Bones: recensione dell’episodio 10×21 The Life in the Light [spoiler]

I problemi di Booth hanno scatenato venti di cambiamento al Jeffersonian: il Bones che abbiamo conosciuto per 10 anni sta davvero cambiando in maniera così radicale?

Considerata la direzione che il finale di questa stagione sembra aver preso devo sinceramente ammettere che sono contenta che questa non sia l’ultima stagione della serie.
Ma proprio come disse Brennan tanti anni fa “l’entropia è una forza naturale che divide ogni cosa, tutto cambia…” e, soprattutto dopo dieci anni, proprio il cambiamento è necessario, sano e credibile, soprattutto quando parliamo di un gruppo di persone che da anni fa un lavoro (o una missione?) che metterebbe a dura prova il più cinico degli essere umani, non è quindi così difficile capire perché Angela ed Hodgins possano desiderare di vivere la loro vita in maniera diversa, così come Booth e Brennan – soprattutto a giudicare dal promo dell’episodio, nonché finale di stagione, che andrà in onda la prossima settimana.

Booth è in una posizione molto delicata e difficile al momento, l’eroe perfino quasi troppo perfetto che abbiamo conosciuto in questi anni, ha fatto un passo falso, di quelli che hanno messo a repentaglio una vita, il che – e può sembrare forse un po’ strano – mi ha fatto amare il suo personaggio persino più di prima.
Trovo che in questo finale di stagione David Boreanaz stia dando una lezione di recitazione a molti, il modo in cui riesce ad rendere le sottili e diverse sfumature dell’uomo fragile e deciso che interpreta da così tanti anni, riescono ancora a sorprendermi. Seeley Booth non è un uomo abituato a fallire, a non affrontare i suoi errori e liberarsi delle sue responsabilità e allo stesso tempo è una persona a cui la vita ha tolto , in parte, il diritto di mostrare la propria fragilità: cadere è la cosa più naturale che un essere umano possa fare, eppure Booth non si concede il diritto di festeggiare quando riesce a rimediare al torto fatto, perché l’uomo di principio che è in lui, gli impone piuttosto di pensare alla strada che ancora deve percorrere per tornare ad essere quello che era, piuttosto che fermarsi e apprezzare se stesso per il cammino che ha intrapreso fino a quel momento.
Ecco perché non parla a Brennan dei festeggiamenti per quei 30 giorni di “sobrietà” raggiunti: considerato il tipo d’uomo che è, Booth ha fatto la cosa peggiore che potesse in quanto marito e padre, ha tradito la sua famiglia. Lui, il protettore, è quello che l’ha messa in pericolo, come può quindi perdonarsi un’azione del genere? Come può cancellare l’errore commesso?
Ma forse questo è il passo più importante che questo personaggio deve fare, accettare la propria fragilità, comprendere che – nonostante le migliori intenzioni – anche il più forte degli uomini può fallire. Dopotutto lui è ricaduto nel vizio del gioco proprio pensando di non correre alcun rischio e in questo pensiero c’è una sorta di cieca arroganza che lo ha punito in maniera inaspettata e crudele. Il punto quindi non è tanto quello di tornare ad essere l’uomo che era prima, ma accettare di non doverlo fare, accettare la propria fallibilità, il rischio e riconquistare comunque quello che ha rischiato di perdere.

In questo senso trovo che anche il ruolo di Brennan in questa particolare circostanza sia stato scritto, ed interpretato, con grande coerenza e realismo.
Quella che poteva sembrare apparente freddezza da parte della donna, altro non era che paura. Anche lei, d’altronde, si è trovata ad avere di fronte un uomo completamente diverso, qualcuno che le ha sempre promesso che non l’avrebbe mai tradita ed invece lo ha fatto nel peggiore modo possibile. Sappiamo quanto i fatti contino per Temperance Brennan e non è quindi così difficile comprendere perché le circostanze l’abbiano fatta agire come ha fatto: non sempre, come ho anche accennato nella scorsa recensione, le persone che più ci amano sono le più adatte ad aiutarci in un momento di vera crisi e Brennan sapeva che Booth aveva bisogno di una forte scossa, di uno scopo per raggiungere un risultato. Lei non ha dubbi, nonostante quanto successo, sull’amore che Booth prova per lei e per Christine, ed è proprio allontanandolo che gli ha dato una ragione per affrontare il suo problema. Ed ecco quindi perché la sua domanda alla fine dell’episodio è così pertinente e vera: “cosa ti darà la forza di continuare a combattere se tornerai a casa?
La razionale Brennan, anche in queste circostanze, ha bisogno di fatti, c’è un problema, esiste un modo efficace di affrontarlo, se questa efficace soluzione viene cambiata, il problema allora verrà nuovamente ignorato?
C’è una perfetta e semplice logica nel suo ragionamento, impossibile da ignorare, eppure la razionale Brennan, prosegue con una bellissima e sorprendente affermazione, che nasce dal sentimento che prova verso quest’uomo più che da una strenua necessità di trovare sempre e comunque una causa-effetto. Brennan dice infatti a Booth che non sempre la vita è fatta di certezze e che se ci basassimo sempre su di esse, si finirebbe per non agire mai e quindi fa un salto nel buio, agisce per fiducia nei confronti dell’uomo che l’ha cambiata e che la ama tanto quanto lei ama lui e accetta di riprenderlo in casa con sé.
Trovo ci sia una struggente bellezza in tutto questo.

Come struggente è la decisione di Angela e Hodgins di smettere solo di sognare una nuova vita, ma andarla piuttosto a vivere davvero.
Ed ecco che l’episodio prende una piega dolce-amara, quando Angela comunica a Brennan la sua decisione di andare a vivere a Parigi con la sua famiglia e lasciare il Jeffersonian ed i loro amici. E Brennan capisce, quella che sa che la vita va avanti come l’entropia divide ogni cosa, accetta, ma la donna sensibile che è lei si aggrappa alla sua amica e la abbraccia senza volerla lasciare andare.
E’ difficile immaginare un Bones diverso da come lo abbiamo vissuto per dieci anni e, nonostante la curiosità, c’è anche un certo senso di paura per come le cose potrebbero cambiare.

Concludo con un accenno al personaggio di Aubrey, che mi piace sempre di più, il modo diretto con cui parla a Booth dei suoi successi negli scommettitori anonimi, l’orgoglio nel suo tono per la forza con cui il suo partner riesca comunque a lavorare in maniera efficace, nonostante la difficile situazione personale che sta vivendo, mi fanno piacere Aubrey sempre di più. Tra loro c’è un rapporto molto diverso da quello che c’era tra Booth e Sweets, in un certo senso è più adulto e paritario e lo apprezzo molto. adesso non resta che attendere il finale di stagione e vedere cosa gli autori hanno in serbo per noi.
Lo aspetto con ansia.