0 Shares 4 Views
00:00:00
23 Nov

Arrow: recensione episodio 3×02 “Sara” [spoiler]

Teresa Soldani
16 ottobre 2014
4 Views

In un articolo pubblicato la settimana scorsa avevamo raccolto le dichiarazioni di Marc Guggenheim circa le conseguenze che la morte di Sara avrebbe portato nello show e si leggeva di quanto difficile questo episodio sarebbe stato per tutti i personaggi in gioco. Ebbene, dopo la visione di “Sara” direi che, senza timore di smentita, la promessa è stata mantenuta “Sara può riposare ora. E’ a casa,” ma quelli che restano sono lontani dall’aver trovato la pace.

Se devo proprio muovere un’obiezione a ciò che Guggenheim ha detto in quell’intervista riguarda la dichiarazione che tutti avrebbero avuto, a modo loro, l’occasione di compiangere la dipartita della loro amica, ex compagna o sorella, perché c’è qualcuno che non si è di fatto concesso questo lusso, ed è proprio Oliver.
In una struggente scena tra lui e Felicity, Oliver è molto chiaro circa quelli che debbano essere i suoi doveri di leader di un gruppo che ha perso una delle sue ali, mentre gli altri possono ritagliarsi il tempo di versare delle lacrime e di disperarsi, lui deve pensare a raccogliere i cocci ed a dare una senso a quanto successo, lui deve pensare a fare in modo che a Sara venga data giustizia. Attenzione però, giustizia, non vendetta, perché anche questo è un concetto da non sottovalutare nella ridda di emozioni che investono questo episodio.
Nonostante il ruolo di Sara nella vita di Oliver/Arrow sia fondamentale, nonostante il dolore sia inevitabile, lui riesce comunque a non deragliare dal suo percorso, a non farsi accecare dall’odio e, scoprendo l’identità dell’assassino, sa di voler rendere onore a Sara attraverso un gesto di giustizia e non di vendetta.
Il che non mette necessariamente Laurel nella posizione di avere torto per volere la morte del killer di Sara, la rende solo meno esperta di Oliver, meno controllata. Lui è già passato per quel genere di tragedia, ha già commesso gli errori commessi da Laurel – e per questo cerca di risparmiarglieli levando le pallottole da quella pistola – ma non intende ricaderci. Ha già rinunciato da tempo ad essere quel genere di uomo e di “giustiziere” ed il fatto che riesca a mantenere questo saldo principio anche in un momento come questo, fa comprendere fino a che punto la persona tormentata e spezzata tornata dall’isola di Lian Yu sia completamente diversa dall’uomo che vediamo oggi.

Tornando quindi a quella scena nel covo di Arrow tra Oliver e Felicity che racchiude, più di ogni altra cosa, l’essenza di questi due personaggi, non è possibile nemmeno non comprendere le parole della giovane e la sua esortazione ad Oliver a lasciarsi andare, a non considerare tutto in termini assoluti. Felicity ha ragione, Oliver deve imparare a non portare sulle spalle il peso del mondo e non può vivere seppellendo i suoi sentimenti nello stesso modo in cui seppellisce Sara. Felicity, anche nella tragedia, resta un personaggio positivo che trae da quanto accaduto una lezione altrettanto positiva. Allontanandosi da Oliver con quelle ultime parole, Felicity non sta scappando, ma afferma una serie di diritti fondamentali, dal voler essere felice al non voler vedere l’uomo che ama autodistruggersi. Penso che gli autori abbiano reso egregiamente la lotta interiore che entrambi stanno combattendo in quel momento: Oliver non è più abituato da tempo a sperare, il controllo è ciò che lo ha tenuto in vita, la razionalità è ciò che lo sostiene e per lui è inevitabile pensare che la vita che ha scelto lo porterà a fare la stessa fine di Sara. Felicity, per contro, ha sposato una causa, ma non il tormento di Oliver, perché non ne ha condiviso le esperienze, ma lo ama (su questo credo non ci siano dubbi) e sa che non è giusto né per lei né per Oliver rinnegare quella parte di se stessa che, nonostante il dolore, fa di Felicity… Felicity.
E quanta forza di spirito, quanto carattere ci vogliono per allontanarsi così dall’uomo che si ama?
In tutta quella struggente scena sicuramente la più forte è lei, non Oliver, per tutto quello che potrebbe avere ed a cui invece sta rinunciando, è un difficile equilibrio, entrambi camminano su una linea sottile tra la ragione ed il torto ed entrambi lo fanno in un momento terribile, in cui devono venire a patti con la morte di una persona a loro tanto cara.
In quest’ottica trovo quindi comprensibile la scelta di Felicity di accettare la proposta di Ray Palmer, perché lei non è forte solo a parole, ma lo è anche nei fatti e perché vuole davvero qualcosa di meglio per se stessa, e se lo va a prendere pur non rinunciando alla sua missione a fianco di Arrow.

