MacGyver: recensione dell’episodio 1×01 The Rising [spoiler]

La CBS riporta alla luce Angus MacGyver senza riuscire ad imitarne il fascino.

La domanda che sorge spontanea è se davvero l’attuale panorama televisivo – considerati gli show di qualità che oggi offre – avesse bisogno di una pallida imitazione dell’omonimo show degli anni ottanta e la risposta più sensata è, probabilmente no.

In questo reboot di MacGyver, Lucas Till interpreta il ruolo del protagonista Angus MacGyver, laureato al MIT, con esperienza militare ed una passione per la scienza. Insieme al suo capo Patricia Thornton (Sandrine Holt), a Jack Dalton (George Eads), nella parte del muscoloso ex Delta Force che veglia su MacGyver e all’esperta di computer Nikki (Tracy Spiridakos), nonché fidanzata di Angus, compongono l’efficiente team del dipartimento, chiamato DEX, il Department of External Services, di cui nemmeno la CIA conosce l’esistenza.

Il MacGyver degli anni ’80, pur nella sua “decadenza“, era un buffo individuo che non si prendeva molto su serio, il tentativo di questo pilot di dare una profondità a personaggi che, di fatto, sono scritti in maniera molto poco interessante e superficiale, rende appena tollerabile la visione dei 45 minuti di episodio. Per quanto concerne la trama, la prima missione di questa super squadra fallisce miseramente quando, non solo un’arma batteriologica che erano stati incaricati di recuperare gli viene soffiata sotto il naso, ma un membro del team, Nikki, viene ucciso. Il tentativo di dare uno spessore al dolore provato dal protagonista per la morte della bella fidanzata è purtroppo molto poco credibile, la scena della corsa sotto il sole di Los Angeles o quella sotto la doccia per, metaforicamente parlando, liberarsi dal dolore e cercare di metabolizzarlo, sono degne di una fan fiction, non di uno show televisivo e le performance attoriali del protagonista non aiutano particolarmente una scrittura appena passabile. Non avendo reso credibile questo senso di dolore che avrebbe dovuto attanagliare il giovane Angus, scoprire che la fidanzata – colpo di scena! – non è affatto morta, ma ha addirittura ideato il piano per rubare la pericolosa arma, guadagnando milioni di dollari dalla sua vendita, finirà quindi per lasciare lo spettatore piuttosto indifferente.

Persino il fatto che ogni volta che il protagonista inventa qualche trovata o costruisce qualcosa, proprio come faceva il su predecessore, finisce per essere ridicolizzato dal fatto che quando Till solleva una graffetta o guarda un intricato meccanismo di fili, gli autori abbiano sentito la necessità di inserire in sovrimpressione delle scritte che descrivano cosa il protagonista stia usando, tipo: “graffetta” oppure “acido” o “adesivo” e via dicendo, come se gli spettatori avessero bisogno del suggerimento, perché capire cosa sia una graffetta è un concetto troppo avanzato per loro.

Il problema vero di una serie come questa è che MacGyver poteva funzionare negli anni ottanta perché era unico e soprattutto sapeva prendersi in giro, mentre nominare il MIT e dire che una persona è un genio, non basta a rendere un personaggio affascinante. Un MacGyver moderno trova difficilmente spazio nel panorama televisivo attuale perché, prima di tutto, risulta ripetitivo: la metà dei protagonisti delle serie di azione attuali fa, in una regolare puntata, ciò che il giovane Angus ha fatto nel pilot, senza tuttavia farne un affare di stato. E se fallisce la premessa stessa della serie ed i protagonisti sono lungi dal riuscire a creare una connessione emotiva con il pubblico, è facile immaginare come lo show potrebbe non avere lunga vita: dubitiamo quindi che basti un coltellino svizzero per sistemare un pilot tanto disastroso.

La prima stagione di MacGyver va in onda ogni venerdì negli Stati Uniti sulla CBS.