Esodati: le ipotesi del governo per mandarli in pensione

Gli esodati rimango un nodo ancora da scogliere nella riforma delle pensioni, ecco le soluzioni allo studio

Dopo aver messo uno stop alla pensione per i Quota 96, il governo pensa agli esodati. “Stiamo effettuando le necessarie simulazioni – aveva affermato qualche giorno fa il ministro Poletti in un’intervista alla Stampa. In queste ore Poletti ha rilasciato nuove dichiarazioni al quotidiano torinese lasciando trasparire diverse ipotesi allo studio. La prima potrebbe essere quella di permettere a chi ha superato la soglia dei 55 anni e si ritrova senza lavoro (gli esodati appunto) di saltare l’età di 66 anni per andare in pensione imposta dai meccanismi della riforma Fornero  con una “penalizzazione monetaria“, una sorta di multa per chi va in pensione prima, permettendo però al contempo lo stop al lavoro in anticipo. Si tratterebbe di una decurtazione che va dal 2 all’8% per chi sceglie di andare in pensione prima dei 66 anni. “Dal Tesoro, però -dichiara Poletti- fanno sapere che non basta a far quadrare i conti, nemmeno se si optasse per “la forchetta del 3-10%”.

Una seconda ipotesi per risolvere la questione esodati e mandarli finalmente in pensione è quella di tornare indietro al vecchio sistema delle quote. I quota 100, quelli che hanno raggiunto 60 anni di età e 40 di contributi sarebbero secondo questa ipotesi autorizzati ad andare in pensione. Anche questa seconda soluzione però farebbe fatica a trovare le necessarie coperture economiche e si starebbe perciò pensando a una soluzione “ponte” che permetterebbe di andare in pensione a tutti i lavoratori che si trovano vicino ai 66 anni richiesti e che “hanno perso il lavoro e difficilmente lo troveranno”. Si tratterebbe però di un intervento una tantum, caratterizzato però da eccezionalità e finalizzato a mandare in pensione gli esodati.