Bones: recensione episodi 10×17 The Lost in the Found e 10×18 The Verdict in the Victim [spoiler]

Doppio emozionante episodio per Bones con coinvolgenti temi sociali che spaziano dal bullismo alla pena di morte.

Doppio episodio questa settimana per la decima stagione di Bones, che marca una delle messe in onda più confusionarie in 10 anni di storia, peraltro sempre piuttosto agitati in tema di programmazione, elemento che sicuramente ha pesantemente contribuito ad ascolti non esattamente brillanti per il veterano della FOX. A parte però ogni considerazione tecnica che si possa fare sulla situazione degli ascolti e della programmazione dello show, questi due episodi in particolare sono stati una bella accoppiata. Entrambi piuttosto intensi, con temi sociali (e politici) di cui si parla molto negli Stati Uniti e al di fuori dei suoi confini: bullismo e pena di morte.

Nel primo episodio, The Lost in the Found, il team del Jeffersonian è alle prese con la morte di un’adolescente, studentessa di una prestigiosa scuola il cui apparente stile di vita avrebbe potuto essere considerato invidiabile dai più, ma che – come spesso capita in questa serie – nascondeva invece un terribile segreto. Molly Delson, questo è il nome della vittima, era una giovane brillante studentessa, che stava vivendo un vero e proprio inferno in terra, vittima delle prese in giro delle compagne di scuola e di bullismo, era arrivata ad uno stato di depressione tale da decidere di porre fine alla sua vita cercando però di incastrare per omicidio le tre ragazze che tanto la tormentavano. Alla storia, già di per sé piuttosto triste, si aggiunge un ulteriore velo di malinconia quando Booth e Aubrey trovano il diario sul quale la ragazza sfogava tutto il suo dolore e la sua frustrazione per la vita che stava vivendo e per il senso di solitudine ed isolamento che le pesava sulle spalle, una sensazione che Brennan conosce molto bene, per essere stata lei stessa vittima di bullismo in gioventù e che le fa comprendere, con una certa dose di frustrazione e gratitudine insieme, quanto fortunata sia stata nel trovare la forza di andare avanti, soprattutto considerando che da adolescente non riusciva nemmeno ad immaginare di poter vivere la vita felice che invece sta vivendo in questo momento.
Un caso molto toccante e delicato, di quelli in cui questa serie è decisamente maestra, che avrebbe potuto essere quasi perfetto se non fosse stato per la questione della trama della gravidanza di Brennan che, nonostante un salto temporale rispetto a quando Booth e Brennan scoprono di attendere un secondo figlio, si rivela mio avviso, assolutamente inaccetabile. In sostanza tutte le persone che la circondano, tranne lei, si rendono conto che Brennan è incinta di almeno 6 mesi, mentre lei continua a negare una palese evidenza che solo alla fine dell’episodio finalmente ammetterà con Angela e poi con Booth, adducendo come spiegazione il fatto di essere terrorizzata all’idea che, per citare le sue stesse parole, più la sua famiglia si allargherà, più lei e Booth avranno qualcosa da perdere, il che – di per sé – è un discorso comprensibile, considerato il mestiere ad alto rischio che fanno entrambi e soprattutto i notevoli traumi a cui sono stati sottoposti come coppia e come famiglia. Ma questo giustifica questa trama scelta unicamente per mantenere il passo con la vera gravidanza di Emily Deschanel, in attesa del suo secondo figlio? Assolutamente no.

