Game of Thrones: recensione dell’episodio 5×01 The Wars to Come [spoiler]

Jon Snow, Tyrion e Daenerys affondano le unghie nella quinta stagione de Il Trono di Spade

Come vi abbiamo anticipato, nella notte tra sabato e domenica, i primi quattro episodi della quinta stagione di Game of Thrones sono stati rilasciati illegalmente online ed in poche ore sono stati scaricati da milioni di persone, ragione per cui la HBO non ha esitato a reagire rilasciando questo comunicato ufficiale:

Purtroppo sembra che i quattro episodi dell’imminente stagione di Game of Thrones che sono stati caricati online provengano da un gruppo autorizzato dalla HBO a recensirli. Ci stiamo attivamente accertando di come questa fuga di notizie sia avvenuta.

Nonostante quindi questo difficile inizio per la nuova ed attesissima stagione della HBO, il nuovo episodio è stato accolto dal pubblico con grandissimo entusiasmo.
Se c’è una particolarità di questa serie è che, grazie alla fonte da cui attinge materiale, a differenza di molti altri show, non ha necessariamente bisogno di cominciare con puntate “esplosive” o avere finali di stagione infarciti di cliffhanger, il racconto di questo epico show, fluisce piuttosto con una certa armonia narrativa, accompagnando lo spettatore in un cammino consequenziale che non lo lascia confuso ed il primo episodio della quinta stagione non ha fatto eccezione.
In quest’ottica è facile comprendere in che misura “The Wars to Come” sia proprio una preparazione a ciò che ci attende nel resto della stagione, nonché la perfetta descrizione delle conseguenze degli eventi della stagione precedente che pesano sulle spalle dei protagonisti, dando l’opportunità a questa serie di fare ciò in cui eccelle davvero: dare spessore ai personaggi attraverso le azioni che compiono, esattamente come accade a Tyrion (Peter Dinklage) – giunto nella casa di Illyrio Mopatis (Roger Allam), personaggio che non si vedeva dalla prima stagione – che, dopo aver ucciso il padre Tywin, si trova in bilico tra la decisione di lasciarsi andare e bere fino alla morte o seguire Varys (Conleth Hill) sulla strada per Meereen: per la prima volta nella sua vita Tyrion si trova a non poter più fare affidamento sulla protezione del nome che porta, perché quello stesso nome è diventato per lui una condanna, è quindi con una certa trepidazione, ne sono certa, che i fan di questo arguto personaggio attendono il suo incontro con Daenerys (Emilia Clarke) per capire se l’uomo accatterà di aiutarla a a conquistare il trono.

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Anche Daenerys  si trova a dover affrontare le conseguenze della scelta di aver rinchiuso e imprigionato i suoi draghi, ma come giustamente Daario (Michiel Huisman) le fa notare, la madre dei draghi non può regnare senza di loro.
Quando la donna si reca però nella grotta dove li ha rinchiusi, esattamente come temeva, non riesce a controllarli ed i suoi “cuccioli” ormai cresciuti, non sembrano molto ben disposti nei suoi confronti, anche se sappiamo, per bocca di Clarke, che ha chiamato questa stagione “la stagione dei draghi,” che questo stato di cose non perdurerà, sarà interessante vedere come la regina riuscirà a riconquistare la fiducia di coloro che le possono dare il potere assoluto sugli uomini.

Nel primo flashback della storia della serie invece, ad inizio episodio, viene mostrata una giovane Cersei (Nell Williams) alla quale viene predetto che una regina più giovane e bella di lei la sostituirà sul trono, il che ci fa presto comprendere la ragione per cui la donna abbia sempre guardato con tanto sospetto a Margaery (Natalie Dormer) e con ragione, tornati nel presente, infatti, quando le spoglie di Tywin sono, metaforicamente, ancora calde, la giovane principessa, parlando con il fratello Loras (Finn Jones), sottintende che Cersei potrebbe “forse” non essere più un ostacolo alla sua ascesa al potere e la rivelazione sembra non promettere nulla di buono per Cersei, considerato soprattutto che Margaery  è degna nipote di Olenna (Dianna Rigg), colei che ha ucciso il terribile Joffrey (Jack Gleeson).

Tornando al peso delle scelte, sembra che questo concetto sia meno immediato nel Castello Nero, in cui Mance Rayder – tenuto prigioniero – viene messo di fronte alla scelta di giurare fedeltà a Stannis o morire arso vivo e Jon Snow (Kit Harington) deve decidere se permettere questa brutale esecuzione. La scelta di Jon di permettere a Stannis di giustiziare Rayder, ma dimostrare una certa pietà risparmiandogli una morte piena di sofferenze, porterà sicuramente delle conseguenze, come dichiarato dallo stesso Harington che, in una recente intervista, ha ammesso che il suo personaggio “è abituato a uomini più maturi e potenti che gli dicono cosa fare, ma in questa stagione – nonostante si troverà agli ordini di un vero re – non sarà sempre disposto ad ascoltare e dimostrerà di esse stufo di sentirsi dare ordini.

The Wars to Come” dimostra in conclusione di essere una premiere intrigante, che non sente il bisogno di stupire, ma che distribuisce in 45 minuti una serie di nozioni e azioni che risulteranno sicuramente strumentali nello svolgersi dell’intera stagione e che avranno un forte impatto su tutti i personaggi coinvolti, in quella che Game of Thrones ha trasformato in una vera e propria forma di arte narrativa.