Arrow: recensione dell’episodio 3×17 Suicidal Tendencies [spoiler]

La Suicide Squad perde uno dei suoi elementi ed il matrimonio di Diggle e Lyla prende una piega inaspettata nell'episodio "Suicide Squad" di Arrow

Episodio decisamente ricco di eventi il diciassettesimo della terza stagione di Arrow, forse persino troppo, e a volte in maniera non del tutto necessaria.

Partiamo dalla morte di Floyd Lawton, riposi in pace, nonostante non sia stato introdotto nella serie sotto la migliore delle luci, devo dire che avevo cominciato a provare per lui un certo affetto ed è con dispiacere che ho assistito al suo addio. Quello che, tuttavia, mi ha lasciata più perplessa è la scelta di inserire questo sguardo al suo passato proprio in questo episodio, come a far vincere la sua teoria del “l’amore è una pallottola nel cervello,” il che – in un episodio in cui avrebbe dovuto essere il sentimento tra Diggle e Lyla a prevalere, lascia un po’ l’amaro in bocca. Anche la scelta di non lasciare a questa dolcissima coppia un po’ di pace, nemmeno nel giorno del loro matrimonio, mi è parsa forse eccessiva, ma – si sa – quando la ARGUS chiama, Lyla risponde e Diggle, il protettore, non poteva certo lasciarla andare sola proprio in quel momento.
La scelta di Lawton di morire  – che non mi si venga a dire che non avrebbe avuto modo di fuggire in tempo – ha finito sicuramente per mettere alle strette i Diggle ed è con un certo sollievo che abbiamo quindi assistito alle dimissioni di Lyla dalla ARGUS ed al ritorno di Dig nel Team Arrow – alzino la mano coloro che hanno perso un battito quando gli hanno sentito dire che avrebbe lasciato i suoi compagni.
Fortunatamente Lyla gli fa notare come la sua missione sia più nobile e giusta di quella della ARGUS, facendogli così mutare parere, ma l’impressione generale, per quanto concerne il personaggio di Diggle, per il quale ho un certo debole, è che gli autori tendano un po’ a non utilizzarlo a pieno, usandolo più come uno strumento per introdurre o supportare un argomento, piuttosto che dandogli una vera propria indipendenza creativa.
Altro personaggio che ha, per così dire, salvato la giornata, è sicuramente Cupid, la ragazza è onestamente esilarante e spero la rivedremo presto in azione, ma per carità, non mettetevi nelle condizioni di salvarle la vita o avrete una stalker assicurata. Con un certo umorismo nero verrebbe quasi da chiedersi se Lawton non abbia scelto la morte, piuttosto che subire le sue non richieste attenzioni.