A meno che Bones non si sia improvvisamente trasformato in un episodio di “non sapevo di essere incinta,” non esiste spiegazione alcuna che renda credibile questa storyline. Brennan sa di essere in attesa di un figlio, c’è stato un salto temporale ed è anche regolarmente andata da un medico, e lo sappiamo perché – parlano con Angela – dice persino di aver inizialmente pensato di aspettare due gemelli, ragione per cui era – secondo lei – più grossa di quanto avrebbe dovuto essere se davvero fosse stata di tre mesi come pensava, ma che il dottore aveva scartato questa possibilità. Quindi è davvero difficile credere che un medico e la stessa razionale dottoressa Brennan, non siano stati in grado di stabilire una data approssimativa dell’avanzamento della sua gravidanza, che lei non lo abbia chiesto o che abbia ignorato così la verità. Un conto sarebbe stato se non si fosse proprio accorta di essere in attesa, ma non stando così le cose, questa spiegazione è essenzialmente ridicola, a prescindere dai giochi che la mente possa fare con una persona sottoposta evidentemente ad un alto livello di stress. Oltre questo, il salto temporale che viene fatto con questo episodio, priva anche di fatto i fan dalla possibilità di vedere Booth e Brennan annunciare la gravidanza ai propri amici, come una normale coppia e, considerato che era stato un elemento che era mancato con il loro primo figlio, anche questa è da considerarsi un’occasione mancata.

Il secondo episodio, The Verdict in the Victim, a causa dei problemi del 10×17 di cui sopra, ha finito, per me, per essere il migliore dei due, sia per il tema politico e sociale che solleva, sia per la realizzazione generale.
In questa seconda puntata Booth e Brennan devono riuscire in 48 ore a trovare le prove che discolpino dall’accusa di triplice omicidio Alex Rockwell, un uomo che loro stessi avevano catturato e fatto condannare nel tredicesimo episodio di questa stagione. Non è la prima volta che Booth e Brennan sono messi alla prova con un simile caso, nella prima stagione di Bones, l’episodio “A Man on Death Row” aveva sostanzialmente le stesse basi, alcuni indizi facevano sospettare che la persona che avrebbe dovuto essere condannata a morte poche ore dopo potesse essere innocente e tutto il Team del Jeffersonian si dava da fare per dipanare il mistero. In entrambi i casi la pena di morte viene sospesa, ma la differenza sostanziale tra i due episodi è che in quello della prima stagione l’uomo era comunque colpevole, mentre in questo era innocente.
La puntata ha un ritmo davvero serrato, come è comprensibile che sia, considerato che sono a soli 2 giorni dall’esecuzione della sentenza e, proprio questi tempi serrati, finiscono anche per influenzare le frizioni che nel team vengono sollevate dalla pena di morte, come accade per esempio in un accalorato scambio di vedute tra Hodgins (contrario) e Cam (favorevole), che viene però prontamente bloccato sul nascere da Fuentes, il quale fa loro notare che, pur essendo grato di trovarsi in una nazione che gli permette di esprimere liberamente il proprio pensiero, considerate le circostanze non hanno tempo da perdere in discussioni simili, per quanto importanti esse siano, e devono piuttosto concentrarsi sulla ricerca della verità.
Per quanto concerne i rapporti tra i personaggi, in questo episodio spicca un momento particolare tra Hodgins e Angela, quando lui trova sulla scrivania della moglie una lista con una selezione di case da acquistare a Parigi. Gli affezionati ricorderanno la passione di Angela per questa città, ma la questione – in questo caso – è molto più seria, perché Angela rivela ad Hodgins di pensare spesso a come la loro vita potrebbe essere se non fossero più coinvolti tra morti ed indagini per omicidio e se vivessero piuttosto in Francia, con Hodgins che insegna alla Sorbona e lei che dipinge. Dopo un’iniziale reazione piuttosto sorpresa di Hodgins, alla fine dell’episodio si scoprirà invece che anche lui condivide i sogni ed i idubbi di Angela e aveva fatto lo stesso genere di ricerche, solo con case più grandi e belle, che ora possono permettersi grazie alla vendita del suo brevetto. Una circostanza piuttosto preoccupante, considerato che ci avviamo verso il finale di stagione… dobbiamo davvero, come già è accaduto in precedenza, prepararci alla prospettiva di una separazione del team?
Quanto vi spaventa questa prospettiva, soprattutto considerato che ancora non si hanno notizie del rinnovo della serie per un’undicesima stagione?