Bones: recensione dell’episodio 10×22 The Next in the Last [spoiler]

Un finale di stagione dolce-amaro per Bones, che apre però le porte ad un futuro sconosciuto, ma interessante.

Lo ammetto, sono combattuta nei confronti di questo finale di stagione dal sapore di finale di serie, ma d’altronde il produttore esecutivo Stephen Nathan lo aveva detto: scrivere questa particolare puntata non deve essere stato facile, perché – al tempo – gli autori non sapevano ancora se Bones, come poi è successo, sarebbe stato rinnovato per una nuova stagione e quindi si sono trovati nelle difficili condizioni di dover scrivere un finale che sarebbe dovuto funzionare sia come chiusura di stagione, che – e questa era la parte difficile – di serie.
Questa dicotomia, a mio avviso, è viva e presente in tutta l’ora dell’episodio e da spettatrice che ama e conosce la serie così profondamente, non è facile guardarlo senza tenerne conto, soprattutto quando le decisioni dei protagonisti influenzeranno così tanto la prossima stagione.

Il caso di puntata, sebbene riporti alla luce un nome che ha avuto un peso consistente nella serie, quello di Pelant, non è brillante come il folle hacktivista fanatico di computer, probabilmente perché lo spettatore tende ovviamente a concentrarsi maggiormente sul fatto che Angela e Hodgins stiano facendo le valige per trasferirsi a Parigi e Booth e Brennan, in una conversazione a cuore aperto che ha luogo proprio all’inizio dell’episodio, decidano anche loro di dare una svolta alla propria vita lasciando lei il Jeffersonian e lui l’FBI.

E qui cominciano i problemi, o quanto meno le riflessioni che mi sono personalmente sorte spontanee, sebbene infatti la decisione di Booth e Brennan sia più che comprensibile, dopotutto sono dieci anni che fanno un lavoro che logorerebbe chiunque, a causa del quale hanno più volte rischiato di perdere i loro affetti e la stessa vita, c’è qualcosa che stona nell’atmosfera dell’episodio. La mobilità lavorativa, soprattutto in un paese come gli Stati Uniti, è una cosa all’ordine del giorno, non sono quindi le considerazioni sociali, né quelle umane, a crearmi un problema con questa ora, quanto l’inevitabile domanda “se questo fosse stato davvero un finale di serie, cosa avrei provato?”

Ecco, per dirne una, avrei avuto la sensazione che Booth, molto più di Brennan, si stia lasciando qualcosa di incompiuto alle spalle e questo diventa ancora più evidente quando, come si è portati naturalmente a fare, si analizza la sua carriera nella sua pienezza. Mentre Brennan infatti, come viene più volte sottolineato, lascia un’eredità al Jeffersonian, e non mi riferisco solo agli oggetti ed al suo lavoro, quanto piuttosto al team di persone che ha contribuito ad istruire perché possano sostituirla degnamente, Booth invece sembra andarsene con molto meno in mano. A parte la commovente scena con la burbera Caroline, che alla notizia della decisione di Booth di lasciare l’FBI si scioglie letteralmente in lacrime e che gli dice di essere il migliore agente lì dentro, la sensazione generale è che il suo lavoro, i successi ottenuti in 10 anni di carriera, non siano mai stati davvero premiati. Sì, ha arrestato moltissimi criminali e salvato anche tante vite, e questo probabilmente per lui è più che abbastanza, ma come è possibile che con risultati così brillanti sia sempre, in un certo senso, rimasto intrappolato nel suo ruolo?

Il rapporto di Booth con i suoi sottoposti non è mai davvero stato esplorato all’interno della serie, tranne quando si è trattato di vederlo confrontarsi con personaggi come Sweets (di cui ho particolarmente sentito la mancanza in questo frangente) o Aubrey. Quest’ultimo tra l’altro continua a piacermi molto, mi piace il suo carattere forte, il modo in cui tiene testa a Booth, è molto diverso da Sweets e, seppure non siano mai arrivati ad essere uniti come Booth lo era con lo psicologo, il saluto tra loro due mi ha lasciato una sensazione dolce-amara, proprio come se Aubrey avesse voluto dire o fare di più, ma non potesse.

La buona notizia è che, alla fine dell’episodio, Angela e Hodgins decidono di non lasciare il Jeffersonian, personalmente, nel momento in cui si è tornati a parlare della fortuna di Hodgins e della possibilità di recuperarla, avrei potuto scommettere la vita sul fatto che lui non l’avrebbe ripresa indietro. Diciamolo, è una decisione strana, chi rinuncerebbe davvero a tutto quel denaro? Ma è pur vero che stiamo parlando di Hodgins, forse il personaggio più coerente che sia stato scritto in 10 anni di questa serie, sebbene quindi la sua scelta possa apparire assurda, è tuttavia credibile, perché è proprio lui a prenderla.

Anche la reazione di Cam, in cui soccorso arriva Arastoo, è molto triste. Lo sa, le cose cambiano, la vita prosegue e scorre, eppure vedere andare via i propri amici ha comunque l’effetto di spezzarti il cuore.

La sensazione generale data dall’episodio, in conclusione, è che sia stato scritto per scatenare un certo tipo di reazione se avesse segnato la fine della serie, ma non essendo così, finisca invece per lasciare una sensazione di incompletezza, perché non si riesce davvero ad essere trasportati dalle emozioni a causa del fatto che si sa che, quella presa da Booth e Brennan, sarà una decisione non definitiva, come a provocare quindi un quasi inutile spreco di reazioni emotive.

Cosa verrà dopo?

Lo ammetto, sono curiosa di vedere cosa accadrà nella prossima stagione, ma quel che è certo è che mi auguro e spero con tutto il cuore che Booth e Brennan non rientrino al Jeffersonian a causa di Pelant, la cui situazione, di fatto, viene lasciata comunque in sospeso.

Non ho una risposta precisa da dare a chi si domandi se la prossima stagione sarà qualcosa di completamente nuovo, se vedremo Booth e Brennan in ruoli diversi da come li abbiamo visti fino ad ora o se semplicemente gli autori troveranno un escamotage per farli rientrare, non si sa bene come né quando, nei loro ruoli. La logica mi impone di dire che questa seconda possibilità è la più probabile, non fosse altro per il fatto che dubito che il mastodontico e molto costoso set che ospita la serie e che occupa due capannoni del Fox Lot a Los Angeles, possa essere smantellato per costruire qualcosa di nuovo, non dopo dieci anni di show e spese che devono essere tenute costantemente sotto controllo. Per questa ragione quindi non credo che il cuore dello show cambierà poi molto a questo punto del suo cammino… ma chissà, è possibile che io mi sbagli e che la non poi così tanto piccola rivoluzione che c’è stata ai vertici della serie, porti una ventata d’aria nuova anche in quello che è stato un format che ha avuto un successo incredibile come quello di Bones.
Quel che è certo è che, nonostante a volte lo show dimostri tutti i suoi anni, io personalmente sarò in prima fila a godermela anche l’anno prossimo, non potrei sinceramente farne a meno.