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23 Nov

Arrow: recensione dell’episodio 3×03 ‘Corto Maltese’ [spoiler]

Teresa Soldani
23 ottobre 2014
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Il dolore è inevitabile, la sofferenza una scelta,” la frase detta da Malcolm Merlyn alla figlia Thea sembra essere il perfetto riassunto di cosa rappresenti questo show nella sua essenza. Nella vita dei protagonisti accadono eventi inevitabili che li portano ad affrontare situazioni al di là del loro controllo, esattamente come accade alla giovane Thea Queen/Merlyn e sta solo a loro decidere in che modo far fronte a tali eventi.

La Thea delle prime stagioni era molto diversa dalla giovane che Oliver si trova di fronte a Corto Maltese, quando si reca lì per convincerla a tornare a casa: da ragazzina viziata, che ha vissuto lo shock della perdita del fratello e del padre dandosi alla  droga e buttandosi in party scatenati, si è trasformata in una giovane donna completamente diversa, indurita dalla vita e dagli insegnamenti di un padre i cui metodi educativi discutibili la fanno comunque sentire amata. Perché è esattamente questo il punto focale del personaggio, Thea non ha fatto altro nella sua esistenza che cercare un posto nel mondo oltre all’approvazione delle persone che amava, senza mai concentrarsi davvero su quali fossero i suoi desideri ed i suoi bisogni e Malcom, anche se in un un modo opinabile, le restituisce questo potere, le dà il controllo della propria vita.

Quali siano poi le motivazioni per cui lui lo faccia è una questione che deve ancora essere chiarita, ma nella sua completa follia, non si può dire che l’uomo non sia stato strumentale nella maturazione della giovane oche non la ami. Quando Oliver la va a cercare infatti, Thea non scende a compromessi e gli chiede la verità e Oliver, in un certo senso, gliela rivela, perché, pur non confessandogli il suo segreto, le fornisce quella versione della verità strumentale per farla tornare a casa. Ma Oliver non conosce il segreto di Thea (anche se sospetta evidentemente qualcosa) più di quanto Thea non conosca quello del fratello e questo sarà sicuramente motivo di sviluppi interessanti, come sarà interessante essere testimoni dello starno rapporto padre/figlia che hanno Malcolm e Thea o scoprire la reazione di Oliver a questo legame.

Sul fronte Diggle, Lyla ed A.R.G.U.S. le cose si fanno particolarmente calde.
Quando l’uomo dice a Lyla che Oliver sta per partire per Corto Maltese, la donna gli chiede di accompagnarlo perché un agente operativo della A.R.G.U.S. che si trova sul posto non ha più dato notizie di sé, in modo così da poter tornare in contatto con lui e Diggle accetta. Alla fine si scoprirà che l’agente stava cercando di vendere delle informazioni segrete con tutti i dati, nomi ed ubicazioni degli operativi dell’agenzia guidata da Amanda Waller e naturalmente Oliver, Diggle e Roy riescono a impedire che questo avvenga, ma la parte interessante dell’episodio, per quanto concerne questo intreccio, arriva solo alla fine. L’agente infatti prega Diggle di mentire ad Amanda per dargli così l’occasione di uscire dall’Agenzia e dal controllo del suo spietato leader che, a quanto da lui dichiarato, lo ha messo nelle condizioni di fare cose indicibili. Dig, dopo questa confessione, atterra l’uomo con un pugno, ma non si capisce di fatto se abbia preso in considerazione o meno la sua richiesta. Eppure, quando torna a casa da Lyla, lei gli dice di dover andare alla A.R.G.U.S., aggiungendo un “faccio tutto quello che Amanda Waller vuole, ricordi?
Molto poco, o sarebbe meglio dire nulla, in questa serie viene lasciato al caso e sospetto che il rapporto A.R.G.U.S./Team Arrow avrà un peso importante nel prosieguo della stagione, tale da mettere a serio repentaglio la famiglia di Diggle. Che la Amanda Waller sia infatti una persona disposta a tutto per ottenere ciò che vuole non è un mistero ed il fatto che sia la protagonista dei flashback di Oliver ad Hong Kong non è certamente un caso e credo che con questo episodio sia stata aperta una porta su una storyline che avrà uno sviluppo importante nella stagione.

Altra trama secondaria dell’episodio è stata quella dedicata a Lauren. E’ piuttosto evidente come la donna non abbia in alcun modo superato lo shock della morte di Sara e di come sia decisa a prendere il posto della sorella, eppure Lauren impara a sue spese quanto sia duro il ruolo “dell’eroina.” Ho apprezzato particolarmente la scelta degli autori di far negare a Oliver il suo aiuto alla donna di imparare a combattere, mentre per Laurel arrivare ad essere ciò che la sorella era stata è infatti una sorta di liberazione catartica, per Oliver è una dannazione.

Se lui (o Sara) avessero potuto scegliere, non sarebbero mai diventati ciò che sono, ha quindi perfettamente senso che lui le neghi il proprio aiuto e questo contribuisce a far comprendere come Laurel ed Oliver in questo momento siano in due galassie particolarmente lontane. Il dolore e la rabbia che lei sta provando le impediscono infatti di comprendere il punto di vista di Oliver e questo avrà sicuramente delle ripercussioni nel loro rapporto. Una volta che Laurel avrà compiuto il suo destino diventando Black Canary, Oliver non le girerà mai le spalle, perché questo è ciò che lui è, ma questo non significa che non avrà problemi con la sua scelta. Essere Arrow è, in un certo senso, un peso per Oliver e sapere che qualcuno che aveva la possibilità di condurre una vita diversa abbia invece scelto di vivere il suo calvario, non può non creare una spaccatura tra i due.

Parliamo invece del triangolo Oliver/Felicity/Ray. Ciò che sta succedendo alla Queen Consolidated è davvero interessante, Felicity, nello scorso episodio, aveva accettato di lavorare con Palmer, ed in questa puntata, quando arriva in ufficio, mette in chiaro che ci sono cose che, come assistente esecutiva non farà mai. Ma l’uomo la spiazza completamente mettendola di fatto a capo della sezione di Scienza Applicata della compagnia, con tanto di assistente ed immenso ufficio (quello che una volta era di Oliver).

Ma quali sono i suoi scopi? Cosa vuole davvero Ray Palmer da Felicity e come vuole usare le sue capacità? Nonostante gli vada riconosciuto di aver sicuramente visto in Felicity delle potenzialità enormi come collaboratrice, il finale della puntata lascia aperti molti interrogativi, dandoci la chiara sensazione che Ray non sia affatto il bravo ragazzo che sembra, il che non fa che aggiungere un elemento interessante ad una situazione già di per se esplosiva. L’unico rammarico è non aver visto la reazione di Oliver all’annuncio di Felicity che sarebbe andata a lavorare per Palmer, perché, che Oliver lo sappia, lo si comprende inequivocabilmente dall’occhiata torva che le lancia quando lei dice di dover andare a lavoro, eppure nell’episodio i due non parlano mai esplicitamente della cosa. Che il rapporto tra Oliver e Felicity sia un po’ strano al momento è abbastanza evidente, ma la cosa positiva è che i sospesi che i due anno l’uno verso l’altra non stanno intaccando il loro rapporto lavorativo. La speranza è quindi che questa tensione venga canalizzata nel modo migliore per lo show, perché Felicity è sì un membro insostituibile del team Arrow, ma – al tempo stesso – è anche la donna che Oliver ama e questo tipo di sentimento non può essere messo a tacere troppo a lungo.

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