Bones: recensione dell’episodio 11×17 The Secret in the Service [spoiler]

Booth, in modalità agente dei Servizi Segreti, fa una corsa contro il tempo per difendere la vita del Presidente degli Stati Uniti

Leviamoci subito il dente, perché nonostante questo episodio si sia rivelato interessante – vedere Booth in azione è sempre un piacere! – c’è stato qualcosa che mi ha lasciata perplessa e cioè il fatto che, per lavorare al caso e alla protezione del Presidente, la carriera professionale di Booth sia stata passata al setaccio per il fatto che è un discendente del John Wilkes Booth, l’uomo che ha assassinato Lincoln nel 1838. Va bene che i Servizi Segreti debbano essere particolarmente scrupolosi, ma come può l’azione compiuta da qualcuno più di 100 anni prima avere minimamente a che fare con la serietà e l’affidabilità professionale di Booth? Avrei capito se avessero messo in dubbio il suo operato visto che in passato è stato perfino arrestato, anche se le accuse sono cadute e lui è stato reintegrato nel suo ruolo di agente attivo, ma la cosa avrebbe sicuramente avuto più senso che tirare fuori le azioni del suo antenato. Soprattutto quando gli stessi Servizi Segreti che si sono dimostrati tanto scrupolosi con Booth non si sono nemmeno accorti che due degli agenti che proteggevano il Presidente avevano una relazione sessuale, contravvenendo alle regole del loro lavoro.
Nonostante quindi apprezzi il fatto che un argomento che sappiamo essere molto difficile per Booth sia stato riportato in auge, era sicuramente l’episodio più adatto per farlo, resta la perplessità sul come abbiano scelto di farlo.

Per il resto l’episodio è stato interessante ed è uscito un po’ dagli schemi di quello a cui Bones ci ha ormai abituati, soprattutto perché Brennan è stata meno coinvolta nelle indagini a causa del suo stato di salute, il tentativo di far analizzare ad un Agente dei Servizi Segreti il proprio catarro è stato piuttosto esilarante. Ho apprezzato particolarmente il ritorno di Fisher in laboratorio, il tirocinante depresso è sempre stato divertente da vedere ed ho trovato anche esilarante il modo in cui tutta la fiducia che dimostra per essersi ormai ufficialmente laureato e per il suo misterioso ed importante nuovo lavoro, finisca per scoppiare come una bolla di sapone nel corso della puntata. Nonostante Brennan sia un’ottima insegnante, nessuno come lei è in grado di trasmettere inadeguatezza ai suoi sottoposti, così vediamo inizialmente questa nuova versione di un Fisher sicuro di sé e del suo ruolo, rendersi conto piano piano quanto ancora abbia da imparare e da raggiungere professionalmente, soprattutto quando si scopre che il suo misterioso lavoro altro non è che quello di tutor/precettore della figlia del Presidente degli Stati Uniti!

Anche il caso è stato interessante, per una volta sono rimasta abbastanza sorpresa dalla scoperta dell’identità dell’assassino e delle motivazioni che si celavano dietro alle sue azioni. Doveva esserci una ragione più che valida per cui un agente fidato come Walker decidesse di uccidere uno dei componenti della sua stessa squadra e infatti Cam, dopo che l’uomo viene colpito a morte per difendere il Presidente, scopre grazie all’autopsia che l’uomo aveva un coagulo di sangue nel cervello che lo aveva reso paranoico e gli aveva dato qualche difficoltà di espressione, motivo per cui, credendo che la vita del Presidente fosse in grave pericolo – e in questo dopotutto aveva avuto ragione – aveva deciso di uccidere il suo sottoposto che si era accorto del suo stato di salute e voleva che rassegnasse le dimissioni proprio quando il Presidente aveva più bisogno di lui. In un certo senso è quasi un sollievo che Walker sia morto, perché sarebbe stato spiacevole doverlo vedere affrontare le conseguenze del suo gesto, soprattutto quando prescindevano dalla sua volontà. Probabilmente morire in servizio difendendo il Presidente era il maggior onore che si aspettava dopo una carriera brillante, che non avrebbe meritato di finire nell’ignominia.

La triste situazione di Hodgins permane, ma per la prima volta lo vediamo dire ad Angela di essere grato per lo stato in cui si trova. Quando rischia infatti di morire nello scivolo della biancheria di quell’hotel, l’uomo si rende conto che se la parte superiore del suo corpo non fosse stata tanto forte a causa della fisioterapia, avrebbe rischiato la vita, perché non sarebbe riuscito a reggersi come ha invece fatto una volta che la corda che lo teneva si è spezzata. Non tutto il male viene per nuocere quindi ed è un piacere vedere che lo spirito positivo di Hodgins stia finalmente tornando a fare capolino.