Blindspot: recensione dell’episodio 2×01 In Night So Ransomed Rogue [spoiler]

Nella première della seconda stagione vengono rivelati i molti volti (ed i molti nomi) di Jane Doe

La donna dai 1000 nomi,” così – forse – avrebbero dovuto intitolare la première della seconda stagione di Blindspot andata in onda ieri sera negli Stati Uniti, piuttosto che “In Night So Ransomed Rogue,” ma quel che è certo è che Martin Gero, creatore della serie ed autore dell’episodio in questione, sa come scrivere tenendo inchiodato alla poltrona il suo pubblico.

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Lo scorso anno, la prima stagione della serie si era conclusa con Jane arrestata da Kurt Weller dopo che l’uomo aveva scoperto che Jane non era la sua antica compagna di giochi Taylor Shaw e, nel primo episodio, ritroviamo la povera Jane, tre mesi dopo la cattura, segregata in una base segreta della CIA e sottoposta a continue e orrende torture al fine di confessare la sua vera identità, che lei – ovviamente – non ricorda.

Quando Jane riesce a fuggire in maniera rocambolesca, finisce (o sarebbe meglio dire torna) nel radar della Zero Division, un dipartimento segreto della NSA di cui Nas Kamal (Archie Panjabi), nuovo ingresso nella serie, fa parte. E sarà proprio Nas a rivelare al vecchio team dell’FBI di Jane dove si trovi la donna. In questi mesi Weller, Patterson, Reed e Zapata hanno cercato di rintracciare inutilmente Jane, senza sapere che fosse prigioniera della CIA e sottoposta a tortura, scontrandosi contro un muro di omertà. Sarà quindi l’incontro tra Nas e la squadra di Weller a rimettere la palla in gioco: la donna rivela infatti di aver monitorato ogni spostamento di Jane, la quale sarebbe in verità membro di un gruppo terroristico domestico, Sandstorm, volto a far crollare il governo degli Stati Uniti ed al cui comando si troverebbe appunto il misterioso Shepherd. L’intento di Nas è quello di recuperare Jane per reintrodurla in Sandstorm al fine di farle fare il triplo gioco, dopotutto, come spiegherà anche la stessa Jane una volta tornata sotto la custodia dell’FBI, tutte le azioni che ha compiuto fino alla sua cattura l’anno precedente, erano volte a difendere il team dell’FBI che i membri di Sandstorm (nella persona di Oscar) stavano minacciando di morte nel caso in cui lei si fosse rifiutata di portare a compimento gli incarichi che le venivano assegnati. Secondo Nas, questo basterebbe a dimostrare a quale parte della barricata Jane appartenga davvero.

La cosa entusiasmante di questa première è proprio che, nel giro di pochi minuti, vengono apertamente rivelati tutti quei segreti che hanno tenuto in piedi il corpo narrativo della prima stagione, cancellando con un colpo di spugna ogni cosa e facendo ripartire la serie da zero, pur mantenendo un bagaglio di esperienze ed emozioni, derivanti dalle azioni del passato, di tutto rispetto. Già questo espediente da solo varrebbe una standing ovation di dieci minuti, ma Gero non si è accontentato. Dopo aver messo infatti Jane ed il suo team uno di fronte all’altro e aver fatto rivelare alla donna tutti segreti che era stata costretta a mantenere, compresa la notizia della morte di Mayfair, il piano viene fatto proseguire come nelle intenzioni della Kamal.

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Jane viene ributtata nella fossa dei leoni e messa nelle condizioni di ricontattare Sandstorm, questa volta nella persona di un certo Roman (Luke Mitchell), il cui volto Jane ricorda in alcuni flash del suo passato di bambina e Roman la porterà finalmente al cospetto di Shepherd (Michelle Hurd) la quale – ebbene sì, è una donna – le rivelerà nell’ordine:
– di essere sua madre (adottiva);
– che il suo vero nome è Alice Kruger;
– che è nata in Sud Africa da due genitori attivisti anti-apartheid assassinati dal governo;
– che è stata rapita portata in un “orfanotrofio” per essere trasformata in una sorta di super soldato;
– che lì ha conosciuto suo “fratello” Roman;
– che è stata liberata dal governo americano nella persona di Shepherd, membro dell’esercito;
– che, considerata la pericolosità dei due bambini, Shepherd ha adottato sia lei che il fratello dando loro i nuovi nomi di Roman e Remi;
– che il suo compito è quello di tornare all’FBI e far proseguire la sua missione come infiltrata.

Insomma non esattamente un tipico mercoledì sera.
Questa marea di informazioni colpiscono ovviamente Jane come uno schiaffo, completamente ignara di quale fosse la sua vera origine e, quando torna dalla sua squadra all’FBI (che, comprensibilmente, dimostra ancora qualche problema di fiducia nei suoi confronti), rivela tutta la verità a Weller e Nas, accettando di fungere da talpa dell’FBI per distruggere Sandstorm dall’interno. Ovviamente – parliamo pur sempre di Blindspot che, nel caso in cui ve lo foste mai chiesto, significa proprio “angolo cieco” – il pericolo arriva sempre da dove uno meno se lo aspetta e Shepherd esprime a Roman le sue perplessità sull’affidabilità di Jane/Alice/Remi (ma non più Taylor). Quando Roman le risponderà di attivare la sua talpa all’FBI per capire se Jane sia davvero dalla loro parte, Shepherd rifiuta di mettere allo scoperto questo prezioso asset ed usarlo per questo motivo, facendo però intendere che la talpa in questione possa essere una persona a scelta tra Kurt, Patterson, Reed, Zapata, il dottor Borden, il direttore Pellington o Nas Kamal. Come se non bastasse, questa accattivante conversazione, avviene di fronte ad un gigantesco missile che  Sandstorm nasconde chissà dove e chissà a quale scopo.

L’equilibrio con cui è scritto questo episodio sorprende sin dalle prime battute, al di là delle grandiose rivelazioni che vengono fatte, che aprono la strada a nuovi e più spaventosi segreti, quello che colpisce davvero è il non detto tra i personaggi, come se la trama si svolgesse su due livelli, uno sfacciatamente palesato al mondo ed un altro molto più discreto e silenzioso, ma non per questo meno prorompente. La rabbia di Jane verso Weller per averla abbandonata e per aver permesso che la torturassero per mesi. Il senso di tradimento della squadra nei confronti di Jane e di Jane verso di loro. La scoperta della verità ed il tentativo di accettazione. La fiducia persa. Il desiderio di vendetta. La consapevolezza che Jane è una marionetta nella mani di Sandstorm e dell’FBI. Tutti questi sono elementi che serpeggiano nei 45 minuti di episodio, nascosti tra una rivelazione e l’altra, che contribuiscono a dare un senso più umano alla storia e che, più di ogni altra cosa, fidelizzano ulteriormente il pubblico alla serie. Non importa quante spettacolari scene d’azione una serie possa avere, non conta quanti misteri sveli o quanti segreti custodisca, se l’elemento umano non funziona o manca, la serie fallirà inevitabilmente e, nonostante in soli 45 minuti, in questa première si susseguano un incredibile serie di eventi, quello a cui lo spettatore tiene di più è il legame tra i personaggi. La domanda principale resta: c’è ancora un futuro possibile per questo team o per Weller e Jane?

Quello di cui possiamo essere certi è che Blindspot è tornato e, a quanto pare, con combattive intenzioni.