Crisi in Grecia: le conseguenze per l’Italia

La crisi della Grecia ed il rischio di una sua uscita dall’Euro possono creare problemi anche all’Italia?

Mentre si avvicina sempre di più la data del 5 luglio, in cui i cittadini greci saranno chiamati ad esprimersi con un referendum sull’accordo che i creditori hanno proposto alla Grecia, si continua a parlare delle possibili conseguenze che ci sarebbero per gli altri stati europei in caso di uscita di Atene dall’Euro.

In questa situazione l’Italia è stata sempre considerata uno dei paesi più a rischio “contagio”, anche se i nostri governanti si sono espressi più volte con fiducia sulla tenuta della nostra economia anche in caso di “default” greco. Il premier Matteo Renzi non ha perso occasione in questi ultimi giorni per rassicurare gli italiani riguardo alala crisi greca, che viene seguita molto da vicino da tutti i mezzi di comunicazione e di stampa, con continui aggiornamenti anche sui sondaggi relativi alle intenzioni di voto del referendum.

Parlando di questo, il Presidente del Consiglio ha affermato che la Grecia, anche dopo il referendum, dovrà comunque tornare al tavolo delle trattative per trovare una soluzione, ed anche in caso di una sua uscita, l’Italia che nel frattempo ha avviato un serio ed importante programma di riforme “strutturali” non dovrà temere il “contagio”, visto che l’economia del nostro paese è comunque in una fase di crescita e che è sotto “l’ombrello protettivo” garantito dalla BCE.

Le stesse posizioni sono state ribadite nei giorni scorsi anche da Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia, che ha parlato di un rischio nazionale “molto contenuto”. Ci potranno quindi essere delle “tensioni” ma non sono previste delle tempeste e la “sostenibilità” del debito non corre rischi al momento. I crediti che il nostro paese vanta nei confronti della Grecia sono in totale pari a 37,2 miliardi di euro, 10 dei quali sono prestiti bilaterali, mentre i restanti 27,2 appartengono a fondo salva Stati, e la cui restituzione è prevista a partire dal 2020 e dal 2023. Analizzando nel dettaglio quelli che potrebbero essere i rischi si possono individuare tre possibili aspetti: il primo è quello del turismo, il secondo quello della aziende che hanno effettuato delle forniture a società greche, ed il terzo che riguarda i mercati azionari e gli investimenti.

Per quanto riguarda il turismo, vista la difficoltà di approvvigionarsi di denaro presso i bancomat greci, viene consigliato di rivolgersi a partner turistici che accettano il pagamento con carte di credito e di partire comunque con una maggiore disponibilità di denaro contante per le piccole spese quotidiane. Per quanto riguarda la ventilata necessità di procurarsi un passaporto, al momento la situazione in questo senso sembra stabile.

Per quanto riguarda le aziende italiane che intrattengono rapporti di fornitura con società o privati greci, il rischio maggiore è quello del mancato pagamento delle fatture, se non coperte da assicurazione. Le aziende più esposte sembrano essere quelle che appartengono al settore navale, che operano sia come “veicoli” di commercio e di turismo. La maggiore problematica in questo caso potrebbe essere quella dei mancati rifornimenti nei porti della Grecia.

Riguardo agli effetti sui mercati azionari e sugli investimenti, i pericoli maggiori vengono dal settore finanziario, dove si potrebbero registrare delle perdite, mentre le aziende greche che operano nel settore dell’export dovrebbero avere una maggiore tranquillità. Un panorama quindi abbastanza positivo, anche se le conseguenze definitive di una crisi non sono mai del tutto prevedibili, e con la speranza che non si debba assistere ad una uscita della Grecia dall’Euro.