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22 Nov

Game of Thrones: recensione dell’episodio 6×09 Battle of the Bastards [spoiler]

Teresa Soldani
21 giugno 2016
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Normalmente non è mai saggio avere grandi aspettative per un episodio che viene pubblicizzato come uno dei migliori per una serie come Game of Thrones, ma Battle of the Bastards è decisamente una piacevole eccezione, non solo infatti risponde a pieno alle aspettative, ma le supera grandemente, portandosi – almeno per quanto mi concerne – al numero uno della classifica dei miei personali 10 migliori episodi della serie.

Dopo un faticoso slalom tra gli spoiler, dai quali sono miracolosamente riuscita a fuggire, mi sono psicologicamente preparata alla puntata con una certezza, Rickon Stark (Art Parkinson) non sarebbe sopravvissuto alla prigionia. E così è stato. Nonostante questa certezza, la cosa migliore che una serie TV può fare è riuscire ad emozionare anche senza regalare colpi di scena: la sequenza in cui Ramsay Bolton (Iwan Rheon) libera il più giovane erede degli Stark invitandolo a correre da suo fratello per poi trafiggerlo con una freccia a pochi passi da Jon Snow (Kit Harington) è eccezionalmente crudele, come lo è l’espressione di ineluttabilità del fratello quando sfodera la spada pronto ad affrontare – da solo – l’esercito di Ramsay, per poi essere salvato all’ultimo momento dalla carica ordinata da Ser Davos.

Ramsay Bolton esce di scena come uno dei cattivi meglio riusciti del Trono di Spade, la strafottenza con cui affronta Jon e Sansa Stark (Sophie Turner) prima della battaglia, ringraziando addirittura l’uomo per “avergliela riportata sana e salva” prima di ordinargli di inginocchiarsi ed evitare così un massacro, rispecchia perfettamente tutta la prosopopea dimostrata dal personaggio fin dal suo ingresso nella serie. Ramsay non è solo un arrogante privo di scrupoli, ma è anche molto scaltro e, nonostante Sansa cerchi di mettere in guardia il fratello dalle macchinazioni di suo marito, Jon non dimostra meno sussiego del suo nemico quando decide di non darle ascolto prima della battaglia. Sansa Stark è probabilmente uno dei personaggi che è maturato di più dai suoi esordi nella serie, da sciocca e romantica ragazzina si è trasformata, soprattutto grazie all’arco narrativo di questa stagione, in un donna forte e decisa, dalla brillante intelligenza e capace di pensare con la propria testa. Nonostante tutte le violenze, fisiche e morali, subite – o probabilmente proprio a causa di esse – Sansa ha imparato nel modo peggiore a dover dipendere solo da sé e non attendersi la protezione di nessuno, nemmeno dopo essersi rifugiata tra le braccia del fratellastro Jon Snow. Non è un caso, infatti, che sia lei a salvare la situazione grazie all’intervento dei Cavalieri della Valle al comando di Ditocorto (Aidan Gillen), al quale – come forse ricorderete – la ragazza aveva scritto una lettera nel settimo episodio della stagione, ricordandogli la sua promessa di proteggerla dopo che l’uomo l’aveva lasciata nelle grinfie di Ramsay Bolton. Quando la battaglia è ormai persa e l’esercito sconfitto, Ramsay cerca rifugio nel castello, convinto che i suoi nemici non potranno varcarne le mura, ma grazie al gigante Wun-Wun che ne abbatte la porta, morendo poco dopo trafitto da una freccia in un occhio scoccata dall’arco di Bolton, l’uomo si trova a dover affrontare da solo Jon Snow. Probabilmente, come me, vi sarete sentite persone stranamente assetate di sangue nel godere di ogni singolo colpo con cui l’uomo devasta il volto di Ramsay e avrete provato la medesima soddisfazione quando Jon Snow decide di non porre fine alla sua vita per lasciare alla sorella questo piacere. Nonostante ciò, vedere Ramsay Bolton divorato dai propri cani sotto lo sguardo fermo della giovane è sembrata una fine quasi troppo poco ignominiosa per un personaggio come lui.

Sarebbe bastata questa battaglia a far sì che questo episodio fosse perfetto, ma è chiaro che gli autori debbono aver risparmiato una parte significativa del budget della stagione perché fosse addirittura epico. La puntata si apre infatti a Meereen. L’unione di intenti tra Tyrion (Peter Dinklage) e Daenerys (Emilia Clarke) ha portato ad alcune tra le scene migliori di questa stagione ed il trend non viene smentito nemmeno questa volta quando, la sete di prevalere da parte della giovane regina, viene saggiamente frenata e guidata da Tyrion Lannister.
Quando Daenerys non impiega mezz’ora a sciorinare i suoi titoli regali, è uno dei personaggi femminili più interessanti e risoluti della serie ed è un piacere constatare come, nonostante l’episodio sia intitolato in onore di Ramsay Bolton e Jon Snow, “la battaglia dei bastardi,” siano in realtà le donne a fare davvero davvero la differenza: Sansa sul campo di battaglia di Winterfell e Daenerys per sedare la ribellione a Meereen quando, guidando personalmente i suoi draghi in una sequenza davvero mozzafiato e grazie all’intervento dei Dothraki, pone fine alla rivolta senza troppo spargimento di sangue.

Altrettanto promettente è l’incontro tra Daenerys e Yara Greyjoys (Gemma Whelan), altra donna forte e decisa, tanto che le due sembrano andare subito d’accordo, le donne hanno molti interessi in comune: la prima ha bisogno delle navi di Yara, la seconda vuole aiuto per riconquistare il suo trono e le due esigenze non sono in conflitto, elemento che – ne sono certa – porterà ad un fruttuosa collaborazione tra  le due.

Nonostante la prossima settimana andrà in onda il finale della sesta stagione dal titolo “The Winds of Winter,” che mostrerà – tra le altre cose – il processo a Cersei Lannister (Lena Headey), sarà veramente difficile eguagliare regia, trama ed interpretazioni di questo episodio. Staremo a vedere.

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