Indonesia: un pitone ingoia un uomo intero

L'incredibile storia arriva dall'Indonesia: un pitone reticolato ha ingoiato un uomo. La causa? La distruzione dell'habitat dei pitoni

Arriva dall’Indonesia una storia che sta letteralmente sconvolgendo il mondo intero: sembra infatti che un pitone reticolato della ragguardevole lunghezza di 7 metri abbia ingoiato un uomo. Sì, avete letto bene, ingoiato un uomo.

La vittima è un 25enne della zona, un agricoltore che si trovava nella foresta, probabilmente per lavorare. Il ragazzo, il cui nome pare fosse Akbar Salubiro, lavorava come agricoltore in una piantagione di palme, dalle quali si estrae l’olio.

A fare la macabra scoperta sono stati un gruppo di cittadini del luogo, che incuriositi forse dall’insolito gonfiore nello stomaco del serpente, hanno deciso di aprirlo con un coltello. Ai loro occhi la scena non deve essere stata affatto piacevole: il corpo del povero Salubiro era ancora “intero”. Ma qual è la ragione per la quale il serpente avrebbe deciso di attaccare il ragazzo? Non si sa ancora, poiché è molto difficile che i pitoni attacchino gli umani per mangiarli, preferendo alla nostra specie, maiali e cinghiali. Non è raro, inoltre, che questi rettili mangino animali di grande taglia, tra cui coccodrilli. La piccola statura dell’uomo deve aver rappresentato, per il serpente, un’ottima occasione, per potersi assicurare del nutrimento.

Stando a quanto dichiarato dal professore di agricoltura della Hasanuddin University di Makassar, Rahmansyah Dermawan, una plausibile ragione dell’attacco potrebbe ritrovarsi nella diminuzione dell’habitat di queste specie. Il docente ha infatti affermato “La distruzione dell’habitat ha un impatto sulle consuete fonti di cibo dei serpenti. Per trovare una preda, il pitone è dovuto entrare nella piantagione”.

Insomma, una serie di sfortunate coincidenze ha causato, da una parte la morte di un ignaro agricoltore e dall’altra quella di un animale che non cercava altro che un po’ di cibo.

[fonti articolo: ilmessaggero.it, nationalgeographic.it]

[foto: nationalgeographic.it]