Arrow: recensione dell’episodio 5×02 The Recruits [spoiler]

Green Arrow non è un leader, ma un combattente solitario e, come tale, deve imparare anche lui a far parte del nuovo Team Arrow 2.0

The Recruits è la dimostrazione del perché Arrow necessitasse di tornare alle sue origini: il secondo episodio della quinta stagione si è rivelato essere puro intrattenimento con molti elementi al posto giusto e qualche angolo da limare. Tra questi, la trama legata a Diggle che risulta troppo distaccata dal contesto generale della stagione, come fosse lì a ricordarci che l’amato personaggio non ha lasciato lo show, pur dedicandogli una storyline che non risulta comunque abbastanza interessante da dedicargli che un fuggevole pensiero. La verità è che Dig appartiene al Team Arrow, gli spettatori lo sanno, il Team stesso lo sa e lo sanno anche gli autori, questa forzata lontananza risulta pertanto piuttosto insensata, soprattutto perché non è supportata da una trama degna del personaggio e dell’attore.

Per quanto concerne invece il resto dell’episodio tutto sembra essere miracolosamente al posto giusto e, per quanto la cosa possa non far piacere a molti, persino il fatto che Oliver e Felicity non siano, al momento, una coppia appare una scelta sensata. Nelle stagioni passate, probabilmente, è stato superato un limite a causa del quale Olicity ha rischiato di essere più nocivo per la serie che costruttivo. Questo passo indietro – quindi – può rivelarsi una mossa saggia in molti sensi, persino utile alla coppia, e questo episodio in particolare è la perfetta dimostrazione di come si possa mostrare al pubblico fino a che punto queste due persone siano necessarie l’uno all’altra, senza snaturare la serie. Se gli autori fossero stati altrettanto equilibrati nello scriverli come coppia quando è stato il momento, forse ci sarebbero stati molti meno problemi e meno polemiche.

Il rapporto tra Oliver e Felicity è efficace quando è divertente e scoppiettante, quando Felicity assume il ruolo di “controllore” di Green Arrow, non perché sia l’unico membro del Team originale rimasto, ma perché conosce profondamente Oliver, e lui conosce tanto lei, da sentirsi a proprio agio e confidarsi, esattamente come accade quando le rivela che il brutale metodo di allenamento scelto per le sue nuove reclute, aveva lo scopo di creare un distacco tra loro, non tanto per la salvaguardia di Team Arrow 2.0, ma per proteggere se stesso. Anni di battaglie e il corpo esanime di una Laurel Lance lasciato alle spalle, hanno insegnato ad Oliver che il mestiere di vigilante richiede sacrifici incommensurabili, affezionarsi quindi alle persone accanto alle quali si combatte, per poi vederle andare via o, peggio, morire, è una rischio che Green Arrow/Oliver non sente di voler correre.

Il problema, come gli farà però notare Felicity, è che per costruire un vero team c’è bisogno di fiducia, la stessa che c’è sempre stata tra Dig, Thea, Roy, Laurel, Oliver e Felicity stessa. Senza uno scopo comune, senza un leader che dimostri di fidarsi al cento per cento delle persone a cui affida la propria vita (o il segreto della propria identità), non c’è futuro. Oliver fatica ancora a capire che i metodi con cui lui ha imparato, volente o nolente, a diventare quello che è (vedi la campana), non sono necessariamente i migliori, perché le motivazioni stesse per cui combatte sono diverse da quelle che lo hanno portato, nel passato, a scegliere di diventare un membro della Bratva. Oggi Oliver Queen scegli di essere un vigilante, un protettore, non un assassino e un vendicatore, di conseguenza obiettivi diversi richiedono metodi diversi.

Una menzione d’onore va fatta comunque alle scene in cui il nuovo team si allena sotto le severe direttive di Green Arrow, i movimenti di camera fluidi e senza tagli, sono una caratteristica della serie che pagano sempre e rendono le scene di lotta per cui lo show è famoso, molto dinamiche ed efficaci. Per quanto riguarda il nuovo team, poi, tra loro spicca sicuramente Wild Dog e la sua strafottente aggressività e – stranamente – ad apparire come l’anello più debole della catena non è la giovane Evelyn, ma proprio il personaggio che il pubblico conosce meglio: Curtis. Nonostante riserviamo il giudizio per quando sarà sul campo, la sensazione generale è che il personaggio fosse più utile come supporto a Felicity, piuttosto che come nuovo vigilante, soprattutto considerato che il Covo di Arrow è tornato ormai a pullulare di nuova vita. La scelta di mettere Curtis sul campo appare, di conseguenza, superflua, soprattutto se si considera la sua totale inesperienza e paragonata a quanto le sue conoscenze potrebbero essere utili al team: non dimentichiamo che Felicity è tornata a camminare grazie a Curtis.

Arrow tornerà mercoledì prossimo negli Stati Uniti su The CW con l’episodio A Matter of Trusts .