Pensione anticipata 2015, Opzione Donna: ‘Stiamo chiedendo solo giustizia’

Domani scade il termine dei 90 giorni per la risposta dell’INPS alla diffida collettiva del 30 ottobre promossa dal Comitato. Con una delle responsabili, Dianella Maroni, cerchiamo di capire cosa succederà

Si sono riunite in un comitato per dare voce alla loro battaglia. Parliamo delle donne lavoratrici che lottano per vedersi riconosciuto il regime sperimentale denominato “Opzione Donna”, ovvero la possibilità di conseguire “in via sperimentale, fino al 31 dicembre 2015, il diritto all’accesso al trattamento pensionistico di anzianità, in presenza di un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni e di un’età pari o superiore a 57 anni per le lavoratrici dipendenti e a 58 anni per le lavoratrici autonome, nei confronti delle lavoratrici che optano per una liquidazione del trattamento medesimo secondo le regole del calcolo contributivo” (art 1 comma 9 legge 243). Un’opzione scampata alla legge Fornero ma non alla circolare INPS numero 35 e numero 37 che, sostanzialmente, cambiano le regole e anticipano i tempi per maturare i requisiti. Ma facciamo il punto della situazione con Dianella Maroni, coordinatrice del Comitato Opzione Donna.

Perché vi siete riunite in comitato? Viaggiando nel web avevo visto  forum  che trattavano  del tema opzione donna e leggendo i diversi commenti mi sono resa conto che era necessario passare dalla lamentela all’azione organizzata. Era necessario fondare uno specifico comitato così come avevano fatto altre categorie.  Detto fatto, il 22 luglio nasce il Comitato Opzione Donna che ha la sua sede su Facebook.

Quali azioni avete portato avanti sinora? I nostri interventi si sono mossi sostanzialmente su tre ambiti: visibilità su radio, stampa e TV, contatto e sollecitazioni verso politici e istituzioni e azioni legali. Abbiamo inviato lettere al Presidente della Repubblica e abbiamo chiesto un incontro alla Presidente della Camera. Ho consegnato al Ministro Poletti il nostro materiale e gli ho sollecitato la soluzione del nostro problema. In aprticolare abbiamo mantenuto contatti costanti con l’on. Gnecchi e incontrato il Presidente della Commissione Lavoro Cesare Damiano che ci ha sottolineato la volontà di risolvere il nostro problema.

Come mai avete deciso di fare promuovere un’azione legale contro l’INPS? In 237 abbiamo sottoscritto un’istanza collettiva avverso l’INPS in sede di auto tutela che è in attesa di risposta. Abbiamo coinvolto un avvocato amministrativista ed un avvocato giuslavorista per coprire tutti gli aspetti della questione. Siamo pronte ad altre azioni se sarà necessario.
L’azione legale è un aspetto dei nostri interventi, un aspetto importante per chiarire che siamo in tante, convinte delle nostre ragioni e intenzionate ad andare avanti con decisione per ripristinare la correttezza dell’agire amministrativo. Aggiungo che dare una risposta a noi significa oltre un miliardo di euro di risparmi nelle casse dello Stato . 

Un primo risultato importante però è stato ottenuto con il messaggio INPS 9304 del dicembre 2014, giusto? Ora Siamo in una situazione di stand by in quanto l’INPS con messaggio 9304 del 2 dicembre 2014 ha  deciso quanto segue:A seguito dell’emergere di ulteriori perplessità in merito alla portata della norma l’Istituto ha recentemente sottoposto al vaglio del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali alcuni aspetti operativi circa i termini di accesso alla pensione di anzianità del predetto regime sperimentale. In attesa di conoscere gli esiti delle valutazioni che il predetto Dicastero vorrà rendere noti, si forniscono le seguenti istruzioni. Eventuali domande di pensione di anzianità in regime sperimentale presentate dalle lavoratrici che perfezionano i prescritti requisiti anagrafici e contributivi entro il 31 dicembre 2015, ancorché la decorrenza della pensione si collochi oltre la medesima data, non devono essere respinte ma tenute in apposita evidenza”.

È indubbiamente un primo risultato ottenuto grazie alla nostra azione però non è il risultato. Il comitato confida che la risposta sarà positiva, però visto che il 3 febbraio è vicino (scadenza del termine dei 90 giorni per la risposta dell’INPS alla nostra diffida collettiva del 30 ottobre), sta organizzando una class action alla quale potranno aderire tutte le donne interessate .

Si procederà inoltre con quella che abbiamo definito OPERAZIONE CIV e cioè la sollecitazione verso i comitati provinciali e regionali INPS per avere ordini del giorno favorevoli all’eliminazione di questa ingiustizia. Al momento si sono già pronunciati i comitati di Ravenna e Torino. Altri sono stati contattati e stanno lavorando in tal senso. Proseguiranno tutte le attività volte alla visibilità e quelle volte a sollecitare il Governo e l’INPS .

Le donne che oggi hanno 57 anni sono quelle che hanno lottato per studiare, per lavorare, per decidere e contare e contemporaneamente hanno dovuto dimostrare di essere brave al lavoro, a casa, con i figli e via dicendo, sempre però con uno stipendio inferiore a quello dei loro colleghi uomini. Ora molte di loro, licenziate e senza tutela alcuna, rischiano di rimanere dieci anni senza stipendio e senza pensione. Opzione donna rappresenta una boccata d’ossigeno che non possono perdere. Le donne del Comitato (2000 iscritte che crescono ogni giorno) sono pronte a lottare, come hanno sempre fatto, senza timori o paura, per ripristinare ciò che è giusto. Stiamo chiedendo solo giustizia !

(Immagine: www.dgmag.it)