Arrow: recensione dell’episodio 3×06 ‘Guilty’ [spoiler]

La notte dei supereroi: Arrow, Arsenal, Ted Grant e Laurel, quattro diversi personaggi e quattro diversi modi di vivere la propria missione

Il sesto episodio della terza stagione di Arrow è il perfetto esempio del perché questo show funzioni tanto bene e sia così convincente. Nonostante “Guilty” sia stato probabilmente meno appassionante della puntata che ci siamo lasciati alle spalle la scorsa settimana, la narrativa di questo capitolo ha funzionato alla perfezione, inserendo tutti i diversi attori in una perfetta ed equilibrata danza.
E’ la notte dei supereroi: Arrow, Arsenal, Ted Grant e Black Canary, tutti e quattro portano un peso sulle spalle ed hanno una missione da compiere e tutti la portano avanti a modo proprio.
Ed è forse questo l’aspetto più interessante di “Guilty,” persone disposte a rischiare la propria vita facendo quello che loro fanno, devono inevitabilmente mostrare una certa forza di carattere, un certo individualismo persino, e pur rimanendo tutti fermi sulle proprie posizioni riescono comunque a lavorare in squadra, portando a casa il risultato finale.

Ma partiamo da Ted Grant e dalla sua rivelazione di essere stato, un tempo, ciò che Arrow è oggi, un uomo in maschera, che agiva nell’anonimato del quartiere più povero e vessato di Starling City, The Glades, un eroe che si teneva lontano dai titoli dei giornali e dalla bocca della gente e che cercava di fare del bene e che nel percorrere questa strada ha finito per essere tradito proprio dalla persona che avrebbe dovuto maggiormente sostenerlo: il compagno che lui stesso aveva allenato e che ha finito per trasformarsi in un assassino. Se ci si riflette in questi due personaggi, in Ted e Isaac Stanzler, ritroviamo in sostanza ciò che Arrow era nella prima stagione e ciò che è invece diventato. Oliver era tornato a Starling City deciso a fare di tutto pur di portare a termine la sua missione, ma il tempo gli ha fatto – mi perdonerete il gioco di parole – aggiustare il tiro, trasformando il vendicatore in eroe, esattamente come Ted ed Isaac. Il dualismo è chiaro ed è altrettanto importante sottolineare come gli autori ammettano di essere coscienti del sottile confine che c’è tra un eroe ed un assassino, confine che – lo sappiamo bene – regala ad Arrow parecchie notti insonni e con il quale non ha ancora imparato a convivere.
E’ per questo che Ted è un bel personaggio, ben interpretato e convincente, come è intrigante il suo modo di affrontare Arrow, senza timore e sottilmente ironico, come è intrigante il modo in cui i due hanno continuato a misurarsi durante l’episodio, soprattutto quando si tratta di Laurel.

Ecco, Laurel. Parliamo di come Arrow cerchi, in un certo senso, di costruirle attorno un muro. Che la ragione del suo astio nei confronti di Ted derivi da ciò che lui sta facendo con Laurel è evidente, ma il suo – chiariamolo subito – è istinto di protezione, accompagnato da una buona dose di alterigia. “Se io mi sono rifiutato di allenarti, tu, Laurel, non devi farlo con nessun altro,” è questo, in sostanza, il pensiero di Oliver ed in questa circostanza mi è piaciuto come Laurel gli abbia tenuto testa, come, nonostante le sue rimostranze e le sue velate minacce a Ted, lei decida comunque di andare per la propria strada. L’atteggiamento di Laurel in sostanza convince, le sue motivazioni lasciano, al contrario, ancora perplessi. Sara è morta, e questa è sicuramente una tragedia che la colpisce in prima persona, ma ciò che la sta spingendo ad allenarsi, trasformandola poi in Black Canary (l’immagine che vedete qui sotto è stata rilasciata proprio ieri e mostra per la prima volta Katie Cassidy con indosso quello che sarà il suo costume), non sembra essere la giusta motivazione, perché innescata dal desiderio di vendetta: “voglio che tu mi dia gli strumenti per vendicare la morte di mia sorella. Voglio che tu mi insegni come ottenere giustizia al di fuori di un’aula di tribunale,” dice infatti a Ted, ma non è esattamente questo modo di pensare che, in prima istanza, ha messo nei guai sia il suo maestro che Arrow stesso? Se l’intenzione degli autori è far percorrere a Laurel un cammino più oscuro di ciò che ci aspettiamo ben venga, la speranza è che sia reso credibile, perché, come abbiamo appunto imparato da questo episodio, tra un killer ed un eroe il confine è sottile.

Katie-Cassidy-Black-Canary-in-Arrow

E ne sa qualcosa anche Roy, una delle “armi nell’Arsenale di Arrow.
In pochi, credo, pensavano davvero che – dopo le rivelazioni dello scorso episodio – Roy potesse aver davvero ucciso Sara e, nonostante tutte le prove sembrino puntare contro di lui, alla fine dell’episodio si scoprirà che quelli che stavano affiorando alla superficie non erano altro che falsi ricordi, scatenati dal senso di colpa di aver comunque ucciso un innocente quando era sotto l’effetto del mirakuru.
Ho apprezzato molto questa parte della trama legata a Roy, come mi è piaciuto l’atteggiamento di Oliver, e di Diggle, nei suoi confronti. Per quanto concerne Diggle ammiro molto che il suo personaggio rappresenti questa granitica figura dell’uomo per cui il senso di giustizia non può avere due pesi e due misure, il suo affermare che se Roy è colpevole deve pagare, non è un tradimento nei confronti di un suo compagno d’armi, ma piuttosto l’espressione della purezza dei suoi principi ed una figura come Diggle, in un mondo di vigilantes, ricco di compromessi e chiaro scuri, e assolutamente necessaria. Come è necessario che sia proprio Oliver ad aiutare Roy, a non abbandonarlo, e ad accompagnarlo verso la verità. E che questa verità sia comunque dolorosa da accettare per il giovane risulta essere perfettamente in linea con lo show e con il suo intento di mostrare un mondo in cui non esistono solo bianco e nero, ma una miriade di sfumature di grigio in cui bene e male tendono spesso a confondersi, nel perfetto rispetto dell’atmosfera dark che Arrow ha avuto fin dal suo esordio.