Ma  Oliver e Felicity non sono gli unici toccati dalla morte di Sara. Laurel non solo è devastata ed accecata dalla sua sete di, comprensibile, vendetta, ma porta anche sulle spalle il peso della responsabilità del padre malato. Ecco, forse – se bisogna fare un altro appunto all’episodio – è proprio che Paul Blackthorne è decisamente troppo in forma per interpretare con credibilità il ruolo del padre “da proteggere” da una simile notizia, ma sta di fatto che Laurel prende questa decisione e dovrà farci i conti, perché significa non solo mentire su una cosa di questa portata, ma anche non poter condividere con qualcuno a lei così vicino un dolore tanto grande. Detto ciò continuo a pensare che ci sia un certo perverso sadismo nello scrivere questo personaggio: tradita dal fidanzato e dalla sorella, per la seconda volta si trova a dover piangere la morte di Sara in circostanze sicuramente diverse, ma non per questo meno tragiche, quanto meno nessuno potrà dire che non avrà meritato il ruolo di Black Canary e del suo canto di dolore.

Anche il ruolo silenzioso di Diggle e quello forse più marginale di Roy sono comunque ben giocati nell’episodio. Personalmente amo in particolar modo Diggle per diversi motivi, è un uomo con la sua dose di cicatrici, sicuramente meno profonde di quelle di Oliver, che è comunque riuscito a mantenere un equilibrio che spesso manca al suo più giovane amico. I suoi silenzi, le sue inconfutabili verità pronunciate con la sua caratteristica semplicità ne fanno un personaggio difficile da non amare. La scena finale tra lui ed Oliver, quando lui gli dice di non voler morire nel suo covo e Diggle risponde “e allora non farlo Oliver,” sono la perfetta sintesi di questo personaggio. Non gli sta infatti dicendo solo di resistere in quanto Arrow, ma gli sta dicendo di non chiudersi in se stesso e di non rinunciare a quel poco di felicità che merita.

Roy conosceva meno bene Sara e nella puntata vive più marginalmente il dolore dei suoi compagni pur sostenendoli, ma anche lui ha la sua parte di problemi nel confessare la verità ad Oliver circa Thea e quando lo fa, rimane palesemente sorpreso dal modo in cui lui accoglie la notizia.
Tornando brevemente anche su Ray Palmer. Come già avevo accennato è difficile trovarlo antipatico, che questo personaggio passi o meno a The Flash, in questa circostanza ha sicuramente il merito di capire veramente Felicity e dimostrare di non avere doppi fini nei suoi confronti a prescindere dai suoi atteggiamenti da spaccone e credo che Felicity al momento meriti di uscire dall’ombra di Oliver. Significa che Oliver e Felicity non sono destinati l’uno all’altra? Non credo, perché anche adesso e nonostante il dolore e le sue convinzioni, Oliver ha recepito perfettamente le parole di Felicity e, come dice a Diggle, non vuole affatto morire, in tutte le possibili e più ampie accezioni del termine.

L’unica nota davvero stonata dell’episodio per me è l’apparizione di Tommy, personaggio che ho molto amato, ma che il cui cammeo, in una puntata così ricca di emozioni da elaborare sia per i protagonisti che per gli spettatori, finisce per passare troppo inosservato e sapere un po’ di occasione sprecata.

Vi consigliamo anche