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23 Nov

Lost festeggia il 10° anniversario e fa ancora parlare di sé

Teresa Soldani
30 aprile 2014
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A marzo Lost ha festeggiato il decimo anniversario dalla messa in onda della premiere.
Presso il Dolby Theatre di Hollywood, con in testa i produttori esecutivi Damon Lindelof e Carlton Cuse, molti dei personaggi della serie si sono riuniti per celebrare l’occasione in un panel d’eccezione che ha visto protagonisti Josh Holloway (Sawyer), Yunjin Kim (Sun), Jorge Garcia (Hurley), Ian Somerhalder (Boone), Maggie Grace (Shannon), Henry Ian Cusick (Desmond) e Malcolm David Kelley (Walt), evento in cui sono state rivelate molte curiosità sullo show.

Lost PaleyFest 2014

  1. I naufraghi non erano morti per tutto il tempo: Cuse ha fugato i dubbi di tutti gli scettici in merito al dibattuto argomento ed ha incolpato parzialmente una ripresa che si vede nel finale del relitto dell’aereo che avrebbe dato vita a questa teoria/speculazione e che potrebbe aver confuso gli spettatori.
  2. Lindelof e Cuse difendono ancora il finale della serie: “Metaforicamente parlando Lost riguardava le storie di un gruppo di persone che avevano perso la strada e che cercavano un senso nella vita” ha detto Cuse. “Il finale doveva avere qualcosa di spirituale che spiegasse il viaggio ed il destino di questi personaggi.” Lindelof si è detto consapevole anche dell’esistenza di una teoria che vedeva i personaggi imprigionati in una sorta di purgatorio, ma ha negato la veridicità anche di questa idea.
  3. Non si saprà mai chi stesse sparando a Sawyer  nella scena sulla barca a remi della quinta stagione: Lindelof ha detto: “Devo dare un contentino senza davvero rispondere alla domanda… alla Lost insomma. In effetti nel copione c’è una risposta.” Ma i produttori ed il loro team hanno pensato sarebbe stato più interessante lasciare il mistero irrisolto.
  4. Autori e produttori anno da sempre odiato Nikki e Paulo: Lindelof ha ammesso che nessuno ha mai amato molto questi personaggi, “abbiamo cominciato a scrivere di loro e da subito ci siamo resi conto che non avrebbe funzionato” ed ha ammesso che è importante riconoscere i propri errori, ecco perché hanno dedicato ai due un intero episodio che ha portato alla loro morte. Dal punto di vista degli spettatori, può essere sembrato che noi avessimo ascoltato le loro lamentele, ma in realtà “li odiavamo già per conto nostro.
  5. Daniel Dae Kim non parlava sempre coreano: Cuse ha ricordato che una volta Yunjin Kim gli ha detto che suo marito sullo schermo non stava parlando davvero coreano. Yunjin è apparsa in numerosi film e produzioni televisive coreane ed è emigrata dalla Corea del Sud agli Stati Uniti quando aveva 10 anni, mentre Daniel parla solo inglese ed  emigrato sempre dalla Corea del Sud quando ne aveva 2. “Ma alla fine siamo migliorati,” ha assicurato Yunjin.

Ma le curiosità su Lost non sono finite qui, in una recente intervista di Carlton Cuse con Entertainment Weekley il produttore esecutivo ha infatti parlato a lungo della serie e del suo dibattuto finale, ammettendo che le discussioni in merito ad esso sono state davvero accese nella stanza degli autori.
Sapevamo che lo show riguardava delle persone disperse su di un isola, ma soprattutto che avevano perso il senso delle loro vite, quindi il finale più appropriato sarebbe stato uno che avesse risposto alla domanda. ‘Che genere di redenzione avranno questi personaggi? Dove li condurranno le loro vite?’ Sapevamo che non c’era modo di rispondere a tutte le domande irrisolte. Avevamo tentato, in diverse occasioni, di infilare alcune cose, come chi fosse sulla barca a remi e ci eravamo ritrovati a fare una serie di salti mortali narrativi. Come se stessimo inserendo in una storia qualcosa che non appartenesse davvero alla storia che stavamo raccontando. Avevamo provato con ‘Across The Sea,’ che è stata la cosa più vicina ad una risposta che abbiamo mai dato, ed era l’origine della storia di Jacob [Mark Pellegrino] e dell’uomo nero [Titus Welliver] ed è stato un episodio molto focalizzato nonché, per noi, la conferma che una versione di un finale che dava delle risposte non sarebbe mai stato soddisfacente. Avrebbe solo generato altre domande e questo, in un certo senso, non avrebbe rispettato lo spirito dello show nel modo in cui lo intendevamo – come un mistero. Credo che abbiamo risolto molti dei più grandi misteri dello show. Non c’era modo di fare uno show pieno di misteri per 121 episodi e risolverli tutti. Non era possibile. Quindi abbiamo scelto di portare i personaggi alla fine del loro viaggio e, nel farlo, penso siamo stati coraggiosi ad affrontare alcune domande importanti come ‘Qual è la natura dell’esistenza?’ e ‘Qual è il senso della vita?’ e ‘In che misura troviamo un valore alla fine del nostro viaggio?’ Queste sono domande serie e importanti che non hanno delle risposte concrete, ma che facevano parte del territorio che volevamo esplorare.

