Arrow: recensione dell’episodio 5×01 Legacy [spoiler]

L'eredità lasciata a Green Arrow/Oliver? Continuare a notare per non annegare.

La quinta stagione di Arrow, ci avevano promesso gli autori, sarebbe stata un omaggio alla prima stagione ed un ritorno alle origini della serie e, per quanto concerne la première della quinta stagione, sembra che la promessa sia stata mantenuta. Nonostante in molti abbiamo, al tempo, apprezzato il tentativo di Oliver/Arrow, come vigilante, di non uccidere i suoi nemici, c’è qualcosa di affascinante nel ritorno a queste – pessime/vecchie – abitudini. C’è poco da fare, ma una delle scene che più ha legato i fan allo show, fu proprio quella terribile uccisione del pilot in cui l’Oliver appena tornato in città spezzava come un fuscello il collo ad uno dei suoi rapitori. Il solo fatto che questo gesto, da spettatore, mettesse in discussione le intenzioni di quello che avrebbe dovuto essere l’eroe della storia, apriva un dialogo che si è tristemente chiuso quando Oliver fece voto di non uccidere più. D’altra parte, se c’è un aspetto di questo eroe che vale la pena coltivare, rispetto al personaggio canonico dei fumetti, è proprio che Green Arrow è affascinate perché si sporca le mani e non è un santo, perché compie azioni discutibili e perché non sempre fa la scelta giusta. Il ritorno quindi a questo genere di eroe maledetto, ne siamo piuttosto certi, finirà per giovare alla serie, più di quanto non abbia fatto il tentativo di fare di Oliver un “bravo ragazzo.” Non è un caso, d’altra parte, che Oliver torni ad uccidere mimando di fatto proprio quella famigerata scena del pilot.

Un altro punto fondamentale è che, per quanto il rapporto tra Oliver e Felicity non sia, a mio avviso, mai stato il vero problema dello show ai fini della storia – ogni serie ha bisogno del suo lato romantico a prescindere da ciò che vorrebbero i detrattori della coppia – di questo rapporto si è finito, ad un certo punto, per parlarne troppo. Quello di cui si sentiva veramente la mancanza era proprio il genere di scene d’azione che abbiamo visto in Legacy, la sfida dell’uomo contro uomo, motivo per cui, d’altra parte, come Felicity giustamente sottolinea c’è una differenza tra un vigilante e un super eroe che sarebbe importante tenere sempre a mente. E visto che abbiamo aperto il “vaso di Pandora” che è Olicity è bene specificare che, su questo fronte, gli autori non sembrano intenzionati a mollare la presa. Per quasi tutta la durata dell’episodio, fino alla domanda esplicita di Diggle a Oliver, in molti si saranno probabilmente chiesti se gli effetti di Flashpoint non fossero stati tali da cancellare il ricordo dell’amore che idue avevano condiviso. In questa première, infatti, i due si sono sempre comportati in maniera piuttosto neutra, senza lanciarsi languidi sguardi in ricordo di quello che era stato ed ora non è più, il che – probabilmente – è un sollievo per molti. Poi arriva Diggle con la sua domanda diretta, poco prima di vedere Felicity a casa con il suo nuovo compagno, il Detective Malone (Tyler Ritter) e rimette tutto in discussione. Non sappiamo come e perché questi due siano finiti insieme, ma per il momento Oliver pare accettare la situazione e tra lui e Felicity sembra esserci un certo sereno equilibrio. Che la storia con il detective sarà temporanea è piuttosto evidente, quando Oliver e Felicity torneranno insieme è un altro paio di maniche, ma la sensazione è che questa forzata separazione possa essere un toccasana per entrambi, proprio come lo show, aveva bisogno di tornare sui giusti binari, così ne ha bisogno la relazione tra questi due personaggi. A volte una pausa di riflessione può rivelarsi salvifica, anche per gli shipper.

Oliver Queen, l’uomo che impara a fare politica grazie alle maratone si West Wing, è – come Stephen Amell aveva promesso – un pessimo sindaco, preoccupato più ad usare la sua posizione per facilitarsi il compito nei panni di Green Arrow, che a gestire alla luce del sole la crisi che la città sta vivendo, ma – come verrà ribadito più volte nell’episodio (supponiamo che il detto russo che Oliver rivela a Quentin Lance sarà il nuovo mantra della stagione) – non ha altra scelta che andare avanti, soprattutto come Green Arrow. Sappiamo che Oliver non è persona da accogliere a braccia aperte i cambiamenti e infatti lo dimostra, ancora una volta, in questa première, soprattutto quando Felicity cerca di convincerlo della necessità di mettere su un nuovo team in assenza di Thea e Diggle, per sconfiggere Tobias Church (Chad L. Coleman), il quale sta cercando (e per ora riuscendo) di raccogliere i cocci lasciati da Damien Darhk, prendendo il controllo della città per loschi fini e mettendo quasi in ombra anche il debutto di quello che dovrebbe essere il grande cattivo della stagione: Prometheus.

Parlando poi del titolo della puntata in sé “Eredità“, la gran cassa battuta per quelle che sarebbero state le ultime parole di Laurel Lance ad Oliver, hanno finito – come spesso accade con le cose troppo pubblicizzate – per rivelarsi vagamente deludenti. Laurel dice infatti a Oliver di non voler essere l’ultima Black Canary, il che è una cosa espressa ovviamente a servizio del fatto che il Team Arrow deve evolvere e Oliver deve trovare la forza di andare avanti, più che questa fondamentale lezione di vita che ci aspettavamo dalle ultime parole pronunciate da Katie Cassidy, la quale – tra l’altro – meritava una statua meno orrenda.

Tra le note sparse, apprendiamo con dispiacere della rottura tra Quentin e Donna Smoak, i due facevano scintille assieme e anche se il personaggio di Donna, soprattutto negli ultimi episodi della scorsa stagione, era stato scritto in maniera forse troppo macchiettistica, l’idea di perderla sarebbe comunque triste. Anche i tanto denigrati flashback sembrano migliori rispetto a quelli degli ultimi anni, per la prima volta – probabilmente dalla seconda stagione – quello che accadeva ad Oliver nel passato si è rivelato intrigante, sarà stato per la presenza di Anatoly (David Nykl), per il fatto che Oliver non sembrasse – finalmente – avere in testa un nido di uccelli, ma una parrucca degna di questo nome o forse per l’assenza della maglietta che tendeva a distrarre, ma i flashback, almeno in questa première, non si sono rivelati la solita noiosa delusione.