Serie TV: Wendy Mericle spiega Arrow all’Accademy [Prima parte]

Cosa si nasconde dietro la creazione di uno show e come si concilia la mitologia di un fumetto con una serie TV? A queste e ad altre domande risponde la co-showrunner di Arrow, rivelando informazioni davvero interessanti sullo show

La quarta stagione per uno show è una sorta di giro di boa per diverse ragioni, la prima è che con il raggiungimento degli 88 episodi mandati in onda, la serie entra di diritto nel gota dei programmi che vanno in syndication, cioè la pratica attraverso la quale vengono venduti i diritti per la trasmissione di programmi televisivi a diverse reti televisive inferiori quali, per esempio TNT, cosa che normalmente porta ulteriori e significativi guadagni per qualsiasi franchise. La seconda, più creativa che pratica, è legata al fatto che ormai il carattere dei protagonisti dello show è ben definito, il pubblico affezionato e per gli autori diventa più facile “giocare” con le carte che vengono loro date e dare il meglio per il programma continuando tuttavia a sorprendere i fan.

In questa interessante intervista divisa in due parti fatta dall’Accademy alla co-showrunner di Arrow, Wendy Mericle, l’autrice, più che enunciare una serie di spoiler o parlare della trama dello show, rivela i meccanismi che si celano dietro alla creazione di Arrow, finendo per rivelare del successo della CW, più di quanto non avrebbe fatto rilasciando qualche sorprendente anticipazione.

Prima di tutto, congratulazioni per la quarta stagione. Quali sono state le sfide maggiori che, con il tuo staff, avete dovuto affrontare nel creare questa stagione?
Una delle maggiori sfide è far apparire ogni volta lo show come se fosse nuovo, pur rimanendo lo stesso e essendo fedele al carattere dei personaggi che abbiamo creato. La grande sfida è prendere questo universo e farlo improvvisamente girare in una nuova direzione. Uno dei modi in cui abbiamo ottenuto questo risultato, è stato cambiando leggermente il tono dello show, ricalcando gli stessi sentimenti del protagonista, Oliver Queen, il quale, al momento, è felicemente coinvolto in una relazione con Felicity Smoak. Abbiamo, in un certo senso, chiuso le porte alle prime tre stagioni che erano orientate sulle esperienze che lui aveva vissuto nel passato sull’isola e sul disturbo post-traumatico da stress che ha vissuto negli anni in cui è stato lontano da Starling City. Ora stiamo vivendo quello che noi chiamiamo un “più leggero reboot” dello show, in cui lo stiamo reinventando. Considerato che siamo giunti alla quarta stagione, è una necessità per tenere acceso l’interesse degli spettatori.

Quali sono alcuni dei vantaggi di aver raggiunto questo traguardo? Essere in grado di affrontare in maniera più approfondita i rapporti tra i personaggi? Poter usare una sorta di scorciatoia?
Tra i personaggi c’è sicuramente una sorta di scorciatoia, in particolare tra Oliver, Diggle e Felicity. Condividono un ricco passato insieme che ci permette di portare una scena in diverse direzioni che possono fare riferimento a vecchi episodi o esperienze che aiutano a dare un certo spessore alle scene. Stiamo reinventando lo show, ma allo stesso tempo abbiamo fondazioni molto forti su cui abbiamo costruito e, proprio per questa ragione, possiamo prendere delle direzioni che non avevamo mai preso prima. E’ molto divertente avere un Oliver che fa battute nel loro covo, dà al tutto un tono diverso, il fatto che lui abbia una visione più ottimistica delle cose cambia lo scopo della sua missione e cambia l’umanità del personaggio. Un’altra cosa divertente è stata poter usare i personaggi dell’universo DC, come per esempio John Constantine ed è qualcosa che non avremmo potuto ottenere nelle prime stagioni. La sua stessa partecipazione ad un episodio è una diretta conseguenza dell’avere avuto uno show in onda sulla NBC per un anno e l’aspetto positivo è stato poterlo ospitare nel nostro.

A proposito di personaggi della DC, nella premiere della stagione c’è una scena che ha luogo a Coast City: in un bar c’è un ragazzo che indossa una giacca con su scritto il nome “Jordan,” era per casa Hal Jordan, Lanterna Verde?
Era un omaggio a quel Hal Jordan. E’ divertente, perché, mentre eravamo al Comic-Con tutti ci chiedevano se Diggle fosse Hal Jordan o se suo fratello avrebbe avuto qualche connessione con Lanterna Verde o in che mondo e se lo show avrebbe incorporato questo personaggio. La verità è che è un personaggio troppo fuori dalla nostra portata, è un eroe da film, noi possiamo forse permetterci di “giocarci” un po’, ma non lo vedremo mai nello show.

