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23 Nov

Dennis O’Neil, co-creatore di Ra’s al Ghul, dà la propria benedizione ad Arrow [spoiler]

Teresa Soldani
17 dicembre 2014
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Dennis O’Neil è un nome conosciutissimo tra gli appassionati di fumetti, nella sua carriera cinquantennale con la DC Comics ha scritto e creato moltissimi dei personaggi resi celebri dall’universo DC, tra le sue collaborazioni più attive rientra proprio quella con “Green Lantern/Green Arrow” e la creazione, per Batman, della sua famigerata nemesi Ra’s al Ghul, che gli autori dell’Arrow della CW hanno da poco portato nel mondo del piccolo schermo, in un duello che ha letteralmente acceso il finale di metà stagione, “The Climb.”

In un’intervista esclusiva con CB, che vi proponiamo qui di seguito, O’Neil dà la sua opinione sulla serie e sul personaggio da lui creato, Ra’s al Ghul, così come mostrato in Arrow.

La sua opinione su Arrow.
Ci ho messo un po’ ad apprezzarlo. All’inizio tendevo a sottilizzare, ma ora non è più così. Ed il fatto che lo stia guardando, significa che mi piace. Non sono sempre a mio agio a guardare qualcosa che ho fatto, traslato in un altro media, ma devo ammettere che, anche senza il legame con il fumetto, guarderei comunque Arrow – e tutti gli show che hanno a che fare con i fumetti che sono adesso in TV – per il solo solo fatto che mi divertono.

Su come Arrow ha rappresentato il cattivo di Batman, Ra’s al Ghul.
Ra’s è un cattivo adatto a Batman, e Green Arrow è una sorta di Batman in scala. E’ umano, il che assicura un ottimo scambio tra i due. Sono stato molto attento a Ra’s l’altra sera. Penso che l’attore, Matt Nable, ne abbia colto l’essenza. Ha l’aspetto di un duro, è spietato. Questo è il modo in cui il personaggio dovrebbe essere interpretato, non ho nulla da dire sul modo in cui è stato scritto.
Gli autori non hanno incluso la sua ossessione per l’ambiente e non hanno inserito il Pozzo di Lazzaro, cosa che nessuno ha mai fatto. E’ stato l’espediente più realistico che abbia mai visto. Quando non era nemmeno pensabile portare i fumetti al cinema ed in televisione, pensavo “certamente non si lasceranno scappare l’opportunità di mostrarlo mentre emerge da una ribollente fossa, completamente pazzo.” Ma ho imparato molto tempo fa che è un errore provare a portare qualcosa da un media ad un altro, prendere dei fumetti è buttarli in uno schermo televisivo.
Devi reinventare la storia per ogni media.
Ed anche se non ho creato Nyssa al Ghul – lo ha fatto Greg Rucka – ho pensato che fosse una buona Talia [N.D.T. Talia nei fumetti della DC è la figlia di Ra’s al Ghul ed è stata creata proprio da O’Neil.] Per un personaggio così accessorio, ci sono state tante versioni di Talia e quella (dello show) si avvicina molto al modo in cui l’ho immaginata. Idealmente dovrebbe essere interpretata da un’attrice molto alta, regale e ovviamente atletica. Ma questa giovane donna, [l’attrice] Katrina Law, potrebbe essere la figlia di Ra’s.

Sul duello di Oliver Queen con Ra’s e sul fatto se Oliver morirà davvero.
Quello mi ha preso completamente alla sprovvista, il che significa che gli autori e gli attori hanno fatto il loro lavoro. Sembrava che la scena stesse facendo più un omaggio ai film di Christopher Nolan che a qualsiasi cosa noi abbiamo mai scritto nei fumetti. Ciò che hanno fatto, in un certo senso, è stato ricreare sull’Himalaya il duello tra Ra’s e Bruce Wayne. Quel duello è nei nostri fumetti, ma noi lo abbiamo ambientato nel deserto e ovviamente è finito in maniera molto diversa. Se il Pozzo di Lazzaro verrà inserito nella storia, potrebbe essere il modo in cui Oliver potrebbe sopravvivere. Ma se decidono di non andare in quella direzione, suppongo che qualcuno dovrà salvarlo. Potrebbero fare diverse cose.

Sulla rappresentazione dell’Oliver Queen di Arrow.
Beh, non è il nostro Oliver Queen. Ma questa non è necessariamente una condanna, perché il lavoro dei creatori [di uno show] è di prendere un’idea di base e usarla in televisione. Non devono imbottire uno schermo televisivo con vecchi fumetti. Devono reinventarli. Penso che abbiano immensamente migliorato i retroscena della vita di Oliver. E si tratta di televisione, capisco perché ci sia tanta enfasi sulla famiglia, sia quella biologica di Oliver che quella simbolica con Felicity e Diggle. Non è il modo in cui lo abbiamo scritto nei fumetti, ma è un modo perfettamente legittimo di rappresentare il personaggio.
Sono un po’ infastidito dalla quantità di alcool consumato. Questo naturalmente è uno dei miei cavalli di battaglia come ex alcoolista. Penso che modelli positivi che si comportano in un certo modo, abbiano un’influenza positiva sugli adolescenti. E qualcuno che dipende dalle sue qualità atletiche come Oliver Queen, non dovrebbe bere. Provo la stessa cosa per Bruce Wayne. Ma, a parte questo, penso che faccia un ottimo lavoro. Penso che sia una buona, drammatica realizzazione di ciò che Green Arrow è diventato nei fumetti.

Sul fare di Oliver qualcuno che usa la tortura.
Al momento sembra che ci sia un po’ di ambiguità sulla tortura. Pensavo che avrebbero seguito un cammino anti-tortura, ma la cosa è ambigua e poi hanno focalizzato l’attenzione sugli effetti negativi che la tortura può avere su chi la pratica. Ma c’era una scena in cui lo show sembrava affermare che, siccome Oliver è un personaggio tanto forte, non avrebbe sofferto degli effetti negativi dell’uso della tortura. Ma potrei leggere troppo in quello che veniva detto. La tortura non fa mai del bene e non è da persone civilizzate farne uso.

Sull’evoluzione di Oliver da giustiziere a Supereroe.
Nelle prime stagioni, la sprezzante attitudine di Oliver di infilzare i cattivi mi ha un po’ disturbato. Ma il creatore l’ha incorporata nello show e l’ha resa parte del personaggio e lo ha fatto nel modo giusto. Mi metteva a disagio, ma non ho ragione di lamentarmi di qualcosa che può essere incorporata con successo nella storia. E questo aspetto del personaggio è stato un successo.

Su come i creatori di show sui fumetti stiano facendo la cosa giusta.
Penso ci sia stata un’impennata nella curva dell’apprendimento e che la comunità della televisione sappia come fare questo genere di prodotti. Penso che i primi tentativi fossero strani, perché non sapevano proprio come raccontare questo genere di storie. Il taglio di pubblico attuale della televisione è cresciuto leggendo i nostri fumetti, che hanno fatto parte della loro esperienza estetica della loro vita, quindi non hanno dovuto passare il setaccio del “Beh, ma questa non è roba da bambini?” Accettano i fumetti come eguali di qualsiasi altra forma di arte drammatica. Sanno davvero come fare questo genere di storie, forse persino meglio di noi.

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