Lucifer: recensione dell’episodio 1×01 Pilot [spoiler]

Tom Ellis porta sullo schermo un Lucifer affascinante e scanzonato e diverte il pubblico senza impegnarlo

Il primo episodio di Lucifer, andato in onda ieri sera negli Stati Uniti sui canali Fox, è un interessante caso di innocente e poco impegnativo intrattenimento, il che – considerati i recenti insuccessi del network, con l’esclusione di Empire – è un punto a favore della nuova serie. Ispirato al fumetto Lucifer, pubblicato dalla Vertigo come spinoff del più conosciuto The Sandman, ideato da Neil Gaiman, lo show narra le avventure di Lucifer Morningstar, il Lucifero biblico cacciato dal Paradiso che, stanco della sua vita come Signore degli inferi, decide di lasciare il suo regno ed aprire un locale a Los Angeles di nome “Lux”. Ovviamente Lucifer è affascinante, ha il potere di far rivelare i più profondi segreti e desideri di ogni essere umano con un solo sguardo ed è immortale.

L’essenza del personaggio dei fumetti veniva così descritta dal suo creatore Mike Carey:

Noi andiamo sul sicuro. Quasi tutti noi lo facciamo, la maggior parte del tempo… Lucifer non conosce questo concetto e non gli importa delle conseguenze. Va dove diavolo gli pare, attacca briga dove capita e generalmente vince… segue il suo volere ed il suo istinto fino alla fine, a prescindere da quali siano gli ostacoli.

Il Lucifer di Tom Ellis, per quanto affascinante e divertente, è ben diverso dal protagonista dei fumetti. E’ evidente come la serie creata da Tom Kapinos (Californication) abbia scopi ben diversi, che decisamente non sono quelli di ricalcare la profondità del fumetto, il che non è necessariamente un giudizio negativo se le aspettative non sono troppo alte: la complessa caratterizzazione del personaggio è uno dei punti principali che hanno elevato il fumetto al di sopra della media di altre produzioni del genere, con il percorso di evoluzione psicologica del protagonista come vero punto focale di Lucifer. Nello show il protagonista è più scanzonato e divertente che profondo, ma serve comunque al suo scopo e soprattutto non ci è dato ancora sapere se, nel prosieguo della serie, non vengano mostrate sfaccettature del protagonista che nel pilot si è deciso deliberatamente di non affrontare.

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Ciò che sicuramente il protagonista della serie TV e del fumetto hanno in comune è il rischio che entrambi corrono di essere affetti dalle fragili emozioni umane, viste come una sorta di contaminazione che possa in qualche modo andare a scalfire la corazza del signore delle tenebre. E la cosa è ben evidente da subito nel modo in cui Lucifer dimostra di interessarsi al destino di Delilah (AnnaLynne McCord) prima e dopo che la giovane venga brutalmente assassinata. Le domande che ci si pongono immediatamente sono infatti perché a Lucifer dovrebbe importare della vita di una mera mortale verso la quale sembra sentire una sorta di strana responsabilità per aver accettato di firmare con lei un patto che le desse denaro e fama e se soprattutto, Lucifer è davvero così cattivo come sarebbe normale aspettarsi?

Nel decidere di investigare sulla morte della sua protetta, Lucifer incrocia il cammino (e la spada – metaforicamente parlando) con la bella detective Chloe Decker (Lauren German) e sono subito scintille.
Lui è affascinato dal fatto che Chloe sembri totalmente immune al suo potere di affascinare le persone, soprattutto le donne, piegandole alla propria volontà, mentre lei è incuriosita dal suo atteggiamento apparentemente strafottente e dalle sue capacità investigative. Ovviamente se da spettatori cercate in questa serie una sorta di realismo, vi scoraggio sin da ora ad approcciarvi ad essa, il modo in cui i due cominciano a collaborare insieme, come fosse la cosa più normale del mondo che un sospettato di omicidio affianchi le forze dell’ordine nell’indagine in cui lui stesso è coinvolto, è chiaramente piuttosto assurdo e poco credibile, ma va anche detto che se vi concentrate su particolari come questi, Lucifer non fa proprio in generale al caso vostro. Ciò che bisogna aspettarsi sono 45 minuti di battute piacevoli e leggero intrattenimento, con la speranza che – nel tempo – i personaggi vengano curati con maggiore profondità e che non resti tutto solo divertente.

Nella sua versione fumettistica, Lucifer, decidendo di prendersi una vacanza dall’Inferno, lascia che le anime dei dannati tornino a vagare sulla terra, in quella telefilmica, pur accennando a questo rischio con Amenadiel (D.B. Woodside) – giunto dall’Inferno con il compito di riportarlo al posto che gli compete – sembra chiaro che non si preoccupi delle conseguenze delle sue scelte, né che quanto accadrà o cosa queste anime faranno sia una sua responsabilità.
Stranamente, seppure il tema del soprannaturale sarebbe stata una scelta ovvia per una serie ispirata a questo genere narrativo, la serie della Fox ha chiaramente un altro intento, avendo deciso di virare in una strana direzione che porta a un più normale procedurale/poliziesco come possiamo averne visti in quantità. Tutto sta a vedere che direzione prenderà lo show con i prossimi episodi e in che modo l’elemento del soprannaturale si legherà a quello terreno. Per il momento il giudizio resta tuttavia positivo e Lucifer ha certamente il dono di intrattenere divertendo.