Parliamo invece del tanto chiacchierato ed inevitabile triangolo tra Felicity, Ray ed Oliver.
Devo dire che anche per quanto concerne questa situazione ho qualche perplessità, capisco la posizione e le motivazioni di tutti, ma il tarlo resta, nella fattispecie quando si parla di Felicity.
La ragazza, ammettiamolo, ne ha vissute parecchie, è entrata nella serie con questo ruolo di inconsapevole e gioioso folletto ed ha finito, in parte, per essere risucchiata dall’oscurità che il mondo e le vicende di Arrow portano con sé, è amata da un uomo con più complessi di un adolescente e si è trovata a dover subire le scelte di Oliver per quanto concerne la propria vita sentimentale.
Per quanto infatti tutti i cuori shipper abbiano sussultato nel sentire più volte Oliver dichiarare di amarla, non bisogna dimenticare che lui non le ha mai concesso, di fatto, la scelta di poterlo ricambiare. Comprendo a pieno il motivo per il quale lei non abbia mai reciprocato quelle due parole: dire “ti amo” ad Oliver sarebbe come perdere una partita in partenza e mettersi nelle condizioni di aprirsi ulteriormente ad un uomo che non lascia scelte a causa delle sue ferme convinzioni non è un gioco da ragazzi.
Comprendo quindi anche perché Felicity abbia cominciato a guardarsi attorno, è una donna forte, indipendente, gli autori non vogliono chiaramente fare di lei il simbolo della fanciulla indifesa, che non sia padrona del proprio destino, ma non credo nemmeno per un attimo che il fatto che i suoi occhi si siano posati proprio su Ray Palmer sia una coincidenza.
Siamo d’accordo, tutti noi finiamo per notare le persone che gravitano nel nostro mondo e tra il lavoro alla Palmer Technologies e quello con il Team Arrow, non è che Felicity abbia molto tempo per cercare un pretendente al di fuori di questi ambienti, ma Palmer è troppo simile ad Oliver in molti sensi perché la cosa passi inosservata: è un protettore, conosce il concetto di sacrificio, adesso è persino entrato nella lunga lista degli uomini mascherati che invadono costantemente Starling City, ma – a differenza di Oliver – non è disposto a rinunciare a lei. Sebbene Felicity meriti un uomo che la ami senza porre condizioni e che la renda completamente partecipe delle proprie scelte, viene spontaneo chiedersi se il suo attaccamento a Ray non sia un modo (inconsapevole?) di provare a Oliver che esiste una valida alternativa ai suoi fermi propositi morali.
L’attaccamento tra Oliver e Felicity è evidente e, nonostante gli sforzi di entrambi, è palese che vada al di là della semplice amicizia, ma a volte ho la sensazione che la foga con la quale lei si sia buttata nelle braccia di Palmer non sia del tutto sincera e che quello che ne pagherà il fio sarà proprio Ray, come dire che il nobile personaggio di Felicity non è, almeno in questa circostanza, poi così nobile.
Gliene voglio per questo? Non del tutto. Trovo che la sua sia una posizione molto difficile da gestire e che le scelte che ha compiuto la rendano solo molto umana, ma devo ammettere che mi piacerebbe che gli autori si soffermassero su questa sua debolezza, su questo conflitto, facendoglielo esprimere e che le mettessero accanto qualcuno con cui potersi veramente sfogare. Ecco perché credo che la presenza di mamma Smoak (Charlotte Ross), annunciata nell’episodio “Public Enemy” sarà – proprio da questo punto di vista – essenziale, perché Felicity potrà finalmente sfogare il comprensibile senso di frustrazione che deve assillarla ed aprire il suo cuore.
Aggiungiamo poi il fatto che Oliver, in questo senso, non sia sicuramente di aiuto, sebbene anche il suo punto di vista sia comprensibile.
Lui non sta con Felicity per non metterla ulteriormente in pericolo e perché abbandonarsi all’amore per un’altra persona, rischierebbe di distoglierlo dalla sua missione, provocando danni collaterali le cui conseguenze non è pronto ad affrontare, il fatto che quindi lei scelga di stare con un uomo che la mette sulla linea di fuoco è per lui inaccettabile.
Sarebbe interessante chiedere a Oliver se davvero si illuda che i suoi sentimenti per Felicity non la mettano comunque in pericolo e la prova lampante è proprio la scena finale di questo episodio, in cui Maseo punta un freccia contro Felicity dopo aver ucciso, senza alcuna esitazione, il sindaco. Oliver soffrirebbe forse di meno se Felicity diventasse adesso vittima dei suoi nemici o piuttosto finirebbe per provare rimpianto per non aver vissuto a pieno il loro sentimento?
Non che pensi che Felicity rischi davvero di perdere la vita, ma il punto è dimostrare come le intenzioni di Oliver, seppur nobili, sono molto poco pratiche e realistiche, non stare con lei, non le mette meno in pericolo che starci.

felicity-target

La giovane è evidentemente un target, a prescindere dal fatto che Oliver abbia cercato di allontanarla da sé e, fortunatamente, il fatto che sia proprio Maseo a tendere quella freccia contro di lei le ha probabilmente salvato la vita: l’uomo ha un grande debito di riconoscenza nei confronti di Oliver ed è chiaro come la sua esitazione sia legata ai loro trascorsi, e come gli abbia impedito di uccidere a sangue freddo la donna che lui ama.
La sensazione è che tutti i nodi tra Oliver e Felicty, in un modo o nell’altro, stiano venendo finalmente al pettine: Ra’s è ormai senza freni, il comandante Lance è sul piede di guerra e la morte del sindaco gli darà la spinta ulteriore per scatenare l’inferno contro Arrow, la situazione è – tanto per cambiare – tutt’altro che rosea per il nostro eroe, riusciranno, in questa via crucis, gli autori, a lasciare spazio ai sentimenti di questi tormentati personaggi?