Arrow: recensione dell’episodio 3×22 This is Your Sword [spoiler]

La tensione in vista del finale di stagione aumenta inesorabilmente: Oliver e Ra's sono ormai prossimi allo scontro finale e non tutti escono indenni da questo episodio

Ci sono davvero molte cose da dire su questo episodio, alcune belle, altre meno e non sarà necessariamente semplice mettere tutte queste informazioni in fila, ma partiamo da Maseo e Tatsu. Non è un mistero che io abbia trovato i flashback decisamente prolissi quest’anno, soprattutto quando si è trattato di seguire il percorso del virus Alfa & Omega fino ai giorni nostri, ma – come spesso capita in questa serie – il presente ha reso giustizia al passato e l’arrivo di Tatsu, alias Katana, ha dato più senso al loro rapporto che 22 episodi infarciti di flashback. La morte di Akio, di cui sapevamo ormai da tempo, ma che abbiamo visto ufficialmente accadere solo in questo episodio, ha annientato Maseo e la ragione di ciò è piuttosto comprensibile, ognuno reagisce ad un simile dolore a modo proprio, Tatsu lo ha fatto isolandosi e lasciando andare l’uomo che amava, Maseo si è invece unito alla Lega degli Assassini portando con sé, come forma di estrema lealtà al suo leader, proprio l’arma che gli aveva tolto il figlio che tanto amava.
Sprazzi dell’uomo che Maseo era stato si sono visti fin dal primo momento che è comparso nella vita di Oliver e, nonostante quel che Ra’s pensi sui suoi infallibili trucchi mentali per far dimenticare il proprio passato a chiunque si affili al suo gruppo, è il dolore qui a giocare il ruolo del protagonista. Maseo non può permettersi di tornare ad essere l’uomo che era, perché quell’uomo ha perso il suo unico figlio, insieme alla possibilità di una vita normale, ecco perché c’è una devastante, terribile bellezza nel fatto che a porre fine alla sua sofferenza sia proprio la donna che lo ama così tanto da liberarlo. Una fine davvero triste e altrettanto dolorosa per un’anima tanto tormentata ed un gesto d’amore sicuramente estremo da parte di Tatsu, eppure non meno grandioso. Il Maseo di oggi mi mancherà, era un personaggio complesso ed interessante, ma sono convinta che sia meglio non averlo inserito nella battaglia finale che sicuramente avverrà tra Oliver e Ra’s, non averlo posto di fronte a questa difficile scelta, la sua morte avvenuta nell’episodio di ieri, è stato forse il migliore gesto di pietà al quale il suo personaggio potesse  aspirare.

Chi vive una situazione altrettanto difficile è Thea e credo che, anche in questo caso, sia stata concessa la giusta conclusione alla sua storia con Roy. La ragazza infatti, dopo aver saputo nella scorsa puntata che il giovane era ancora vivo, lo va a cercare per quello che si rivelerà essere il loro ultimo saluto. Roy infatti non vuole trascinare Thea in una vita da fuggiasco e, pur amandola, vuole che lei torni nel mondo al quale appartiene, dimostrando di credere profondamente in lei quando gli passa il testimone del suo costume da Arsenal che Thea gli aveva riconsegnato, facendo così ricongiungere Arsenal e lo Speedy dei fumetti nel personaggio originale, anche se ovviamente diverso, e lasciando intendere che il futuro di Thea sia quello di indossare i panni dell’eroina che merita di essere. Il gesto lascia tuttavia aperto un interrogativo: se i piani degli autori sono quelli di far indossare i panni di Arsenal a Thea, in che ruolo tornerebbe Roy nel caso in cui, come hanno più volte lasciato intendere i produttori, Roy dovesse fare qualche sporadica apparizione a Starling City nel futuro? E Thea prenderà proprio il suo posto come Arsenal o sarà insignita di un nuovo nome?

Gli autori avevano anche promesso una degna chiusura per la storia tra Rey e Felicity e lo hanno fatto in maniera piuttosto inaspettata, almeno per quanto riguarda un particolare, i due decidono infatti di rimanere amici (e questo era implicito, visto il loro rapporto), ma Ray, all’insaputa della giovane, le lascia in mano quella che una volta era la Queen Consolidated, preannunciando la sua probabile definitiva uscita dalla serie. Ma cosa accadrà quando Felicity si renderà conto di ciò che ha firmato? Restituirà l’azienda di famiglia a Oliver o la terrà per sé? In un certo senso mi piacerebbe che il cerchio si chiudesse e Oliver tornasse a sedere nel suo vecchio ufficio: sebbene sembrino passati secoli, mi manca quella sensazione di normalità che mi dava vederlo indossare abiti eleganti, seduto dietro la sua imponente scrivania…questa volta però con Felicity al suo fianco, piuttosto che al suo “servizio,” d’altronde lei glielo aveva detto che non voleva essere la sua assistente personale!

