Arrow: recensione dell’episodio 4×21 Monument Poin [spoiler]

Felicity e Thea si trovano a dover prendere decisioni difficili e ad aiutarle nel compito sono i loro rispettivi padri: Noah e Malcolm

Cominciamo subito dalle ovvietà: nonostante il piano di Darhk abbia ucciso centinaia di migliaia di persone, non è possibile che per il Team Arrow sia stato così “facile” impedire la distruzione del mondo, non fosse altro perché mancano ancora due episodi alla fine di questa quarta serie, la domanda legittima è quindi: cosa ha davvero in mente Darhk e perché, se il suo piano di distruzione era davvero quello sventato dal Team, l’uomo si trovava al di fuori della protezione da lui stesso ideata per salvare solo pochi eletti? Nonostante i suoi poteri siano indubbiamente notevoli, dubito che Damien Darhk sia immune alle esplosioni nucleari, quindi cosa ci aspetta ancora? E soprattutto cosa può esserci di più terribile del piano di spazzare via dalla faccia della terra l’intera razza umana?

Per quanto concerne il resto dell’episodio strutturalmente aveva qualche difetto, come per esempio dove sia finito Curtis e perché non abbia aiutato il Team Arrow a fare irruzione alla Palmer Tech, chiedere il suo aiuto non sarebbe stata la soluzione più logica? E dove è l’esercito? Con una minaccia nucleare del genere, di cui il Presidente degli Stati Uniti stesso è al corrente, come è possibile che la missione di salvare il mondo sia lasciata nelle mani del solo Team Arrow senza alcun supporto esterno? O perché sprecare tanto tempo in scene superflue come quelle tra tra Lance e Donna? in un episodio come questo in cui il punto focale avrebbe dovuto essere la corsa contro il tempo per evitare che le testate nucleari colpissero i loro obiettivi, proprio il tempo è sembrato fin troppo dilatato, levando in parte quella suspense necessaria a dare davvero la sensazione del pericolo imminente. Ovviamente non si può pensare a tutto in 45 minuti di episodio a disposizione, ma se si vogliono fare sotryline in grande, bisogna anche evitare che i buchi narrativi diventino voragini.

Ciò che invece è stato apprezzabile, è il parallelismo tra Felicity e Thea sia per quanto concerne la scelta che entrambe hanno dovuto compiere, sia per quanto concerne invece il loro rapporto con i rispettivi padri.
Il fatto che le due, considerato tutto ciò che hanno in comune, non abbiano mai avuto davvero molte scene insieme continua tutt’oggi a sorprendere. Sia Felicity che Thea sono legate al proprio padre da un rapporto di amore ed odio e sia Noah che Malcolm, pur essendo due criminali incalliti, provano per le figlie autentico affetto, sebbene poi il modo in cui lo dimostrano possa essere opinabile. Noah per primo decide di venire in soccorso alla figlia, come lui stesso ammetterà, non tanto perché gli importi di diventare un nuovo paladino, difensore della razza umana, ma perché in quello stesso mondo he ora rischia la distruzione, succede che abiti sua figlia a cui lui tiene, nonostante non lo abbia sempre dimostrato e che vorrebbe comunque proteggere. I siparietti più divertenti dell’episodio hanno finito infatti per essere proprio quelli tra i due i quali, nonostante Felicity metta in chiaro da subito che l’aver incluso il padre nella missione non è un tentativo di riconciliarsi con lui, lavorano in perfetta armonia, dimostrando – se davvero ce ne fosse stato bisogno – da chi Felicity abbia preso la su genialità. Interessante anche come, per la prima volta, la stessa Felicity ammetta che il compito di entrare nel sistema missilistico per fermare il folle piano di Darhk vada al di là delle sue conoscenze/capacità, ragione per cui il Team si trova, in prima istanza, a dare la caccia a Noah/Calculator non solo perché lui sia, di fatto. Il creatore del programma che Felicity vorrebbe violare, ma anche perché devono cercare di proteggerlo da Darhk, il quale lo vorrebbe morto per lo stesso motivo per il il Team Arrow ha bisogno di avvalersi della sua assistenza. Quando il padre/figlia, nonostante tutta una serie di incredibili avversità riescono infine a fermare quasi tutti i missili, Felicity si trova di fronte alla difficile scelta di non poter evitare che una delle testate nucleari colpisca il suo obiettivo ed invece di farlo cadere su una grande città, riesce, all’ultimo momento a deviarlo su un piccolo centro. Il disastro è scongiurato, ma a quale prezzo? Il fatto che la giovane sia riuscita a salvare una moltitudine a discapito di poche migliaia di persone che impatto avrà su di lei e sulla sua missione? Certo che se paragoniamo la Felicity di oggi, posta di fronte a scelte così difficili, rispetto a quella della prima serie che accettava di aiutare Oliver solo perché voleva salvare il suo patrigno, ci rendiamo conto quanto le cose siano cambiate per lei. La domanda legittima è se cominci a rendersene conto anche Felicity e se non rimpianga la persona molto più ingenua e libera che era quattro anni prima.

Nel frattempo, all’interno della cupola Thea non solo ha un ennesimo scontro con Malcolm, ma si trova a dover difendere u nuovi abitanti di questa sorta di Arca di Noè da Lonnie Machin. Anche in questo caso, questo B plot ha levato forse troppo tempo alla trama principale, ma almeno c’era uno scopo. Nella stessa misura in cui Felicity si è trovata di fronte alla scelta di salvare migliaia di persone a discapito di altre, la scelta di Thea di aiutare gli abitanti della cupola finirà per portare alla morte di Alex. Poco importa che ovviamente la morte di un singolo non possa essere paragonata a quella di migliaia di persone, ciò che conta è che entrambe le donne si siano trovate costrette a fare un’impossibile scelta e che adesso ne paghino le conseguenze. Come gli autori hanno già anticipato, Thea, nel finale di stagione, si troverà di fronte alla scelta se continuare a essere Speedy o tornare a vestire i panni di Thea Queen e quanto del sangue dei Merlyn scorra nelle sue vene e sicuramente,quanto accaduto in questo episodio avrà un grosso peso sulla sua decisione finale, che – assicurano sempre gli autori – “sarà molto sorprendente.

Nonostante il Team sembri quindi aver portato a casa un’importante vittoria, le cose, è evidente non sono finite qui e la corsa finale che ci aspetta promette di essere più esplosiva di quello che non pensassimo.