Per mantenere segreto il finale, lo show si è avvalso addirittura della consulenza di un ex agente del FBI assunto dalla ABC.
Le maggiori preoccupazioni riguardavano la scena della chiesa ed i paparazzi appostati a rubare immagini che rivelassero le intenzioni degli autori, per questa ragione sono stati assunti due figuranti che assomigliavano a Sun [Yunjin Kim] e Jin [Daniel Dae Kim], che giravano fuori dalla chiesa così da sviare possibili “spie,” facendogli pensare che si trattasse semplicemente del matrimonio della coppia.
Il produttore ha inoltre chiarito come nello scrivere il finale, non è mai stata presa in considerazione la possibilità di lasciare aperta una porta ad un possibile spinoff della serie “Non abbiamo assolutamente preso in considerazione un sequel o uno spinoff. Avevamo assolutamente deciso  che quella sarebbe stata la fine del nostro viaggio con Lost. Volevamo raccontare una storia che avesse una fine, con la nostra fine, ed è chiamata “FINE” per una ragione. E’ stata la fine della storia che volevamo raccontare e non abbiamo mai avuto in mente di tornare indietro e rivisitarla. Penso sia possibile che ad un certo punto la ABC voglia fare un reboot di Lost perché è un franchise di un certo valore e ci sarà qualche giovane, brillante autore che avrà un’ottima idea alla quale il network risponderà e sarà fantastico. Non ce l’ho in nessun modo con la ABC per voler fare fruttare questo franchise. Ma noi abbiamo raccontato la storia che volevamo raccontare e penso che per noi ci sia un meraviglioso senso di chiusura in essa. Non c’è un solo momento in cui mi sia detto ‘Oh, vorrei avessimo raccontato questa storia’ o ‘rimpiango che non abbiamo fatto questo o quest’altra cosa.’ Sento che abbiamo avuto un’ampia opportunità per raccontare le storie che volevamo raccontare.

Il produttore ha anche speso qualche parola sulla grande pressione che vi sia oggi riguardo i finali delle serie televisive.
Spesso accade di sentire spettatori che hanno amato uno show lungo tutto il suo percorso narrativo, dichiararsi alla fine completamente delusi da tutto a causa di un finale deludente. Secondo Cuse non è detto che la fine di una storia sia la sua parte migliore, eppure sembra ormai essere radicata questa implicita idea che il finale di uno show debba per forza essere il suo migliore episodio. Idea sicuramente amplificata dai social media e dall’impatto che il pubblico ha oggi sulla televisione rispetto a qualche anno fa.
Alla domanda se la forte reazione del pubblico al finale di Lost abbia in qualche modo influenzato il suo lavoro di autore, Cuse ha risposto che molte persone scherzano con lui dicendo che probabilmente ha scelto di fare uno show come Bates Motel perché fin dall’inizio si sapeva come sarebbe finito.
In generale Cuse ha ammesso di amare molto i finali che si confanno in maniera particolare alla storia che lo show ha raccontato.
I finali di programmi come Breaking Bad e The Shield non erano un mistero, eppure sono stati – per lui – tra i migliori che abbiamo avuto. Nel caso di Lost, lo show era definito soprattutto dall’audacia della scelta di narrare una storia così estrema e misteriosa e che quindi era inevitabile che il finale sarebbe piaciuto ad alcuni e avrebbe deluso altri, ma il finale in sé non definisce lo show nel suo insieme.
Alla domanda se vi sia comunque qualcosa che rimpianga di aver fatto, pur essendo venuto ormai a patti con la reazione dei fan, Cuse ha ammesso che inserire le immagini dei resti dell’aereo è stato un errore, “quello che non ci aspettavamo era che le persone, come era sempre accaduto, avrebbero letto degli indizi in tutto ciò che facevamo. Quindi, mettendo quelle immagini alla fine della messa in onda sembrava implicare che ‘oh beh, l’aereo è precipitato e nessuno è sopravvissuto, quindi questo significa che erano tutti morti.’ Ha creato questa errata interpretazione che noi stessimo cercando di inviare il segnale, grazie a quelle immagini, che fossero tutti morti per tutto il tempo, mentre l’intento era stato solo quello di creare una pausa per rifiatare prima che la storia finisse e partisse la pubblicità.

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