Arrow: recensione dell’episodio 5×21 Honor The Fathers [spoiler]

Honor The Fathers è un ottimo episodio di Arrow in una stagione che si sta avvicinando alla sua conclusione e che, sicuramente, ha saputo fare meglio di quella precedente sotto molti punti di vista: come sappiamo con questo quinto appuntamento dedicato alla storia di Oliver Queen, giungeremo anche al termine dei tuffi nel passato fatti nella vita del nostro eroe tramite flashback dal momento in cui la Queen’s Gambit naufragò cinque anni fa, fino ad arrivare oggi alla sua avventura in Russia che, come apprendiamo, non si è ancora conclusa. Per buona misura ci viene svelata anche una curiosità per quanto concerne il ritrovamento di Oliver e cioè il fatto che non sia stato affatto casuale, ma fosse pianificato da Oliver e dal sua amico Anatoly Knyazev per poter evitare di raccontare alla propria famiglia di non essere sempre rimasto imprigionato nei confini di Lian Yu, un chiarimento decisamente apprezzabile.

Per la stessa ragione, per creare cioè un trampolino di lancio per la prossima stagione, era necessario cominciare a far smarcare Oliver dall’eredità lasciatagli dal padre e soprattutto dalla sua richiesta di rimediare ai propri errori. Il Green Arrow della prossima stagione, obbligatoriamente, doveva compiere questo passo avanti e cominciare a comprendere che le sue azioni non devono continuare necessariamente ad essere frutto del proprio passato, ma una scelta consapevole che lo spinga verso un nuovo futuro, privo dell’opprimente peso del suo nome e delle azioni o piuttosto degli errori commessi dalla sua famiglia. Oliver Queen, in definitiva, deve diventare un eroe per se stesso, per le motivazioni che lui sceglie e perché sa che ciò che fa è giusto ed il passato – come saggiamente suggerito da Felicity – deve rimanere tale. Non sorprende quindi che il nostro eroe, proprio grazie a questa nuova acquisita consapevolezza, decida di indossare nuovamente il costume di Green Arrow che aveva dismesso da quando era stato catturato e torturato da Adrian Chase, perché questa epifania non avrebbe potuto avere una conclusione diversa.

Anche il rapporto tra Oliver e Felicity, dopo l’intenso episodio della scorsa settimana, sembra aver fatto un passo avanti: Oliver ha sempre confidato molto nella sua preziosissima hacker, ma il fatto che sia lei, ancora una volta, a dargli un obiettivo ed uno scopo, non è una scelta autoriale priva di significato e contribuisce sicuramente a sottolineare quanto importante sia il legame tra questi due personaggi. Il protagonista di questa serie non è esattamente noto per la sua capacità di seguire i consigli altrui e spesso ha agito di testa propria ignorando tutte le persone che gli erano vicine, ma Felicity è quasi sempre stata l’eccezione alla regola, una persona con cui Oliver ha potuto davvero essere se stesso e per un individuo sottoposto come lui a tanta pressione deve essere un conforto. Il fatto che la tensione tra i due si sia quindi allentata, certamente sta contribuendo a ricreare quel genere di relazione che avevano prima della loro rottura e che – come dimostrato in questo episodio – sta già dando i suoi positivi frutti.

Il rapporto tra padri e figli è, visto l’argomento, decisamente centrale in questa puntata, è quindi con un certo piacere che vediamo anche tornare il personaggio Thea Queen che, esattamente come il fratello, viene messa di fronte alla verità su suo padre. Il piano di Prometheus sta infatti continuando ad andare avanti inesorabilmente, con Chase deciso a mostrare al suo acerrimo nemico come Robert Queen non fosse poi così diverso dal proprio padre. Ed è qui, in un certo senso, che cominciano anche i problemi strutturali dell’episodio, se non della stagione. L’incredulità o la caparbietà con cui, per esempio, Oliver rifiuta di accettare la verità su Robert sarebbe stata sicuramente più credibile e comprensibile se il pubblico non avesse saputo che l’uomo aveva numerosi scheletri nell’armadio e che per salvare il figlio non aveva solo deciso di suicidarsi (gesto che deve essere sicuramente considerato nobile), ma che aveva anche ucciso un membro dell’equipaggio dello yacht che si era salvato con loro. Il Robert Queen, assassino occasionale, che ci viene quindi mostrato nelle immagini rese pubbliche da Adrain Chase non è poi così sorprendente e l’ostinazione con cui il figlio si rifiuta di vedere la verità risulta assai poco efficace.

E poi ovviamente c’è Prometheus, che finalmente torna a farsi vedere ed a scontrarsi sul campo con Green Arrow. Ma soprattutto c’è questo scambio tra i due che porterà alla resa di Chase e che onestamente suona davvero poco incisivo. Questi eroici personaggi, la cui epica storia dovrebbe ispirare le masse ed il cui coraggio dovrebbe travalicare i confini dell’umano, vengono sminuiti totalmente nel momento in cui sono trasformati quasi in adolescenti piagnucolosi che riducono tutte le loro azioni al concetto di “sarà stato anche un mascalzone, ma almeno mio padre mi amava, mentre il tuo no“.
Il fatto che Oliver creda davvero alla sceneggiata con cui Adrain depone le armi di fronte a lui, apparentemente sconvolto dalla notizia che l’uomo per cui sta portando avanti la sua vendetta voleva in realtà liberarsi di lui perché lo considerava un pazzo, è veramente assurda. Parliamo di un folle (è lo stesso Oliver a dirlo), di una persona che ha pianificato (e tutt’ora lo sta facendo) ogni singola reazione del suo nemico per ben cinque anni, studiandone ogni mossa ed ogni reazione, come è possibile che Oliver creda davvero che Adrian Chase non fosse al corrente di questa notizia o sarebbe crollato così facilmente? Lo stesso uomo che ha ucciso senza colpo ferire la propria moglie e che è riuscito ad ingannare tutte le persone che gli stavano intorno con una sorprendente facilità si sarebbe arreso perché il papà in realtà non lo amava? Per quanto godibile sia l’episodio – e lo è senz’altro – quando lo si osserva da una certa prospettiva e si ricostruisce l’insieme degli eventi, il fatto che tutto il Team Arrow abbocchi così facilmente all’apparente resa di Chase, soprattutto dopo tutto quello che ha fatto, è veramente assurdo. Pur rendendosi conto che lo scopo è quello di avere, per gli ultimi episodi, un’escalation di eventi che culmini in un climax finale, la reazione di Chase alle parole di Oliver avrebbe dovuto, obbligatoriamente, far suonare un campanello d’allarme enorme che però, incredibilmente, tace.