Di recente è entrato nello show Curtis Holt, che nei fumetti è Michael Holt/Mr. Terrific. Qual è stata la reazione dei fan al vostro “Curtis”?
Molto positiva. Penso che molto sia dovuto alla fortuna di aver trovato per il ruolo Echo Kellum che è assolutamente fantastico. Può fare praticamente ogni cosa: scene d’azione, divertenti o drammatiche. E’ un attore incredibilmente versatile ed è una vera gioia lavorare con lui sul set, oltre ad essere un piacere scrivere per lui. Siamo stati davvero fortunati ad averlo ed i fan hanno reagito in maniera molto positiva.

Se dipendesse solo da te e potessi scegliere qualsiasi personaggio tra quelli della DC, chi vorresti per Arrow?
Ci sono un paio di personaggi che amo particolarmente. Non sono certa che potrebbero davvero essere adatti per l’universo di Arrow, ma una è, ovviamente, Wonder Woman che mi piacerebbe davvero portare nello show. Lei fa ovviamente parte del mondo DC, ma è anche vincolata dai progetti che la DC ha per lei nel futuro. Un altro personaggio è Raven di Teen Titans, è motlo gotica, molto interessante. Sono una grande fan di Teen Titans Go! Può sembrare strano, ma è uno dei miei show preferiti della DC, credo che sarebbe un personaggio che varrebbe la pena avere in Arrow o che comunque meriterebbe una serie tutta sua.

Fino ad ora, ogni stagione ha avuto una sua tematica, quella di quest’anno è “i segreti e le loro ripercussioni”? E come fate a portare avanti una stessa tematica per tutto l’arco di una stagione?
Abbiamo sempre detto che lo “strumento del mestiere” di questo show sono i segreti e le loro ripercussioni, direi che questo è un tema che vale per tutta la serie. In questa stagione ci stiamo concentrando sul concetto di famiglia e sulla differenza tra il legame di sangue e quello con una famiglia acquisita, su come Oliver vede se stesso nella sua relazione con Felicity e con sua sorella Thea, ma anche con il Team Arrow tutto. Noi tendiamo ad avere un’unica grande tematica per ogni stagione e poi suddividiamo ogni stagione in un arco di 7 episodi ciascuno, in cui mostriamo diverse scene che fanno riferimento al tema principale della stagione. Quest’anno al centro c’è la famiglia, non solo per Oliver, ma anche per Diggle ed il mistero della morte di suo fratello, oltre a Felicity e a sua madre, e, più avanti, anche suo padre.

A proposito di famiglia, parliamo di Malcolm Merlyn (John Barrowman), uno dei cattivi dello show che è anche il padre di Thea e di quello che era il migliore amico di Oliver, Tommy. Vedremo l’evoluzione di Merlyn nel suo ruolo di padre?
Il contrasto tra Tommy e Thea è interessante, non penso che Merlyn comprendesse davvero il suo ruolo di padre quando Tommy era vivo e credo che abbia imparato la lezione da questo errore e abbia cercato di correggersi con Thea. Detto ciò, lui è davvero un super cattivo nello show e certamente non è uno che tende a fare le scelte giuste. In questa stagione abbiamo cercato di esplorare la sua evoluzione come padre e lo vedremo prendere alcune decisioni giuste per il bene di Thea, ma allo stesso tempo diventerà ancora più oscuro e pericoloso verso la fine della stagione ed è questo contrasto, tra questi due aspetti della sua vita, che attendiamo con ansia di mostrare.

Considerato che l’Oliver Queen/Freccia Verde del vostro show ha una sua personale mitologia nel fumetto, come vi comportate? In che modo usate le storie del personaggio legate al fumetto? Per esempio quest’anno, in Arrow, Oliver si candida a sindaco, cose che accade anche nel fumetto.
E’ una combinazione tra le due cose. Conosciamo il fumetto e nel nostro staff ci sono molte persone legate alla mitologia del personaggio ed è un piace rendere omaggio ed onorare la mitologia del prodotto sul quale lo show è fondato, ma, allo stesso tempo, vogliamo che lo show sia un’entità a se stante e che attragga le persone che non conoscono necessariamente la storia di Oliver Queen e che potrebbero non sapere che nel fumetto lui si è candidato a sindaco. Io sono una di quelle persone che non conosce il fumetto a differenza di molti dei fan che abbiamo. A volte questo può essere un problema, ma, come showrunner, Mark [Guggenhiem] ed io ci sforziamo di rendere la storia interessante per chi conosce il fumetto e per chi non lo conosce. Detto ciò, la mitologia della DC e di Freccia Verde è molto ricca e nasce molti anni addietro. E speriamo di rendergli onore  senza rubare nulla, ci piace prendere in prestito idee e personaggi e inserirli nella realtà di Arrow rendendoli nostri.