Bones: recensione dell’episodio 10×14 The Putter in the Rough [spoiler]

La serie torna ad esplorare il passato criminale di Max (Ryan O'Neal) lasciando lo spettatore con qualche comprensibile domanda senza risposta

Possiamo ufficialmente chiamare Bones la “serie degli anelli” perché tutti gli appassionati sanno quanto questo oggetto sia importante per la sua protagonista e soprattutto per la sua storia familiare: l’anello con il delfino di sua madre, la fede del suo matrimonio e adesso un anellino da bambini che non poteva che essere ereditato dalla piccola Christine.
L’unico problema è che quando si parla della famiglia Brennan, c’è di mezzo anche Max e, con lui, cominciano i guai. Quando infatti l’uomo comunica a Brennan di non poter rispettare un impegno preso con la nipotina perché deve andare fuori città, Brennan comincia ad agitarsi ed i suoi sospetti aumentano quando il padre si rifiuta di dirle dove debba andare e perché.
Non importa quanto tempo sia passato da che Max ha chiarito la sua posizione con la figlia, quando lei si scontra con la reticenza del padre entra – a torto o a ragione – subito in allarme e la sensazione evidente è che la ferita causata dall’abbandono dei genitori, nonostante tutto, non sia ancora chiusa.
Brennan non è una donna che accetta un no come risposta e ancora meno è disposta a perdonare una bugia, temo quindi che questa cosa – se avete letto gli spoiler della serie per il resto della stagione – costituirà un significativo problema nel suo rapporto con Booth negli episodi a venire.

Ma torniamo a Max e al motivo per cui lascia la città: quando Brennan confida a Booth i suoi sospetti sul padre, l’uomo propone di mettere sotto controllo il cellulare di Max e lo rintraccia in Ohio dove, poco tempo dopo, l’uomo viene arrestato.
Brennan è comprensibilmente infuriata per la notizia, soprattutto quando Booth le rivela che Max è stato arrestato per vilipendio di tomba, per aver riesumato il cadavere di un certo Marvin Barlow.
L’uomo, come Booth spiegherà, è nella lista dei 10 criminali più ricercati d’America, ma nessuno sapeva che fosse morto ed il fatto che Max, con il suo crimine, abbia fatto venire a galla la verità, verrà usato da Booth stesso per far cadere le accuse di vilipendio di cadavere contro Max.
Nonostante Booth, quando si tratta del padre di sua moglie, sia sempre molto prudente, ha sempre dimostrato di concedergli il beneficio del dubbio, sapendo che le sue azioni, per quanto discutibili, sono sempre fatte per il bene della sua famiglia, proprio come lo stesso Max spiegherà a Brennan, l’uomo le rivela infatti che proprio Marvin Barlow era colui che aveva minacciato la loro famiglia costringendolo a darsi alla fuga con sua madre. Quando ancora infatti Brennan – al tempo ancora Joy Keenan – non era che una bambina, Barlow si era intrufolato nella sua camera mentre dormiva, sfilandole dal dito un anellino regalatole dal padre a cui lei era molto affezionata, il tutto per provare a Max che la sua famiglia non era al sicuro, ragione per cui Max era fuggito con la moglie lasciando indietro i figli per proteggerli. L’intenzione di Max, nel disseppellire il cadavere dell’uomo, era quella di assicurarsi della sua vera identità per poi tornare in Ohio e rubare  – o come dice lui – recuperare un particolare oggetto tra le prove chiuse nell’ufficio del medico legale che si era occupato della morte di Marvin Barlow e cioè quell’anellino che tanto piaceva alla figlia.
E’ interessante che la serie abbia riportato a galla il passato di Brennan e Max dopo tanto tempo che non se ne parlava, ma qualche passaggio logico circa questa storyline mi ha lasciata perplessa.
Poniamo che, nonostante tutte le indagini fatte da Booth nel passato, sia accettabile che il nome di questo nuovo attore nel passato della famiglia Keenan non fosse mai spuntato fuori, fino ad oggi avevamo sempre creduto che solo Vince McVicar fosse stato il responsabile della separazione di Max e della moglie dai loro figli, ma come faceva Max a sapere che Barlow, al momento della morte, aveva ancora con sé l’anello di Brennan, come sapeva dove era seppellito, perché l’FBI non era a conoscenza del fatto che un uomo nella lista dei 10 criminali più ricercati nel paese era morto, quando evidentemente un medico legale si era occupato del caso, e soprattutto perché Max non è stato indagato per la sua morte, considerata la connessione che esiste tra i due uomini?
Perché se l’uomo Barlow fosse morto di morte naturale in realtà, nell’episodio, non viene specificato e sebbene questo potrebbe spiegare perché l’FBI non accusi Max, non risponde alle altre domande.
Sebbene quindi l’idea di ritornare ad occuparsi del passato criminale di Max, potenzialmente, mi sia piaciuta, trovo che una trama che, al tempo della seconda e terza stagione, era stata così complessa ed intrigata, avrebbe forse meritato maggiore cura nei dettagli.

Il caso nel mondo del minigolf è decisamente, in quest’ottica, passato in secondo piano, come lo ha fatto il B plot di puntata, tutto dedicato alla neo coppia Wendell/Andie, ancora troppo fresca per coinvolgermi davvero, nonostante abbiano adesso persino un orologio che segna il tempo della loro relazione!