Arrow: recensione dell’episodio 3×12 Uprising [spoiler]

Oliver Queen è finalmente tornato, ma la vera battaglia è solo all'inizio

Oliver Queen è tornato, finalmente, ma se vi aspettavate che questo avrebbe reso l’atmosfera dello show meno tesa, dovrete ricredervi.
Ma partiamo dal principio: Brick sembra ormai aver preso in ostaggio il martoriato quartiere dei Glades, completamente abbandonato dalla polizia per ordine del sindaco e gli unici a cercare di difendere i suoi abitanti sono proprio i nostri eroi del Team Arrow, i quali, nonostante gli sforzi, riescono comunque a malapena a tenere il passo delle innumerevoli richieste di aiuto che provengono dalla popolazione.

Nel tentativo di fornire alla giustizia sufficienti informazioni per incastrare Brick, il Team scopre che l’uomo è niente di meno che l’assassino dell’amata moglie di Malcolm Merlyn che, grazie ad una cimice posta nel covo di Arrow, viene a scoprire questa scottante verità. I flashback dell’episodio ci portano infatti questa volta ad immergerci nel passato di Malcolm, al tempo in cui ricevette la notizia della morte della moglie e della sua conseguente decisione di vendicarne l’uccisione, giustiziando quella che poi si rivela oggi essere la persona sbagliata. Nonostante l’assassinio dell’uomo che il Malcolm del passato pensava essere l’omicida della molgie, la sua rabbia non era comunque scemata, ragione per cui aveva deciso di lasciare tutto e unirsi alla Lega degli Assassini, dai quali avrebbe potuto imparare a combattere e canalizzare più proficuamente la sua sete di vendetta non placata.

Il Malcolm del presente, saputa la verità su Brick, propone al Team Arrow di unirsi a lui per sconfiggere l’uomo, ed i suoi componenti sono posti di fronte ad una difficile decisione. Felicity si dimostra da subito completamente contraria all’idea. “Non riesco a pensare a un mondo o ad un universo o a un piano dell’esistenza in cui Oliver sarebbe d’accordo con niente di tutto questo…” dopotutto Merlyn è la persona le cui azioni li ha portati esattamente ad essere nella situazione in cui sono ora, facendo in modo che Thea uccidesse Sara, ponendo quasi fine alla vita di Oliver e tradendo – di fatto – ogni singola persona che abbia mai incrociato il suo cammino. La decisione del Team, con il voto contrario di Roy, è quindi quella di non accettare l’offerta di Malcolm e le ragioni di questa scelta sono ben spiegate da Diggle allo stesso Merlyn: lasciare che il fine giustifichi i mezzi è il primo passo per diventare come lui.

Questa frase, questa idea di giustizia, questo segnare una linea di confine tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, è esattamente ciò creerà una crepa tra Felicity ed Oliver.

Ma torniamo per un momento al piano del Team Arrow per sconfiggere Brick: il gruppo, una volta rifiutata la proposta di Merlyn, decide infatti di chiamare in causa proprio gli abitanti di The Glades, chiamando a raccolta tutti quelli che possono affrontare l’esercito dell’uomo, per sconfiggerlo una volta per tutte. La battaglia tra le due falangi è piuttosto epica e, proprio quando sembrava che i buoni stiano per avere la peggio, compare il redivivo Arrow, che riesce a portare a casa una vittoria e soprattutto a convincere Malcolm a non uccidere Brick, ma a consegnarlo alla giustizia.

Ed eccoci quindi alla dolorosa scena finale tra Oliver e Felicity.
Nonostante la gioia di rivederlo vivo, nel momento in cui Oliver annuncia al Team la sua volontà di unire le sue forze con Malcolm perché lo istruisca per affrontare Raʾs al-Ghul, il mondo di Felicity sembra letteralmente crollare. Lei, che si era strenuamente battuta in nome di Oliver per non stringere un patto con il diavolo, dovrebbe adesso essere costretta ad accettare la sua decisione di vederlo associarsi con Merlyn per sconfiggere Raʾs, dovrebbe accettare che il fine giustifichi i mezzi. Ma questa non è la sola ragione per cui Felicity è tanto arrabbiata, lei lo sa, Oliver lo sa e le presenta il conto. La risposta di Felicity sembra essere, a questo punto, quasi una sentenza “prima che andassi via, l’ultima cosa che mi hai detto è stata che mi amavi. Ora sei tornato e la prima cosa che mi dici è che lavorerai con un uomo che ha trasformato tua sorella, una donna a cui dici di voler bene, in un’assassina, che ha ucciso una donna che hai amato. Non voglio essere una donna che ami.

