Arrow: recensione dell’episodio 3×08 ‘The Brave and the Bold’ [spoiler]

Arrow e The Flash, il secondo episodio del crossover ci parla delle luci e le ombre dell'essere un supereroe

Il lato oscuro dell’essere un supereroe è decisamente il tema principale di questa seconda parte del crossover tra The Flash e Arrow, che si gioca in un campo completamente diverso dalla soleggiata Central City di Barry Allen.

E’ la volta del  Team Flash di bussare alle porte dell’Arrow Cave (il covo di Arrow) – che nessuno, per nessuna ragione deve chiamare in questo modo! – per prendere in consegna i risultati parziali dei campioni di DNA analizzati in seguito all’assassinio di Canary e, ovviamente, non si può fare visita ad un amico supereroe senza finire coinvolti in una lotta senza quartiere che, questa volta, mette in pericolo di vita qualcuno molto vicino al cuore di uno dei membri del Team Arrow.

In seguito ad un attacco diretto alla sede della A.R.G.U.S., Lyla rivelerà al team che l’uomo armato di boomerang, di cui avevano seguito le tracce fino a Central City, altri non è che un ex agente, Digger Harkness, che ha qualche motivo di risentimento proprio nei confronti della compagna di Diggle, colpevole di essere stata la mano che ha portato a termine il protocollo della A.R.G.U.S., in seguito ad una fallimentare missione a cui l’uomo aveva preso parte, che impone la “cancellazione” della squadra coinvolta, attraverso il microchip esplosivi inseriti nelle teste degli agenti della società segreta. Ovviamente il team si schiera in difesa di Lyla e comincia, da parte di Arrow , Barry e Diggle, la caccia all’uomo.

Ed è proprio in questa occasione che Barry, per la prima volta, verrà a scontrarsi con i metodi decisamente poco ortodossi di Arrow nell’ottenere le informazioni di cui ha bisogno. Arrow infatti – davanti ad uno sconvolto Flash – userà una certa violenta persuasione per cercare di ottenere da un uomo le informazioni necessarie per rintracciare Harkness.
Come sappiamo, tutto ciò che Arrow fa, finisce per essere strettamente legato al suo passato: in un flashback che ci riporta ad Hong Kong, infatti, vedremo come il rifiuto di Oliver di torturare un uomo per ottenere le coordinate di una bomba, finirà per farlo sentire responsabile della morte di moltissime persone coinvolte in un attentato dinamitardo. Quel che è certo è che le lezioni imparate ad un costo così alto sono le più difficili da dimenticare.

La realtà è che Arrow è un soldato forgiato in tempo di guerra che ha imparato ad agire, e reagire, in un certo modo ad un costo molto alto, ciò che agli occhi di Flash può essere il superamento di un limite che rischia di mettere l’eroe sullo stesso piano dei delinquenti che combatte, è in realtà per Arrow il risultato di un lungo e doloroso cammino che lo ha portato ad essere quello che è oggi. Nel pieno della battaglia è difficile distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, un omicidio dalla legittima difesa, la tortura da una forma di interrogatorio pesante, ma questo nodo viene al pettine nel momento in cui Oliver è, per così dire, ritornato a far parte della civiltà, trovandosi così a dover venire a patti con le azioni che ha compiuto “in tempo di guerra”. Tutto il tormento che lo dilania, la paura di Oliver di star perdendo la propria umanità, altro non è che il richiamo della propria coscienza o più semplicemente quel disturbo post-traumatico da stress che molti soldati affrontano a rientro di una guerra.

Lo scambio di opinioni che Arrow ha con The Flash a riguardo è veramente stupendo: per la prima volta qualcuno che è, come lui, sulla linea di fuoco, sbatte in faccia ad Arrow la verità. Barry, nonostante sia all’inizio del suo cammino di supereroe e non conosca probabilmente tutti gli aspetti del difficile compito che è chiamato a compiere, è consapevole dei rischi che si possono correre e del senso di responsabilità che si sviluppa verso le persone che ama ed il fatto che affronti di petto Oliver è una piacevole novità, rispetto al modo in cui questo delicato argomento è sempre stato trattato nella serie. Ho veramente apprezzato il modo in cui Barry impedisca ad Oliver di fare troppi giri di parole e di cadere in quel senso di colpa che lo perseguita. Nonostante la paura di Oliver di perdere la sua umanità, Barry gli dice chiaro e tondo che è stata quella a salvarlo, a permettergli di uscire dall’isola e fare di un’esperienza che avrebbe annientato i più, una motivazione per fare del bene.

Il che, e dubito sia una coincidenza, mi ha immediatamente richiamato alla memoria il discorso, fatto alla fine della seconda stagione, da Felicity ad Oliver dopo che Slade scatena la sua furia contro Oliver e le persone che ama. Proprio in quell’occasione Felicity gli dice chiaramente che ciò che stava accadendo allora era frutto della sua decisione, sull’isola, di uccidere Slade piuttosto che di curarlo, il che non è molto diverso dal concetto espresso da Barry in questo episodio: Oliver è quello che è oggi grazie alla scelta presa di far prevalere la luce che è in lui, piuttosto che l’oscurità.

E proprio parlando di luce – nulla è una coincidenza in Arrow – spunta ad interrompere lo scambio di vedute tra i due proprio Felicity, che annuncia di aver trovato Harkness. Il ruolo di Felicity, in questo episodio, è un po’ un ritorno alle origini del suo personaggio, incaricato di alleggerire l’atmosfera a volte troppo cupa del Covo di Arrow (sì, lo so che non dovrei chiamarlo così!) e con l’aiuto di Caitlin e soprattutto di Cisco, la cosa le riesce benissimo. Gli scambi tra Oliver e Felicity sono particolarmente dolci e si vede come lui abbia un’indulgenza nei suoi confronti che non concede ad altri. Ma la ragazza non è solo un genio del computer e la donna che Oliver ama, ma dimostra,  ancora una volta, di avere un certo spirito di iniziativa quando riesce a mettere in fuga Harkness, dopo che l’uomo inganna il resto del team e trova la posizione del covo di Arrow dove attacca Caitlin, Felicity e Lyla, ferendola gravemente.
Inutile dire che Lyla, fortunatamente, se la caverà e Diggle al risveglio di lei in ospedale, le chiede di sposarlo… di nuovo.

Per quanto concerne Harkness ovviamente il suo piano è destinato a fallire grazie soprattutto al fatto che i due team agiscano come uno solo, con Arrow e Flash che riescono a fermarlo… senza spargimenti di sangue.
Ma l’episodio non è finito qui, perché rimangono un paio di questioni in sospeso che Barry deve ancora chiarire con Oliver: la prima riguarda il fatto che, secondo Barry, Oliver si sbaglia sul fatto che solo Flash possa essere di ispirazione alle persone, perché anche lui, nel ruolo di Oliver può fare la stessa cosa (“non come Arrow, il tipo è un bastardo!“) e la seconda è che ancora non hanno chiarito chi dei due vincerebbe in uno scontro, quindi che la battaglia abbia inizio, ma non credevate davvero che ci avrebbero mostrato un vincitore, vero?