GermanWings: dubbi e ipotesi del disastro aereo

Il reperimento della scatola nera, seppure danneggiata, riuscirà a risolvere il perché di questa tragedia? Ecco qualche prima ipotesi…

Un incidente in cui, salvo miracoli, il bilancio delle perdite umane è di 144 passeggeri più sei membri dell’equipaggio. L’Airbus320 della GermanWings fa parte della compagnia low cost tedesca Lufthansa. È precipitato nel sud della Francia, vicino a Barcelonnette in alta Provenza. La zona dello schianto è molto impervia sia per la geografia del territorio, sia per le condizioni climatiche per nulla favorevoli. A pagare il maggior tributo di vite umane la Spagna, la Francia e la Germania. A bordo c’erano anche due neonati.

Tempi lunghi per conoscere la verità. I tempi per conoscere i perché di questo incidente saranno certamente lunghi e tutto partirà dall’analisi della scataola nera recuperata poche ore dopo l’incidente. Intanto ecco tre ipotesi su cui poter ragionare:

Prima ipotesi: il meteo. In quel momento c’era una perturbazione ma non di tale intensità da poter creare problemi alla navigazione del velivolo. C’è poi il mistero del mancato invio di soccorso: i piloti dell’Airbus non hanno inviato nessuna richiesta di soccorso. Questo è quanto riferisce la Direzione generale dell’Aviazione civile francese. L’allarme è stato lanciato dalle autorità aeronautiche che ad un certo punto hanno perso i contatti con l’aereo.

Secondo ipotesi: un’avaria. Ci si interroga anche su un’eventuale avaria del mezzo tale da fargli perdere velocemente quota. Va comunque precisato che l’aereo ha tenuto velocità e rotta regolari senza segnalare eventuali problemi.

Infine, come terza ipotesi, si potrebbe pensare ad un’eventuale avaria subita dal computer di bordo, a tal punto da far cambiare rotta e andatura del volo.

Queste sono solo supposizioni e per conoscere come siano andate veramente le cose non resta che aspettare l’analisi della scatola nera e ogni materiale e comunicazione presa in considerazione dalle autorità competenti.

(Immagine: www.huffingtonpost.it)