Ouch.

Doloroso vero? Le cose vere normalmente si rivelano le più dolorose e sicuramente le parole di Felicity colpiscono dove fa più male.
Allearsi con il demonio può portare a conseguenze imprevedibili e la giovane non riesce a credere che Oliver sia disposto a chiudere un occhio su tutto quello che è successo unendo le sue forze con l’uomo che ha arrecato tanto dolore a tante persone, è una cosa di cui non si capacita, è un tradimento che non riesce ad accettare e se questo è il modo in cui Oliver intende comportarsi verso le persone che dice di amare, lei non vuole essere tra queste, non vuole essere tradita.
Quindi Felicity ha ragione? Non bisogna mai scendere a compromessi? Oliver è in torto?
Il suo punto di vista sembra essere solido, ma non credo che Felicity abbia necessariamente ragione.
Il mondo di Oliver ha smesso di essere bianco o nero da molto tempo, da quando lui stesso è tornato nella sua città come vendicatore, come assassino, per trasformarsi poi in un eroe. In situazioni estreme come quelle che lui vive, non sempre si ha il lusso di poter prendere la decisione migliore, ma bisogna accontentarsi della più ragionevole.
E poi c’è l’elemento Merlyn: mentre Felicity vede solo un aspetto di quest’uomo, Oliver ne conosce anche un lato che a lei è oscuro. Oliver ricorda l’uomo che era stato prima della morte della moglie, conosce l’uomo che ha accettato di non giustiziare Brick, ma soprattutto il suo punto di vista è “se io sto espiando i miei peccati, perché Malcolm non dovrebbe avere la stessa opportunità? Se io sono cambiato, perché lui non dovrebbe?

Unire le proprie forze con Malcolm, non vuol dire solo trovare un’immediata soluzione ad un problema contingente, ma vuol dire anche dargli un’opportunità di salvezza, la stessa che ha avuto lui. Vuol dire tentare di fargli ricordare che cosa significhi davvero combattere per le persone che ama stando dalla parte giusta della barricata, significa proteggere Thea riconsegnandogli l’amore di un padre, non di un pericoloso assassino.
Nonostante ciò, è facile comprendere le paure di Felicity, non solo verso Malcolm, ma anche per se stessa: quella di amare così tanto e di essere tradita, la paura di non riuscire mai davvero ad essere la partner di un uomo sempre posto di fronte a scelte così difficili da compiere. Felicity è una donna intelligente, indipendente e sincera, non è solo “la compagna di qualcuno,” non potrebbe mai ricoprire questo ruolo in maniera credibile e la passione con cui getta in faccia a Oliver la sua verità, è la miglior riprova di quanto forte sia questa piccola donna.

Per quanto forte sia il suo dissenso, per quanto Oliver sappia di non avere alternative per sconfiggere un nemico della cui pericolosità forse Felicity non è consapevole fino in fondo, resta comunque una consolazione: quel piccolo “hmm mm” di lei, con cui gli impedisce di avvicinarsi, sapendo che effetto lui possa avere su di lei e lo sguardo di Oliver, quando Felicity gli dice di non voler essere una donna che ama.
Nonostante sembrino essere su due piani completamente diversi in questo momento, Oliver e Felicity non possono comunque fare a meno di amarsi, ed entrambi sanno che peso abbia il parere dell’uno sull’altra.
Ci sono battaglie difficili da vincere e quella che vorrebbe tenere questi due separati, è persa in partenza, non importa quanto grandi siano gli ostacoli che sono messi loro davanti.