno ad una macchina.

Quella è incredibile.
Sì, amico! E’ stata creata da un mio amico, Marcus Young. Queste tre scene sono decisamente le mie preferite e sono state create da coordinatori di talento. E questo genere di scene funziona davvero quando questa figura lavora gomito a gomito con il regista ed il direttore della fotografia per dare loro suggerimenti su come girare l’azione. Devi girarla e montarla con cura, oppure rischi di avere la migliore scena d’azione del mondo che assomiglia alla ripresa di un bambino di 5 anni che gioca con la sabbia.