Opzione donna e pensione anticipata, le ultime novità

Molti annunciano di fare ricorso dopo la decisione della Consulta, mentre affiorano anche ingiustizie sui trattamenti pensionistici in corso

Altri calcoli e considerazioni sul tema delle pensioni suscitano reazioni alle ipotesi di modificare l’assetto attuale, così tutte le possibili vie d’uscita anticipata dal mondo del lavoro – con le diverse tipologie di quote possibili – restano al centro del dibattito.

Per il futuro dei lavoratori gli scenari sono molteplici, ma il nodo centrale resta quello delle risorse per poterli sostenere. Dopo il bonus che il Governo Renzi ha disposto in sostituzione al rimborso totale dei mancati adeguamenti pensionistici, riconosciuto dalla Corte Costituzionale come dovuto, erogare nuove risorse a sostegno dell’una o dell’altra ipotesi significa davvero analizzare i minimi dettagli per ottimizzare le spese pur volendo rispettare ufficialmente i diritti di tutte le categorie di lavoratori.

Se infatti, a proposito di diritti, è sempre più forte la voce di chi chiederà il ricorso per vedersi restituita tutta la parte dovuta, recuperando il 100% del debito (specie da chi aveva assegni superiori a 1.500 euro), dall’altra c’è il caso, ovvero quanto l’INPS ha riportato all’Ansa come esempio di classe di lavoratori – i magistrati – al centro di disparità sul trattamento pensionistico. Come riporta l’agenzia di stampa infatti, gli assegni percepiti in particolare da questa categoria sarebbero infatti nel 90% dei casi superiori ai contributi versati.

Esempio che mostra solo una delle ingiustizie in atto nel mondo previdenziale e sulle quali il premier come il Ministro Padoan non hanno ancora, almeno ufficialmente, posato lo sguardo. Intanto, almeno fra le lavoratrici, l’Opzione Donna resta un baluardo per il riconoscimento di una violazione di una legge che l’Ente previdenziale avrebbe scelto di incorrere e sulla quale la battaglia è ancora aperta.

[foto: Pensioneanticipata.it]