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22 Nov

Arrow: recensione dell’episodio 3×09 ‘The Climb’ [spoiler]

Teresa Soldani
11 dicembre 2014
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In un episodio come questo è quasi impossibile non partire dalla fine, dall’uso di quel famigerato cliffhanger (espediente narrativo che fa finire una serie televisiva con un colpo di scena) che tanto perseguita i fan delle serie TV, perché il nono episodio di Arrow e finale di metà stagione, è il perfetto esempio di come usare questo accorgimento e farlo bene.
The Climb” non ha puntato sull’originalità, potrei – seduta stante – elencarvi almeno una decina di show che hanno scelto di mettere in pericolo di vita il protagonista della serie, lasciando i fan in sospeso, in attesa dell’episodio successivo, non ha quindi deciso di percorrere una strada innovativa quando ha mostrato un Oliver Queen sconfitto e dato per morto alla fine dell’episodio. Il punto è che i fan sono ormai smaliziati, chi guarda la televisione, lo sa che il protagonista di uno show non può morire, non a metà di una stagione, in una serie che ha un discreto successo, quindi bisogna tener conto del fatto che chi siede di fronte ad uno schermo è una audience smaliziata che, in buona parte, ha imparato a conoscere i meccanismi narrativi che si celano dietro alle produzioni seriali. La sfida quindi non è tanto cercare espedienti che colgano di sorpresa, quanto usare quelli considerati, in un certo senso, più banali e nobilitarli.
E, con tutto il rispetto per molte serie assai più osannate dalla critica, Arrow è riuscito in un impresa di non facile realizzazione.
Oliver Queen, non importa quanto fosse forte la sua motivazione, non poteva vincere contro Ra’s al Ghul e questo, da spettatori, lo sapevamo. Sapevamo che nel momento in cui l’uomo si fosse scontrato con questa figura mitica, non avrebbe avuto scampo. Il punto quindi non è mai stato salvare Oliver o non dare al pubblico esattamente quello che si aspettava sarebbe successo, ma piuttosto darglielo, rendendolo comunque emotivamente coinvolgente, credibile, toccante, in una parla: epico.
Il guerriero Oliver, l’Arrow che ha vinto mille battaglie, in confronto a Ra’s al Ghul sembrava quasi un bambino che si scaglia contro un esercito, mentre, nel duello, la postura del secondo è sempre rimasta militaresca e quasi rilassata, Oliver menava fendenti con una foga che non riusciva a scalfire le difese di Ra’s. Più il combattimento proseguiva, più attendevo l’inevitabile fine. Eppure quando la spada della “testa del demone” (è questo il significato del nome Ra’s al Ghul) affonda mortalmente nel petto di Oliver, gli autori sono riusciti nell’incredibile impresa di farti gridare “lo sapevo!” ed insieme emozionarti per quello che stava accadendo.
C’è una nobiltà, una cruda e dolce fine nei ricordi che sfiorano la mente di Oliver prima che giunga l’oblio: il padre, la madre, l’abbraccio di Thea al suo ritorno a casa, il bacio d’amore a Felicity… il tutto, accompagnato dalle parole di congedo alla vita di Ra’s al Ghul, una litania che ha il sapore di una preghiera: “Rimetti le sue colpe e abbi pietà di lui, scusalo e perdonalo, accoglilo con onore, proteggilo dal castigo della sepoltura e dal tormento dell’inferno.
Bisogna essere delle pietre per non sentire le emozioni del momento, per non soffrire per Oliver e, allo stesso tempo, accettare l’inevitabilità di una morte così onorevole per un guerriero quale lui è.
A metà della terza stagione dello show, gli autori ci danno la fine perfetta. Eccetto che, non è la fine.

