Arrow: recensione dell’episodio 3×10 Left Behind [spoiler]

Può il Team Arrow funzionare senza il suo leader? Gli autori della serie provano a rispondere a questa domanda con un intenso episodio che segna il ritorno di Arrow dal lungo hiatus invernale

Oliver Queen non è morto.

Nonostante i tentativi di creare un certo livello di ansia nei tanti fan e quelli di depistaggio da parte degli autori, non penso fossero molte le persone che credessero davvero che lo show avrebbe potuto avere un seguito senza il suo leader. La vera domanda che molti si sono posti durante questo sofferto hiatus, non è stata tanto se, ma piuttosto come Oliver sarebbe scampato alla morte dopo che Ra’s al Ghul lo aveva trapassato da parte a parte con la propria spada, ed in un certo senso, buona parte di questo episodio ci prepara alla risposta finale.

Sono passati tre giorni dalla scomparsa di Oliver quando lo show riprende ed il Team Arrow, a Starling City, orfano del suo leader, continua a proteggere la città al suo meglio, ma tutti i suoi membri – o quasi – si chiedono perché Oliver non abbia dato notizie di sé e trae le dovute conclusioni o, quanto meno, si prepara al peggio. Tutti tranne Felicity, lei è un discorso a parte.

Nella prima metà dell’episodio Diggle e Roy sono infatti quelli che pensano che le cose non siano andate come Oliver sperava, mentre Felicity è questa sorta di intoccabile icona, la cui fiducia nei confronti dell’uomo che ama sembra assolutamente intoccabile. Fino a che non ci saranno prove concrete che dimostrino che la signora con la falce abbia avuto la meglio su Oliver, sembra non esserci nulla in grado di scalfire le sue convinzioni. Più volte lei stessa fa accenno al fatto che i suoi amici pensino lei non voglia nemmeno prendere in considerazione la possibilità che Oliver sia morto ed altrettante allontana questo pensiero, rifiutandosi persino di accettarlo e continuando caparbiamente a fare il suo lavoro come se Oliver fosse ancora tra loro, il che non è semplice, perché il nemico da combattere è decisamente minaccioso.

Danny “Brick” Brickwell è il cattivo dell’episodio, che rimarrà per qualche tempo a Starling City, con l’intento di mettere le mani sulla criminalità organizzata della città, diventandone l’indiscusso leader. Il suo piano è quello di impossessarsi delle prove custodite dalla polizia necessarie a condannare tutti i criminali che Arrow ed il suo team hanno fermato negli ultimi sei mesi ed usare queste prove per tenere in pugno questi criminali, costringendoli ad allearsi con lui, pena la restituzione di tali prove alle forze dell’ordine. Il diabolico ed ingegnoso piano, nonostante i tentativi del Team Arrow di fermarlo, finirà per riuscire, incredibilmente, proprio grazie a Felicity.

La caparbia convinzione della giovane che Oliver non sia morto, crolla inevitabilmente quando Malcolm Melyn, spinto dalla richiesta di Thea, va in cerca di Oliver e torna dal Team Arrow con la spada che lo ha ucciso, coperta del suo sangue. La prova indiscutibile che i compagni di Oliver cercavano gli è stata consegnata dalle mani dell’artefice della morte del loro amico, tanto da far crollare anche l’ultimo barlume di speranza di Felicity. Uno degli aspetti forse più interessanti ed inaspettati di questo episodio, è stata proprio la reazione di Malcolm quando Felicity lo affronta, accusandolo di essere l’artefice della morte di Oliver. Nonostante l’uomo sia, senza ombra di dubbio un autentico psicopatico, nonché un codardo, per aver usato la sua stessa figlia per salvarsi la vita, ha di fatto orchestrato il suo piano per far scontrare Oliver e Ra’s con la convinzione che il giovane potesse davvero sconfiggere il leggendario guerriero, salvandolo così dalla condanna a morte che pesa sulla sua testa. Malcolm è sicuramente responsabile di quanto accaduto ad Oliver, ma nella sua distorta psicologia, ha dimostrato di avere una fiducia incrollabile nel suo nemico e, nonostante le circostanze, non credo che le parole con cui ha espresso il suo rimorso fossero del tutto vuote.

In quanto al Team Arrow la reazione di tutti alla notizia della morte di Oliver è veramente toccante e, devo ammetterlo, quella che mi ha colpito maggiormente è quella di Diggle. L’apparentemente incrollabile fiducia di Felicity viene cancellata con un colpo di spugna una volta rivelata la verità, la giovane infatti non riesce nemmeno a concepire di poter continuare la sua missione senza Oliver, ma quello che lei ha pagato è un prezzo davvero molto alto. Felicity dice infatti a Ray Palmer di non volerlo aiutare nella sua impresa di proteggere la città, di avere 25 anni e di essere troppo giovane per aver perso due persone tanto importanti per lei, un’amica come Sara e l’uomo che amava e di non voler essere lo strumento anche della sua morte. Ed il suo dolore è tanto grande da farle fare appunto l’impensabile. Per salvare Roy e Diggle infatti, la giovane diventa strumentale nella riuscita del piano di Brick, permettendogli di fuggire con tutte le prove che voleva rubare. Ma quello che può apparentemente sembrare un tradimento, altro non è che il grido di dolore di una persona che ama disperatamente e con disperazione cerca di venire a patti con ciò che ha perso.

E’ una reazione decisamente forte, ma non inaspettata, tutti sapevamo che quando il dolore avrebbe colpito, lo avrebbe fatto nella maniera più crudele. Nemmeno la reazione di Diggle è inaspettata, ma resta comunque quella che mi ha maggiormente toccata. In assenza di Oliver lui è infatti la roccia, è l’uomo a cui tutti guardano chiedendosi “e adesso?” e, nonostante tutti i suoi tentativi di prepararsi alla possibilità che Oliver sia davvero morto, la verità lo colpisce come un maglio, perché lui, come rivelerà a Laurel, si è sempre visto come la guardia del corpo del suo giovane amico ed in questa circostanza non ha potuto proteggerlo.

L’entrata in gioco di Black Canary/Laurel, in queste circostanze, non mi è dispiaciuto. In un momento in cui il Team Arrow sta cercando di riprendersi dal dolore della perdita di Oliver, ha senso che un elemento esterno torni a ricordargli l’importanza della loro missione, con o senza Arrow. Quello che mi ha convinta di meno è la reazione della Laurel persona alla notizia della morte di Oliver, come se la sua unica preoccupazione fosse la sua missione contro il crimine e la morte dell’uomo che ha tanto amato sia solo una battuta d’arresto. Di fatto trovo più convincente Laurel nei panni di Black Canary che in quelli di… se stessa. E non so bene a chi attribuire la responsabilità, se al copione o all’attrice, ma sta di fatto che penso che sia mancato qualcosa in questo frangente.

Ma torniamo ad Oliver ed ai flash back dell’episodio. Come avevo accennato, parte della puntata è dedicata alla rivelazione di chi lo salverà, nonostante si sia fatto un gran parlare del Pozzo di Lazzaro, alla fine si scopre invece che a salvare il nostro eroe altri non sono che Maseo e Katsu, entrambi debitori di Oliver, una scelta sicuramente meno attesa del mitico pozzo, ma abbastanza evidente con lo svolgersi delle’episodio e la lettura degli eventi avvenuti nel flash back. Ora, possiamo ammetterlo, lasciamo passare pazientemente gli episodi/episodio che ci aspetta prima del ritorno di Oliver, perché quello che vogliamo davvero vedere è la reazione del Team, e di un certo genio del computer, al suo ritorno.