Arrow: recensione dell’episodio 4×12 Unchained [spoiler]

Il ritorno di Roy, Thea in pericolo ed il padre di Felicity Smoak

Un episodio ricco di accadimenti, il dodicesimo della quarta stagione di Arrow, tanto ricco da rischiare di lasciare lo spettatore quasi destabilizzato, sebbene infatti – analizzati singolarmente – gli eventi sono tutti di enorme portata e davvero interessanti, soprattutto per il futuro dello show, inseriti tutti insieme in un solo episodio hanno forse un po’ perso di forza e soprattutto sono apparsi stranamente slegati l’uno dall’altro, finendo per darci un episodio fatto di momenti, più che un racconto fluido.

Cominciamo intanto dal ritorno di Roy Harper, che fa la sua comparsa a Star City dietro ricatto di Noah Kuttler/Calculator (Tom Amandes) il quale lo costringe a collaborare con lui, dietro il ricatto di rivelare altrimenti al mondo il fatto che non sia morto e che non sia Arrow, al fine di rubare per lui una serie di componenti utili a costruire una bomba che distrugga la città. Sorvolando sul fatto che ho sempre ritenuto piuttosto debole la storia del sacrificio di Roy, soprattutto quando poi Arrow/Oliver torna a rivestire i panni del supereroe come nulla fosse, il suo ritorno, è piuttosto evidente serve un preciso scopo. Cioè quello di dare una chiusura definitiva alla storia tra il giovane e Thea, dando vita forse alla scena più bella dell’intera puntata. L’addio dei due giovani è veramente toccante e fa capire come il folle mondo in cui i nostri eroi vivono gli ponga di fronte spesso a scelte impossibili. Thea non è più quella di una volta, il Pozzo l’ha profondamente cambiata e la speranza di avere una vita normale con l’uomo che ama è ormai una chimera. Il che dimostra come ogni scelta abbia le sue conseguenze, a volte più rischiose e pesanti del previsto, proprio come nel caso di Thea.

Thea Queen è sempre stata uno strano personaggio a mio avviso, forse lasciata troppo spesso nell’ombra dagli autori, ma che dimostra – come in questo caso – di avere una grandissima forza di volontà e di saper compiere incredibili sacrifici. Nonostante la sete di sangue con cui il pozzo l’abbia lasciata, Thea decide di non seguire un istinto primordiale, ma di combattere ciò che le sta succedendo a discapito della sua stessa vita. Ciò che però lascia un po’ perplessi, anche in questo caso, è venire avere confermato quello che prima era solo un sospetto: quando Constantine ha usato i suoi poteri su Sara, ha anche ristabilito l’equilibrio del quale il Pozzo l’aveva privata, Sara quindi non vive le stesse problematiche di Thea, il che spiega anche perché il suo personaggio in Legends of Tomorrow sia così equilibrato, ma – stabilito questo – viene naturale domandarsi perché Constantine non abbia fatto la stessa cosa con Thea, salvandola dalle conseguenze inevitabili del pozzo. Tra l’altro le sue condizioni erano decisamente meno disperate di quelle di Sara, come è possibile quindi che nessuno abbia preso in considerazione questa possibilità? Thea si ritrova infatti, alla fine dell’episodio, in coma, con una prognosi che non le lascia molte speranze e a portare un’inaspettata speranza sarà questa volta Nyssa. La giovane, che fino a quel momento era rimasta prigioniera di Malcolm Merlyn, riesce a liberarsi e grazie a Tatsu Yamashiro, si procura un elisir di cui apparentemente nessuno conosceva l’esistenza (nemmeno Malcolm?) in grado di eliminare gli effetti collaterali del Pozzo e salvare Thea e, ovviamente, propone ad Oliver di usarlo con Thea in cambio del fatto che lui uccida Malcolm. A quanto pare è destino di Oliver lavare i panni sporchi della Lega degli Assassini ed uccidere ogni forma vivente che conquisti il titolo di Ra’s al Ghul.

In questa marea di avvenimenti, non si può non citare la discesa in campo di Ruve Adams (ovvero la Signora Damien Darhk), che decide di candidarsi a Sindaco di Star City diventando la sola ed unica avversaria politica di Oliver Queen e aggiungendo ulteriore carne al fuoco, evento che però – come dicevo prima – inserito in un episodio così ricco di accadimenti, finisce quasi per passare inosservato.

Unchained

Lo sguardo orgoglioso del fidanzato e del padre di Felicity Smoak

Altro avvenimento di riguardo è l’arrivo in scena (finalmente!) del padre di Felicity Smoak nei panni del cattivo della settimana Noah Kuttler/Calculator, lo stesso che ha tentato di usare Roy per i suoi scopi e che Felicity sconfigge in un duello all’ultima tastiera. L’uomo si presenta, alla fine dell’episodio, alla presentazione di una nuova invenzione della Palmer Tech da parte della figlia con sguardo orgoglioso e, per quanto ci è dato di sapere, padre e figlia non conoscono le rispettive identità segrete. Quel che è certo è che la giovane lo riconosce immediatamente, sarà quindi interessante conoscere qualcosa di più sul loro rapporto dai prossimi episodi, come – ne sono certa – in molti saranno curiosi di sapere se la giovane abbia mai parlato a Oliver del padre. E’ evidente che una figura come questa non rappresenta il solito “cattivo della settimana”, Noha Kuttler deve essere giunto nella serie per rimanere e fare una serie di consistenti danni, comincia anche a diventare più chiaro il motivo per cui gli autori siano stati così sfuggenti non solo sull’identità di chi finirà in quella tomba alla fine della stagione, ma anche di chi sia il cattivo che ce lo/la farà finire.

A proposito di Felicity e del suo ruolo nella  Palmer Tech, anche in questo caso trovo che gli autori stiano tralasciando forse troppo questo aspetto della vita di Felicity. Ovviamente sono consapevole del fatto che questa serie si intitoli Arrow e non Felicity Smoak e non vorrei nemmeno che la storia personale di un personaggio prendesse troppo il sopravvento, ma è anche vero che il suo ruolo – che all’inizio doveva sembrare miracoloso per la compagnia – è di fatto del tutto superfluo. La sensazione è che se non fosse per Curtis Holt (Echo Kellum), colui al quale si deve l’invenzione della super batteria che può salvare la compagnia dal fallimento, non esisterebbe una Palmer Tech e il fatto che Felicity abbia persino dovuto ricevere l’incoraggiamento del giovane semplicemente per affrontare l’assemblea degli azionisti senza sembrare un’imbranata, mi è sembrata una scelta evitabile. Ovviamente non è detto che Felicity riesca in tutto quello che fa, non sarebbe umana altrimenti, ma la tecnologia è indiscutibilmente il suo campo, vederla quindi insicura proprio nell’affrontarlo non è la cosa più credibile, soprattutto dopo aver visto la baldanza con cui affronta Calculator.