Ma considerato che Arrow ama i flashback torniamo anche noi all’inizio dell’episodio e parliamo di tutto quello che accade in questa incredibile puntata, perché tutto nasce dalla risoluzione di un mistero che ci perseguita dall’inizio della stagione: chi ha ucciso Sara?
Nyssa torna infatti a Starling City e questa volta non come alleata, ma come messaggera del padre, la giovane amante di Sara informa infatti Oliver che ha 48 ore per consegnarli l’assassino di Sara, perché la Lega degli Assassini possa vendicarne la morte, altrimenti ucciderà indiscriminatamente gli abitanti della città. Oliver è ovviamente contro un muro, non ha altra alternative che non sia quella di acconsentire alla richiesta di  Ra’s e non ha piani secondari che possano rendere inefficace la minaccia dell’uomo.
Tornato quindi al suo covo, sprona Felicity ad accelerare i tempi e, nonostante un campione di DNA gravemente danneggiato, la giovane trova la risposta che Oliver cerca, ma che si rivela completamente inaspettata, perché quel campione corrisponde al suo.
Oliver è l’assassino di Sara.
Ovviamente tutti sanno che questa cosa non è possibile ed i sospetti del team Arrow si rivolgono verso Thea ed il suo legame con Malcolm Merlyn. Oliver e Thea sono fratelli, quindi è possibile che il DNA danneggiato sia in realtà quello della giovane. Ma Oliver rifiuta categoricamente questa possibilità, non riuscendo ad accettare l’idea che la sua sorellina possa essersi macchiata di un simile crimine, soprattutto perché non avrebbe avuto motivo di uccidere Sara.
A fugare però ogni dubbio sarà proprio Malcolm che mostrerà ad Oliver un video di Thea che uccide Sara, rivelandogli di averla drogata con una radice che rende le persone completamente manipolabili, e spingendola ad uccidere la giovane, il tutto con lo scopo di fare in modo che Oliver e Ra’s si affrontassero. Malcolm infatti, perfettamente consapevole del fatto che Oliver non avrebbe mai consegnato la sorella al capo della Lega degli Assassini ed altrettanto convinto che solo lui possa avere una possibilità di sconfiggerlo, ha architettato questo piano per liberarsi del suo nemico e dalla condanna a morte che la lega ha firmato contro di lui.
Sono consapevole del fatto che ci siano molte persone che ancora non credono possibile che Thea abbia ucciso Sara e che anche questo sia stato un trucco di Malcolm. Personalmente non so se questo sia vero o meno, ma spero che non sia così, spero che le cose siano andate esattamente come ci sono state descritte, perché il tutto valorizzerebbe lo spirito dello show ed il personaggio di Thea. Fin dall’inizio, Arrow ci ha fatto scontrare con le conseguenze, a volte molto gravi, delle decisioni che i suoi protagonisti hanno preso ed è giusto che anche Thea paghi questo scotto.
Non si può fare patti con il diavolo e uscirne indenni, come diceva Nietzsche “quando guardi a lungo nell’abisso, l’abisso ti guarda dentro” e Thea si è messa in una situazione che non può e non deve essere vissuta con leggerezza. Plaudo quindi al fatto che gli autori abbiano preso questa strada e spero abbiano il coraggio di percorrerla fino alla fine.

I due B plot dell’episodio ci preparano a qualcosa che, evidentemente, apre la strada agli episodi che seguiranno quando lo show tornerà il 21 gennaio:  Laurel rivela sia a Thea che alla madre della morte di Sara, promettendo alla seconda di vendicarne l’uccisione e Rey confessa a Felicity il perché sia sparito dopo averla baciata, di come la donna che amava sia morta, uccisa dai soldati di Slade, senza che lui potesse fare nulla per proteggerla e di come questo gli abbia fatto prendere la decisione di cercare un modo per difendere gli abitanti di Starling City. Nonostante sia evidente che la storia tra lui e Felicity sia  destinata a non avere un futuro, è comunque molto bello che gli autori rispettino la continuity dello show, senza lasciare nessuna spiegazione in sospeso.

E poi ovviamente c’è la scena Olicity.
Ci avevano promesso qualcosa di grandioso e ce lo hanno dato. I pochi momenti che Oliver e Felicity trascorrono insieme sono assolutamente struggenti e la chimica che questi due hanno, illumina lo schermo, al di là delle polemiche, al di là delle sciocche contese tra fandom, ci sono alcune cose che non possono essere negate. Olicity esiste perché era destino, esiste perché quando Stephen Amell ed Emily Bett Rickards recitano questo genere di scene, rendono migliore questo show. C’è una potenza, un amore, un terrore inespresso da parte di Felicity, impossibile da non vedere e da non vivere. Arrow è un ottimo show, scritto bene, coinvolgente e credibile, ma quando questi due sono insieme e gli vengono date scene come quella a cui abbiamo assistito, l’aspetto più umano della serie ne guadagna, rendendo il tutto semplicemente migliore.
E non importa che Felicity gli chieda di rompere il giuramento che Oliver ha fatto, non importa che gli chieda di uccidere per non essere ucciso, perché è la cosa più umana e comprensibile che Felicity potesse fare. La giovane sa perfettamente che non può chiedergli di rimanere, ma quella che abbiamo di fronte, nonostante l’amarezza ed il dolore che prova per come siano andate le cose con Oliver fino a questo momento, è comunque una donna che ama. Senza riserve. Felicity ama a tal punto da usare l’ascendente che sa di avere su di lui per chiedergli di rompere la più importante delle promesse, facendo l’impensabile…vi ricorda nulla?
Ed ecco che il “ti amo” di Oliver, senza filtri, senza mezze parole, assume il dolce-amaro sapore di un addio.
Ecco perché Felicity non può rispondere, ecco perché è giusto che non lo abbia fatto, sarebbe stato come dirgli a sua volta addio, come arrendersi. E la prima volta che Felicity dirà queste parole ad Oliver non devono avere il sapore della sconfitta.
Adoro il modo in cui gli autori stanno gestendo questo crescente sentimento tra i due e, senza voler fare alcuna polemica, mi piacerebbe che si smettesse di vedere questa coppia come un espediente fan service, usato solo per accontentare un chiassoso gruppo di fan, è sinceramente un insulto agli autori e ad una serie così ben scritta.
Arrow, senza Felicity ed Oliver, non sarebbe lo stesso show e scene così lo provano ogni giorno di più.

Sarà una lunga attesa da qui al 21 gennaio, ma ho la netta sensazione che sarà anche ben ripagata.

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