Ma affondiamo i denti in quello che è stato il cuore dell’episodio. Come i più sospettavano, con “This is Your Sword” veniamo a sapere che Oliver ha mentito per tutto il tempo a Ra’s, che è perfettamente presente a se stesso e che, a costo di notevoli sacrifici, sta cercando di sconfiggere definitivamente questo apparentemente imbattibile nemico, il tutto alleandosi con la persona più infida ed insospettabile di tutti, proprio quello stesso Malcolm che, in prima istanza, lo ha messo in questa difficile posizione, mettendo a rischio la vita della sua stessa figlia, il tutto per sfuggire alla Lega e alla taglia sulla sua testa. Sebbene la decisione di scegliere proprio questo inaspettato alleato possa apparire esecrabile, ha comunque il suo senso: per sconfiggere Ra’s, Oliver deve agire in maniera del tutto inaspettata, evitando di mettere sul chi vive i suo nemico e probabilmente nemmeno l’onnisciente Testa del Demone poteva immaginare che una simile accoppiata tramasse alle sue spalle.
La decisione di Oliver, tuttavia, come presto viene dimostrato, porta con sé due pesanti conseguenze, la prima è la consapevolezza che Malcolm ha già dimostrato che sarebbe capace di vendere persino sua figlia in cambio della propria vita, cosa che non tarda a dimostrare anche in questa occasione, la seconda – e forse la più difficile a cui porre rimedio – è che il suo team dovrà riprendersi, ancora una volta, dal senso di tradimento che la scelta di Oliver recherà con sé.
Questo, ne siamo tutti perfettamente consapevoli, è lo scotto da pagare per aver deciso di fare la cosa più difficile che Oliver potesse fare, tradire un amico fraterno e la donna che ama: da questa decisione non c’è scappatoia, a prescindere da come le cose si concluderanno con Ra’s, Oliver dovrà affrontare le conseguenze delle sue azioni e, in un certo senso, spero che gli autori tengano duro e creino una storyline credibile e consistente con gli eventi.
Dal mio punto di vista, sarebbe infatti difficile credere che, una volta sconfitto Ra’s, Dig e Felicity possano dargli qualche pacca sulla sua spalla e accettare senza condizioni quanto accaduto, mi piacerebbe piuttosto vedere qualcosa rompersi per essere poi ricostruito con maggiore solidità, con fondazioni più resistenti che mai. Senza contare che c’è un rovescio della medaglia, anche Oliver, in un certo senso, potrebbe trovarsi nella difficile condizione di dover accettare il fatto che i suoi amici, anche quando ha cercato di dirglielo di persona (vedi la sua conversazione con Diggle), non gli hanno creduto. La fiducia è davvero una strada che va in due sensi e tutti qui hanno costruito barricate difficili da abbattere, c’è molto da ricostruire tra lui ed il Team Arrow, sia sotto il profilo personale che professionale e spero che questa strada, questo cammino, non venga bruciato a causa della fretta di dare a fan quello che si aspettano di vedere, una totale riconciliazione.
Per quanto concerne Oliver e Felicity soprattutto, sebbene non riesca a immaginare una Felicity più che estasiata di riavere indietro il “suo” Oliver, ci sono tanto cose che devono essere affrontate, tante ferite che devono rimarginare e, allo stesso modo quindi,  non riesco visualizzare una donna forte come lei non prendere in seria considerazione quanto successo o cancellare con un colpo di spugna gli eventi delle ultime settimane come nulla fosse, solo per aver riavuto indietro Oliver. Per il bene del loro rapporto, per il loro stesso futuro, mi auguro che gli eventi di questi finali episodi di stagione, abbiano il loro peso ed il loro giusto valore, il che non significa che sanciscano la fine della loro storia, tutt’altro, ma che ne determinino piuttosto l’inizio con un nuovo passo. Se davvero l’amore di Felicity e Oliver riesce a sopravvivere a queste circostanze, allora sarà qualcosa che varrà la pena vedere, ma nel giusto tempo e nel giusto spazio. Come spesso mi capita di dire dopotutto, sono proprio gli ostacoli a rendere epico un amore.

Per quanto concerne invece il finale, c’è un aspetto che mi ha destabilizzata e che non ha tanto a che vedere con il fatto che Oliver sembri aver condannato a morte il Team Arrow al completo.
Ci sono certi meccanismi, quando si guarda una serie TV, che scattano inesorabilmente, come il fatto che sono davvero poche le persone che possono aver davvero pensato che le persone richiuse in quella cella siano davvero morte, come ce ne erano poche che avevano pensato che Oliver fosse davvero passato a miglior vita dopo il duello contro Ra’s. La questione è che costruire bene un cliffhanger, soprattutto quando coinvolge i protagonisti di una serie, non sta tanto nel far credere al pubblico che i protagonisti siano morti, ma piuttosto nel creare la tensione pur sapendo che non lo sono.
Arrow ci era riuscito magistralmente con il finale di metà stagione di quest’anno e lo aveva fatto anche in questa occasione, per aver poi rovinato tutto con il promo della puntata successiva, in cui viene svelato un importante spoiler.
Che senso ha allora fare anche solo lo sforzo? Che motivo c’è di far montare la tensione, di riuscire nell’intento di far chiedere al pubblico: che succederà adesso, come ne usciranno?
Per poi smorzare completamente il tutto due secondi dopo a causa di un promo? Occupandomi di produzioni americane da un po’, ho imparato che questo è il classico caso in cui la mano sinistra non sa cosa stia facendo la destra. Autori e ufficio marketing, pur lavorando per lo stesso prodotto, non si consultano affatto e questo genere di incomprensioni dovute ad una non corretta comunicazione accadono più spesso di quanto si possa immaginare, facendone pagare il fio al prodotto stesso. Un vero peccato a mio avviso, l’episodio ne avrebbe guadagnato di più, se la cosa fosse stata gestita in maniera più intelligente.

Direi che non mi resta che concludere questa recensione con quella che ritengo essere una domanda piuttosto legittima, considerate le circostanze: i matrimoni celebrati a Nanda Parbat, valgono anche a Starling City?