Arrow: recensione dell’episodio 4×02 “The Candidate” [spoiler]

Nel secondo episodio della quarta stagione Oliver finalmente comprende come poter vestire i panni dell'eroe senza indossare una maschera

Il secondo episodio della quarta stagione di Arrow si è rivelato decisamente un episodio di passaggio, poiché accadono alcune cose che acquisiranno sicuramente più importanza nel prosieguo della storia, piuttosto che avere una vera rilevanza nell’episodio in sé. Tra quelle da segnalare, la prima è che Felicity torna alla Palmer Tech, questa volta con il ruolo di direttore dell’azienda e che, nonostante l’entusiasmo iniziale, presto scopre che le cose sono meno semplici di quanto pensasse. La compagnia infatti, dalla morte del Ray, versa in cattive acque e la giovane viene messa immediatamente di fronte al difficile compito di licenziare un certo numero di impiegati per salvare l’intera azienda. Da segnalare ovviamente l’incontro con Curtis Holt, il quale sembra essere la spalla perfetta per Felicity e, nel caso in cui qualcuno fosse stato in pensiero che tra i due potesse nascere un’indesiderata scintilla, gli autori hanno fugato ogni dubbio chiarendo da subito che il suo personaggio è gay. Oliver quindi può dormire sonni tranquilli… come se fosse possibile rivaleggiare con lui…
Tornando ad Holt non solo sembra la controparte maschile di Felicity, ma sarà anche quello che le darà l’idea giusta per cercare un’alternativa e far risorgere la compagnia senza sacrificare i suoi impiegati, occasione che Felicity coglierà al volo, assumendosi anche una certa dose di rischi visto il salto nel buio che decide di fare, ma che decisamente metterà a tacere la tormentata coscienza che le rimordeva all’idea di non riuscire a trovare un modo per salvare il lavoro di tante persone. Al di là degli eventi in sé, trovo piacevole che abbiano dato finalmente a Felicity un ruolo separato da Oliver, quello che fa alla Palmer Tech è infatti completamente staccato dal suo ruolo di fidanzata/spalla di Arrow e le dà una certa sospirata indipendenza, il rischio infatti che il suo personaggio potesse essere visto solo come quello della “fidanzata di…” era alle porte.

Anche Laurel in questo episodio ha avuto più spazio che nella premiere, sia come confidente di Diggle che come colei che prenderà una decisione che cambierà il futuro, apparentemente già scritto, di Sara. Laurel infatti, dopo che sarà chiaro a tutti che ormai Thea sta cominciando pesantemente a risentire degli effetti collaterali dell’uso del pozzo di Lazzaro, viene a conoscenza dell’esistenza del miracoloso rimedio e, con l’aiuto di Thea, ma alle spalle di Oliver, decide di usarne i poteri sulla sorella. Di sicuro, nei prossimi episodi, avremo modo di vedere un’interessante interazione Laurel/Thea le quali si stanno imbarcando in una missione che farà tutto tranne che guadagnarsi l’approvazione di Oliver.

A proposito di Oliver, apro una parente sulla questione flashback, già dalla seconda stagione ho cominciato personalmente a trovarli ripetitivi, ma in questo episodio mi hanno ulteriormente infastidita, prima di tutto perché ancora non si capisce assolutamente dove gli autori vogliano ancora andare a parare (troppo presto, mi direte voi) e secondo perché ogni giorno di più interrompono il flusso narrativo di quello che accade nel presente. Gli anni scorsi almeno c’era una connessione tra le decisioni che Oliver prendeva nel presente e gli eventi del suo passato, che spiegavano il perché delle sue scelte future. In questo episodio, in particolare, non solo non vi era alcun legame logico tra flashback e presente, ma gli stessi hanno anche sistematicamente interrotto scene piuttosto significative che avrei preferito venissero dedicate all’approfondimento delle scelte prese dall’Oliver odierno, piuttosto che dall’uomo del passato. Anche a livello recitativo, sembra che i flashback privino Amell della possibilità di approfondire la natura e la ragione delle sue scelte, come se tutto dovesse essere legato al passato e nulla fosse frutto del suo attuale pensiero.
A proposito: riposa in pace orrenda parrucca bionda!

La partenza di Laurel e Thea per la loro missione “salva Sara”, sicuramente permetterà nel prossimo episodio di mettere anche Dig e Oliver di fronte alle loro divergenze e casomai cominciare ad affrontarle. Se c’è qualcosa che mi manca è il cameratismo tra i due e l’idea di riavere indietro, anche solo per qualche ora, l’originale Team Arrow, è un autentico piacere.

Passiamo poi al ruolo di Jessica Danforth: il candidato a cui, ovviamente non fa riferimento il titolo dell’episodio. Era evidente che il personaggio sarebbe servito come trampolino di lancio per dare ad Oliver l’occasione di candidarsi a sindaco della città. Jessica infatti rinuncerà, ma darà finalmente l’occasione ad Oliver di smettere di vivere costantemente questo suo ruolo di eroe come una sorta di maledizione e di fare, anche nei panni di Oliver, qualcosa di buono per la sua città. Se riuscirà infatti, anche come Oliver a rappresentare un faro per gli abitanti di Star City, forse potremo assistere a un vero e radicale cambiamento in lui. Considerata la presenza di Damien Darhk e le sue palesate intenzioni, certamente la sua non sarà una scelta facile, ma, come presto comprenderà lo stesso Oliver, chi meglio di lui può affrontare il difficile compito? E considerato che il ruolo del viziato miliardario nullafacente (anche per motivi pratici) non avrebbe più funzionato, era ora che si facesse avanti anche come cittadino per dimostrare al mondo, ma soprattutto a se stesso, che è possibile essere una fonte di ispirazione anche senza indossare una maschera. A ispirare questa scelta, inoltre, non è solo quanto accade a Jessica, ma anche quanto gli dice Lance. Tra i molti rinnovati rapporti di questa nuova stagione, forse il più interessante è proprio quello Oliver/Lance poiché il fatto che il pubblico sappia del doppio gioco del comandante, pone ogni sua parola sotto una nuova luce. Ogni cosa che Lance dice infatti ha una doppia faccia: da una parte quella dell’uomo che non perdona e che sfida Oliver ad essere diverso da quello che era, dall’altra quella del traditore che sa di avere un ruolo e delle responsabilità persino peggiori di quelle di Arrow. Una situazione davvero molto ambigua insomma che, considerato il calibro dell’attore, promette veramente bene.