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25 Nov

The Newsroom saluta il pubblico con una nota positiva [spoiler]

Teresa Soldani
15 dicembre 2014
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Non ci sono mai state vie di mezzo per gli spettatori di The Newsroom, fin dal suo debutto è stato esattamente quel genere di show completamente amato o detestato dai suoi detrattori. Le critiche più feroci sono nate proprio nel mondo che questo show intendeva descrivere, quello del giornalismo. L’accusa rivolta al creatore della serie Aaron Sorkin, è stata infatti proprio quella di essere stato troppo pretenzioso e di aver scritto una serie con lo scopo di “insegnare” a suo modo la difficile professione, piena di ostacoli, morali e politici, del giornalista.

In più non ha aiutato il fatto che spesso la serie sia stata accusata di essere maschilista, con la rappresentazione di personaggi maschili quasi eroici, che prendono le decisioni più difficili nel momento giusto per il bene morale della loro professione e donne ridotte a satelliti che si limitano – con qualche eccezione – ad essere di supporto, senza avere mai davvero un ruolo centrale nello svolgimento dei fatti.

Personalmente ho amato profondamente questa serie, anche con i suoi difetti e penso che il finale, andato in onda ieri sera negli USA, non gli abbia reso davvero giustizia.
Il sesto ed ultimo episodio dal titolo “What Kind of Day Has It Been” ha, a mio avviso, la colpa di aver voluto rispondere un po’ troppo alle critiche rivolte nel tempo allo show, finendo per trasformare una serie controversa e non sempre perfetta, ma che comunque ha fatto sempre parlare di sé, in un cliché con  Leona (Jane Fonda) che convince il nuovo proprietario della rete Lucas Pruitt (B.J. Novak) a fare la cosa giusta promuovendo Mac (Emily Mortimer) a Presidente, con la reazione di Will (Jeff Daniels) alla notizia che sarebbe diventato padre ed il modo in cui si approccia ai nipoti del suo migliore amico, con la dichiarazione d’amore di Jim (John Gallagher Jr.) a Maggie (Alison Pill) e con il ritorno di Neal (Dev Patel) e la missione di far tornare la redazione web ai suoi precedenti fasti… un “vissero felici e contenti” in cui la morte del compianto Charlie (Sam Waterston) ed il suo funerale fanno da perfetta cornice, soprattutto quando, in una serie di flashback si scopre come l’uomo sia stato in realtà il vero deus ex machina del miracolo giornalistica che la Atlantis Cable News (ACN) ha rappresentato in questi tre anni.
Un episodio che mette la parola fine ad uno show cominciato con un esplosivo monologo da parte del suo protagonista, scritto con lo scopo di provocare una reazione del pubblico, e finito in una nota esageratamente positiva.

La mia personale impressione è che The Newsroom non fosse lo show più adatto al pubblico americano, perché se c’è una cosa che questo paese proprio non gestisce bene è la critica, che essa venga da una fonte esterna o, peggio, da un illustre cittadino come Sorkin. Ecco quindi che lo show è stato accusato di voler vendere un’idea di giornalismo troppo poco realistico, il che – in alcune circostanze – può essere stato sicuramente vero, ma non in tutte. Non sicuramente in occasione del penultimo e criticatissimo episodio in cui Don (Thomas Sadosky) si rifiuta di portare in studio un’universitaria, presunta vittima di uno stupro ed il suo accusatore.
La giovane, non avendo ottenuto la giustizia che sperava con le vie ufficiali e dopo aver saputo che il suo caso non sarebbe nemmeno stato perseguito, ha infatti deciso di aprire un sito in cui tutte le ragazze che hanno vissuto una storia simile alla sua, possano avere un luogo in cui fare i nomi dei propri assalitori, mettendoli così al bando della società. Don, intervistando la giovane, tra le altre cose, le fa notare quanto rischioso sia l’uso di questa “giustizia fai da te,” perché non vi è alcuna garanzia che qualche malintenzionata possa usare lo strumento che lei mette a disposizione per una vendetta personale, additando così come colpevoli persone che possono essere, di fatto, estranee ai fatti. Il dialogo tra i due è stato superficialmente vissuto dal pubblico come una difesa, da parte di Don, di uno stupratore contro la sua vittima e lo show – ancora una volta – è stato sommerso di critiche.
L’episodio, che consiglio a tutti di vedere, a mio avviso poneva invece di fronte allo spettatore – usando un argomento emotivamente coinvolgente come quello della violenza sessuale nei college (scandalo che, proprio in questo periodo, sta facendo discutere tutta l’America) – il problema di quanto l’uso dei nuovi media possa essere rischioso. Non sempre esistono, nel mondo dell’informazione, bianco e nero, quelle che contano, quelle che fanno la differenza, sono proprio le sfumature di grigio. Non sempre esiste giusto e sbagliato, anche quando ci sono in gioco crimini tanto orrendi come quello della violenza contro le donne. L’intento di Don, a mio avviso, non era quello di prendere le parti della vittima contro il suo assalitore, quanto piuttosto mostrare quanto difficile sia comportarsi con pura oggettività e porre alla ragazza un semplice interrogativo, fare del bene a molti, può giustificare il rischio di distruggere la vita di un eventuale innocente accusato ingiustamente usando il potere enorme della rete?
Questo è sempre stato, dopotutto, lo scopo di questa serie: porre domande scomode la cui risposta non è così immediata come potrebbe sembrare. La serie è stata accusata più volte di perbenismo e buonismo, ma la domanda che mi sono sempre posta nei confronti delle critiche è “che male c’è?
Che male c’è nel rappresentare una forma alta ed idealistica di giornalismo in un mondo in cui lo share conta più della verità?
Che male c’è a raccontare come le cose dovrebbero essere, nella loro forma più pura, piuttosto che dover sempre e solo rappresentare o descrivere quanto di peggio la nostra società può creare?
Serie di successo, e ben scritte, come “House of Cards” o “Scandal“, che spesso ho visto, anche da autorevoli giornali americani, essere messe a confronto con “The Newsroom,” tendono a mostrare il peggio della nostra società, fino a rasentare ovviamente il ridicolo.
Mi sorge quindi spontanea la domanda: in quale momento parlare di come le cose dovrebbero andare, descrivere un mondo ideale, piuttosto che osannare ciò che di sbagliato c’è nel nostro mondo, è diventato motivo di critica? Perché essere idealisti è così sbagliato?

Nel bene e nel male e sebbene non abbia particolarmente amato il finale di stagione di questo show, The Newsroom mi mancherà e mi mancherà soprattutto il fuoco che accendeva in me l’idea di un mondo in cui c’era posto per una forma così superiore di giornalismo.

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